domenica 3 Maggio, 2026
Lo scarico come un bidone: preservativi, assorbenti e capelli mandano in tilt il depuratore di Rovereto
di Giacomo Polli
Ieri la visita con «Dai nèta». L’impianto serve un bacino di nove Comuni per un totale di 95 mila persone. Tra i problemi la mancata separazione tra acque bianche e acque nere
Ancora oggi, nonostante le raccomandazioni, molte persone continuano a usare gli scarichi domestici come bidoni. Ogni giorno al depuratore di Rovereto arriva di tutto: preservativi, assorbenti, cotton fioc, capelli e molto altro. Materiale che di norma dovrebbe essere gettato negli appositi contenitori del secco ma che spesso finisce invece per intasare i tubi complicando e non poco la depurazione delle acque. Diversi problemi sono dati soprattutto dai capelli che finiscono negli scarichi di docce e water e che – come spiegato dai tecnici della Provincia – si attorcigliano sulle pompe obbligando gli operatori a intervenire per rimuoverli e ripulire l’impianto. È uno degli aspetti analizzati nella giornata di ieri, 2 maggio, durante la visita dell’impianto roveretano organizzata nell’ambito della Settimana civica con il contributo dei volontari di «Dai nèta». Al tour aperto al pubblico hanno preso parte una quarantina di cittadini volenterosi di conoscere e approfondire il funzionamento di un impianto realizzato nel 1989 e che è a servizio dei Comuni di Isera, Nogaredo, Nomi, Pomarolo, Rovereto, Trambileno, Volano, Villa Lagarina e di parte del Comune di Vallarsa, per un bacino potenziale di 95 mila persone.
Il depuratore di via dell’Agricoltura tratta tutto ciò che finisce nei lavandini, negli scarichi delle docce e negli scarichi delle industrie, compreso materiale che come spiegato non dovrebbe essere presente. Il materiale grossolano viene rimosso all’ingresso dell’impianto attraverso sistemi di grigliatura, caricato nei cassonetti e portato fuori regione in discariche o inceneritori.
Nel complesso ci sono tre stazioni di sollevamento che pompano dalla fognatura per fare arrivare il liquame all’impianto: dal 2022 al 2024, in media, la portata di liquame trattato è stata di circa 13.000 metri cubi al giorno. L’impianto serve anche per il trattamento dei rifiuti provenienti da fosse settiche, auto spurghi o percolato portato dalle autobotti. Dalla depurazione delle acque e dei fanghi e dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani l’impianto produce biogas che alimenta due turbine. Ad oggi il principale costo per il depuratore è dato dal personale, dallo smaltimento dei fanghi e dall’energia elettrica. Una volta che l’acqua completa il suo ciclo e viene disinfettata con l’acido peracetico che la porta sotto la soglia limite di batteri, viene immessa nel fiume Adige. Negli altri depuratori provinciali, invece, – è stato spiegato ieri durante la visita – l’acqua non viene disinfettata con l’acido peracetico.
Tra i problemi esposti durante la visita si è parlato anche della mancata separazione tra acque bianche e acque nere. Diversi Comuni lagarini hanno ancora una rete mista e quando piove arriva al depuratore un’importante quantità di acqua: quella più sporca viene trattenuta, mentre la restante viene scolmata nel corpo ricettore e quindi nel fiume Adige.
Infine il depuratore dispone anche di una linea dedicata al trattamento del percolato prodotto dalla discarica dei Lavini, collegata al depuratore tramite apposita tubatura.