L'editoriale
lunedì 27 Aprile, 2026
Dare impulso all’energia da rinnovabili
di Lorenzo Ciola
Invece che sostenere una transizione strategica, di fronte alla crisi in Medioriente il Governo si è limitato a gestire i rincari: altrove sono state scelte altre strategie, per perseguire l'autonomia energetica
Il report di Terna stilato a fine marzo ha definito l’andamento energetico in Italia per questo inizio di 2026 con due elementi contrastanti. Il primo è da considerare negativo perché nel trimestre d’avvio dell’anno, la richiesta di energia elettrica è salita del 3% rispetto ad un anno prima, toccando i 79,9 TWh (terawattora). L’aspetto positivo, guardando ad un obiettivo di maggiore autonomia energetica che appare sempre più indispensabile, è che le fonti rinnovabili hanno generato tra gennaio e marzo 28,9 TWh, cioè l’8,7% in più rispetto ad un anno fa. Secondo Terna è un nuovo record nazionale per il periodo, conseguito peraltro nonostante la contrazione dei valori dell’idroelettrico, dettato da un andamento climatico diverso. Quello che è successo, insomma, è che la produzione di energia da sistemi fotovoltaici è aumentata del 19,2%, mentre quella da sistemi eolici, sia pure molto ridotta in valori assoluti, ha visto un incremento del 26,3%.
Si tratta di un piccolo segnale incoraggiante sulla strada appunto di una maggiore autonomia del nostro Paese rispetto a fonti fossili ma che non cancella anni incerti. Restando proprio nel campo dell’energia elettrica, possono servire i riferimenti di quanto accaduto negli ultimi anni. Con consumi arrivati a toccare i 312,3 miliardi di kilowattora, le rinnovabili avevano sì registrato nel 2024 il valore più elevato della storia come copertura, vale a dire il 42% rispetto al 37,1% del 2023, ma si trattava di un valore ancora inferiore rispetto alla media europea che tocca il 47,5%. Questo nonostante proprio il 2024 avesse registrato una crescita della produzione idroelettrica grazie alle piogge, abbinato ad uno sviluppo degli impianti fotovoltaici. I valori forniti però da Terna sul 2025 descrivono addirittura un rallentamento per quanto riguarda le rinnovabili. A consumi pressoché invariati e pari a 311,3 miliardi di kilowattora le fonti «pulite» avevano coperto il 41% della domanda, rispetto al 42% di dodici mesi prima. Di fatto, il record annuale 2025 di produzione fotovoltaica non aveva compensato il calo della produzione idroelettrica che non ha potuto contare sulla stessa piovosità dell’anno precedente.
Seguendo l’andamento degli ultimi dieci anni, è abbastanza evidente che un processo virtuoso nel tentativo di orientare i consumi verso l’energia elettrica da fonti rinnovabili è in atto. Va, però, evidenziato che questo percorso non è sufficiente e va sostenuto in quanto strategico. Di conseguenza, va incentivato e messo al riparo dai capricci meteorologici o altri elementi esterni. Gli stessi consumi poi, dovranno subire una contrazione per tentare di avvicinare gli obiettivi europei (e anche quelli nazionali).
Il governo italiano dovrebbe quindi spingere nel dare impulso alle fonti rinnovabili o genericamente alla capacità di autoproduzione dell’energia. Nei giorni in cui è scoppiato il conflitto tra Iran da una parte e Stati Uniti e Israele dall’altra, con immediate conseguenze in tema di energia, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha invece scelto inizialmente di tagliare il sostegno agli investimenti su efficientamento energetico e adozione di fonti rinnovabili da parte delle imprese. In pochi giorni è arrivato il dietrofront e il Piano Transizione 5.0 può continuare ad incentivare 7.417 imprese a livello Paese e un centinaio in Trentino, condizionando investimenti da 200 milioni a livello locale. Sempre come risposta alla crisi energetica sono poi arrivati i tagli alle accise dei carburanti e l’annuncio di bonus in bolletta per sostenere soprattutto le famiglie in difficoltà. Misure che si possono anche considerare necessarie, ma che in entrambi i casi non vanno ad incidere sui consumi perché tendono ad annullare i rincari. Al contrario, quale segnale di contenimento dei consumi arriva dall’idea di incentivare lo smartworking o di promuovere agevolazioni per chi usa i mezzi pubblici. Certo, vanno considerati anche i costi per ulteriori provvedimenti, considerato che quelli sul piatto attualmente potrebbero avere un costo tra i 2 e i 3 miliardi.
Va evidenziato che altrove si sono fatte scelte diverse, puntando contemporaneamente a ridurre l’impatto sui cittadini e a rilanciare il concetto di autonomia energetica. L’esempio della Spagna può essere un importante confronto anche se è d’obbligo premettere che in terra iberica si può ancora per qualche anno contare su una quota di energia prodotta dal nucleare. Vero è che dopo lo scoppio del conflitto tra Iran, Stati Uniti ed Israele è stato proposto un pacchetto di misure piuttosto completo e spinto verso l’arrivo di nuovi impianti di rinnovabili. Quindi si è optato sì sul taglio delle accise sull’energia, con una diminuzione per esempio di quelle sull’elettricità fino al 60%. Però è anche stato deciso di sospendere in via temporanea l’imposta del 7% sul valore della produzione di energia elettrica. Tra gli altri strumenti che si intendono utilizzare figurano poi una detrazione del 15% sull’imposta sul reddito per l’acquisto di veicoli elettrici, oltre ad altri incentivi per l’autoconsumo, le pompe di calore e le ristrutturazioni edilizie a basso consumo energetico. Quanto alle imprese, si potranno avere dei sistemi di ammortamento in tempi ridotti per le realtà che investono in rinnovabili. I comuni sono inoltre autorizzati a offrire riduzioni dell’imposta sugli immobili fino al 50% per chi ha installato impianti green, oltre a una riduzione fino al 95% per la costruzione di tali impianti.
Nel complesso, dunque, un’altra strategia, non priva di criticità come dimostrano alcuni problemi di blackout, ma tesa a migliorare l’autonomia energetica. Per questo resta l’auspicio che anche in Italia e in Trentino non ci si fermi a sconti e misure tampone nelle prossime manovre finanziarie.
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