Il convegno

martedì 21 Aprile, 2026

Caos geopolitico e crimini di guerra, Pertile (Unitn): «Il rispetto del diritto internazionale non è più un aspetto rilevante. Superato un limite pericoloso»

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A Mezzolombardo dibattito con Cuno Tarfusser: «Valutare anche le violenze psicologiche in tempo di guerra»

La tenuta dell’ordine giuridico internazionale, la responsabilità collettiva, il rispetto del diritto: sono questi i temi trattati nel dialogo a più voci «Il primato del diritto internazionale – diplomazia e legalità contro l’uso della forza», proposto dai presidi Libera delle Valli del Noce ed Universitario di Trento oggi pomeriggio (martedì 21) presso la Fondazione Caritro. Sul tavolo dei relatori, moderati dalla giornalista Paola Siano, Cuno Tarfusser, già Giudice presso la Corte penale internazionale, Matteo Cosulich, docente di Diritto costituzionale e pubblico, Marco Pertile, docente di Diritto internazionale. «La Corte penale internazionale è giovane e tratta quei crimini che necessitano di un elemento contestuale – ha spiegato Tarfusser -. L’attacco e l’aggressione alla popolazione civile è un elemento contestuale, ma anche la violenza psicologica in fase di guerra può essere considerata un crimine. Sono elementi complessi da analizzare ed anche termini come genocidio necessitano valutazioni profonde».

Marco Pertile, riferendosi al conflitto israeliano palestinese, ha parlato di importanti e reiterate violazioni del diritto internazionale fino ad arrivare alla questione dell’assistenza umanitaria, a favore della quale la comunità internazionale non avrebbe fatto sentire con forza la propria voce. «Siamo di fronte ad un momento di crisi del diritto internazionale inedito – si è chiesto Pertile – o viviamo situazioni già vissute? La legittima difesa spesso è servita per legittimare azioni di forza. Oggi cede l’uso del linguaggio giuridico, siamo di fronte ad un tentativo di utilizzare un linguaggio sostitutivo e lo si fa con grande facilità. Il limite è stato superato ed il rispetto del Diritto non è più una questione rilevante: tutto ciò è molto pericoloso». Matteo Cosulich ha spiegato il collegamento e l’accettazione della nostra Costituzione dei principi del Diritto internazionale, precisando che il nostro Paese ha sempre dato un grande contributo alla pace sia nei rapporti internazionali che attraverso le proposte legislative che regolano i rapporti con gli altri stati.

«I valori costituzionali della pace ed il ripudio della guerra – ha detto Cosulich – dovrebbero essere maggiormente trattati a livello parlamentare. Non solo per ribadire il senso delle parole, ma soprattutto per valutare a livello parlamentare se determinate azioni siano coerenti con i dettami costituzionali». Il riferimento era alle decisioni di invio di armi, ad appoggi apparentemente soltanto tattici, ai rapporti commerciali con paesi in guerra. «Un dibattito parlamentare non guasta mai – ha chiosato Cosulich – ma purtroppo su questi temi si fatica a ragionare nei luoghi di rappresentanza del popolo a livello istituzionale. E se non riesce il Parlamento a ragionare in tal senso, ognuno di noi può fare qualcosa per costruire la pace».