Giustizia
martedì 26 Maggio, 2026
Vedova senza patente sommersa dalle multe dell’Audi che regala al vicino: condannata a pagare 5 mila euro
di Ubaldo Cordellini
La donna, oggi 62enne, sostiene di essere stata raggirata da un vicino di casa che avrebbe usato un’auto intestata a lei accumulando verbali tra Trentino e Veneto
Si è vista recapitare a casa multe per migliaia di euro prese per un’Audi di cui stava pagando le rate, ma che in realtà non usava, visto che neanche ha la patente. Quell’auto in realtà la usava un uomo che avrebbe approfittato di lei facendosi, tra le altre cose, vendere una casa con tre appartamenti a 40 mila euro, in un comune dell’alta val di Non e facendosi comprare l’auto con un finanziamento. Auto con la quale collezionava multe per decine di migliaia di euro tra Veneto e Trentino. Il conto, poi, tanto arrivava a lei, una donna che ora ha 62 anni, ma che è rimasta vedova undici anni fa.
La donna era sposata con un uomo molto più grande di lei, nato nel 1929. Insieme avevano avuto una figlia nel 2010. Poi l’uomo è morto nel 2015 lasciando alla donna un piccolo patrimonio, ma qui sarebbero iniziati i suoi guai. Infatti sarebbe finita nelle grinfie di un suo vicino di casa, nel paese di cui era originario il marito. E, in poco tempo, avrebbe perso quasi tutto. Vendendo al prezzo ridicolo di 40 mila euro, una casa con 3 appartamenti al figlio del vicino di casa, e scialacquando il piccolo capitale che le era stato lasciato dal marito. Una situazione talmente preoccupante, anche per la presenza della figlia minorenne, che nel 2020 è stato nominato un amministratore di sostegno che aiutasse la donna nelle normali attività di gestione del menage familiare.
Nel frattempo, però, l’Audi guidata da un’altra persona, visto che la donna non ha neanche la patente, continuava a prendere multe che nessuno pagava. E i conti da pagare arrivavano alla vedova che non sapeva neanche cosa fare. Così il conto continuava a salire, tanto da raggiungere vette elevate. Per sei verbali del Comune di Pergine relativi a infrazioni tra il 2 ottobre 2018 e il 20 maggio 2019 il conto è arrivato a quota 5.480 euro. Ma in Veneto, come spiegato dall’avvocata della donna nel ricorso contro i verbali, Carola Buoniconti, si è arrivati anche a cifre molto più alte. Dal Comune di Castello di Godego è arrivata una cartella esattoriale di 9 mila e 700 euro. Anche il Comune di Vedelago aveva inviato una cartella consistente e, infine, la finanziaria del gruppo Volkswagen chiedeva ancora 15 mila euro per le rate dell’Audi usata dal vicino di casa per scorrazzare in giro per il Nordest.
A questo punto, la donna ha dovuto rivolgersi a un avvocato, appunto Carola Buoniconti, che ha cercato di salvare il salvabile. Ha scritto a tutti i creditori illustrando la grave situazione in cui versano la donna e la figlia. E spiegando che lei non poteva aver fatto le infrazioni al codice della strada che le venivano contestate visto che non ha neanche la patente. Ma, mentre i due comuni veneti hanno annullato i verbali in questione, e mentre la finanziaria del gruppo Volkswagen ha rinunciato al proprio credito, il Comune di Pergine è andato avanti.
L’opposizione presentata dalla legale della donna è stata così discussa davanti al giudice di pace di Pergine che ha respinto l’opposizione della donna e l’ha condannata a pagare i 5.480 euro più gli interessi accogliendo la tesi del procuratore dell’Avvocatura dello Stato, Gabriele Finelli, che difendeva gli interessi del municipio. A niente sono valsi gli argomenti della difesa della donna che ha cercato di dimostrare come la signora fosse stata vittima di un raggiro da parte del vicino di casa noneso che aveva approfittato di lei e della sua ingenuità.
L’avvocata della donna aveva anche spiegato che la sua assistita vive grazie a 500 o 600 euro della pensione di reversibilità del marito e a 600 euro di un piccolo alloggio dato in affitto. Ma il giudice ha ritenuto validi gli argomenti dell’Avvocatura dello Stato secondo i quali le multe in questione erano state emesse per infrazioni commesse prima del 2020, quando alla donna era stato affiancato un amministratore di sostegno. Quindi, secondo il giudice, a quell’epoca la signora avrebbe potuto rendersi conto di quello che stava accadendo, senza calcolare che già negli anni precedenti la signora aveva manifestato sintomi di incapacità nell’occuparsi della gestione ordinaria della quotidianità, come dimostra anche la vendita a 40 mila euro della casa che le era stata lasciata dal marito.