In tribunale

mercoledì 27 Maggio, 2026

Abbattimento dell’orso M90, dopo gli insulti Fugatti chiede 50 mila euro alla giornalista Di Tocco

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Dipendente Rai, si rifiutò di confezionare un servizio che parlava del Trentino

Dopo l’uccisione dell’orso M90, in un’intervista aveva attaccato duramente il presidente della Provincia Maurizio Fugatti usando toni ed epiteti che le hanno fatto guadagnare una querela per diffamazione a mezzo stampa. Ora Silvia Di Tocco, giornalista Rai, è finita a processo e il governatore trentino si è costituito in giudizio come parte civile tramite l’avvocato Alessandro Meregalli chiedendo un risarcimento di 50mila euro. L’intervista era stata fatta dopo che la giornalista aveva, di sua sponte, deciso di annullare un servizio che essa stessa aveva proposto sull’iniziativa del Comune di incentivare l’uso della bicicletta per andare al lavoro per i propri dipendenti. Dopo la notizia dell’uccisione decisa da Fugatti, la giornalista aveva scritto al Comune annullando il servizio spiegando che non voleva dare visibilità a una «Provincia guidata da un assassino». Poi, in successive interviste aveva rincarato la dose attaccando sempre più duramente il presidente Fugatti. Tanto che il governatore ha deciso di presentare querela.

Allora la Rai aveva avviato un provvedimento disciplinare nei confronti della donna con un contratto da programmista-regista, mentre le associazioni animaliste le avevano manifestato solidarietà. Il governatore Maurizio Fugatti, al tempo aveva incaricato i legali dell’Avvocatura provinciale di valutare se ci fossero gli estremi per una querela «a titolo sia personale che in qualità di rappresentante della Provincia, per la grave lesione d’immagine». Querela che è poi scattata. Di Tocco, della redazione «Intrattenimento Day Time» e di Unomattina, aveva allacciato i contatti con il Comune di Trento per realizzare un servizio sul progetto «Bike to work». «Alla luce dell’uccisione incresciosa avvenuta nella vostra regione contro l’ennesimo povero orso innocente abbiamo deciso di annullare il servizio» aveva scritto via mail al Comune, precisando poi che si trattava di un’iniziativa personale. «La deontologia professionale mi impedisce di dare visibilità gratuita a una città capoluogo della Provincia di Trento guidata dal mandante delle uccisioni degli orsi» aveva scritto ancora al Comune. E non erano mancate le reazioni. A partire dal sindaco Franco Ianeselli che aveva segnalato la vicenda ai vertici Rai: «Di estrema gravità le parole verso le istituzioni trentine».