L'intervista
domenica 22 Marzo, 2026
La nuova avventura di Alessandra Campedelli: «Allenerò la nazionale femminile della Tunisina»
di Daniele Benfanti
La coach di pallavolo e docente a Villa Lagarina ha già vissuto importanti esperienze tecniche in Iran e in Pakistan, in contesti molto delicati
Alessandra Campedelli ha di nuovo la valigia in mano. Dopo Iran e Pakistan, è la Tunisia la sua destinazione professionale. Allenatrice di pallavolo, nei periodi in cui non gira il mondo a insegnare volley e gettare semi per migliorare diritti umani, civili e parità di genere, insegna all’istituto comprensivo di Villa Lagarina come docente di sostegno per bambini e adolescenti con qualche fragilità.
Professoressa Campedelli, quando parte per la Tunisia?
«Il sei aprile. Sono indaffarata, in questi giorni, nei preparativi».
Vivrà a Tunisi e quale sarà, geograficamente, il suo raggio d’azione?
«Sì, vivrò nella capitale, dove giocano ben quattro squadre, ma ho il compito di visionare atlete in almeno una decina di città tunisine più piccole».
C’è un campionato paragonabile alla nostra serie A1?
«Sì, il livello è buono. Mi sono data l’obiettivo di utilizzare i mesi di aprile e maggio per visionare circa 200 giocatrici e selezionarne 25 per la nazionale. Tra poco iniziano i play-off. Dato che a breve ci saranno i mondiali under 17, selezionerò anche atlete giovani, sedicenni».
Quali saranno i primi impegni agonistici?
«A luglio ci sono le qualificazioni per la Coppa d’Africa. Che si terrà in Kenya a fine agosto. Ma guardiamo anche verso le Olimpiadi del 2028».
Oltre a selezionare le atlete che meritano un posto in nazionale, quali altri compiti le sono stati affidati?
«Cercherò di portare una mentalità manageriale e far crescere tutto lo staff che si occupa della formazione delle giovani atlete. Comunque sono stata positivamente sorpresa dalla buona organizzazione della federazione tunisina».
A proposito di staff, ha una bella squadra al suo fianco, ma si tratta di tutti nomi maschili…
«Sì, lo staff è molto qualificato e tutto al maschile, a parte me. Come accaduto in passato, sono anche in questo caso la prima capo-allenatrice donna».
Qual è lo stato di salute del volley femminile tunisino?
«Buono, con margini di crescita. Questo sport è diffuso nel sistema scolastico».
I paesi africani più forti nella pallavolo?
«Kenya, Camerun e Egitto».
In un recente passato ha avuto due esperienze da allenatrice della nazionale in Iran e Pakistan. Due paesi ora in guerra. In Iran la situazione è molto grave… Sente ancora le sue ex atlete?
«Certo, le sento spesso. Sono giorni di paura e qualche speranza. Sui social molte delle mie ex atlete chiedono di aiutare l’intervento Usa, nella speranza di finire presto la guerra e garantire un passaggio più democratico».
In Pakistan aveva trovato una situazione più complessa: si doveva partire da zero. Dopo il suo ritorno in Italia l’emancipazione femminile attraverso lo sport si è fermata?
«Qualcosa va avanti, grazie ai progetti di Empower Sports Academy. Ma anche lì non c’è pace».
Cos’è per lei lo sport?
«Un modo straordinario per superare gli ostacoli, anche culturali e sociali».
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