Spettacoli

venerdì 28 Agosto, 2026

Andro dei Negramaro apre gli eventi del Trento Live Fest: «Incontrare Sangiorgi è stato un caso fortunato, la curiosità è quello che mi andare avanti nella vita»

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«Una storia lunga e fortunata». Così Andrea Mariano – meglio conosciuto come Andro – descrive la sua più che ventennale carriera con i Negramaro. Membro fondatore e tastierista della band pugliese, Mariano è stato il protagonista, ieri al Teatro Capovolto, della prima matinée del Trento Live Fest, che ai concerti alla Trentino Music Arena affianca tre incontri mattutini alla scoperta del dietro le quinte della musica. L’avventura musicale di Andro è iniziata quand’era piccolo: «Avevo sette anni quando mia madre mi suggerì di imparare a suonare il pianoforte». Sono seguiti studi classici, al conservatorio, e poi «una serie di occasioni, le cosiddette sliding doors della vita, che mi hanno portato a percorrere la strada giusta». Strada che, ad un certo punto, gli ha fatto incontrare Giuliano Sangiorgi e compagni: «Con i Negramaro è iniziato tutto tra il 1999 e il 2000. È stato e continua ad essere un percorso solido e duraturo, che nella musica è difficile replicare oggi. Siamo riusciti a rimanere insieme perché condividevamo una visione e avevamo un progetto comune, per continuare a vivere di musica. Inoltre, il fattore umano è sempre stato imprescindibile».

A portare la band a crescere sono state una serie di scelte: «consapevoli o inconsapevoli non saprei dirlo, però sfruttavamo al meglio ciò che avevamo, seguendo una politica di auto investimento: all’inizio non dividevamo i compensi delle serate, ma li reinvestivamo per i concerti successivi». L’accenno, poi, è a questi primi concerti: «Era un periodo di gran fermento per la musica live in provincia di Lecce e anche noi abbiamo iniziato così, e suonavamo inediti, non cover. Raggiungere poi le grandi città come Roma e Milano per noi è stata una enorme conquista». Riflettendo sui 25 anni di carriera, Andro pensa a ciò che è cambiato e ciò che invece è rimasto uguale: «La rivoluzione è avvenuta in termini tecnici e tecnologici, nella comunicazione ad esempio: oggi ci sono i social per farsi conoscere, prima c’era il passaparola. Ciò che è rimasto uguale è invece il pubblico, con il quale si crea sempre la stessa – vincente – alchimia». Il filo rosso che ha caratterizzato tutti e 25 anni di carriera, Andro lo ritrova nella curiosità: «È un valore da preservare e stimolare. Ogni esperienza vissuta me l’ha scatenata e mi ha aperto strade in altri settori. Ritengo fondamentale approfondire, chiedere, osservare e capire cosa può tornare utile. È così che ho fatto anche altre esperienze personali parallele (come dj, produttore musicale e progettista culturale, ndr) che si sono integrate con il percorso con i Negramaro».

La riflessione di Mariano si sposta poi più ampiamente sul concetto di esperienza: «Oggi viviamo spesso in modo passivo, attraverso un telefono, mentre l’esperienza è attiva, è portare qualcosa a casa. Per me è stato così per tutti gli anni di carriera: sono rimasto umilmente a osservare e ascoltare». In queste parole si ritrova anche un consiglio ai giovani: «Il mio suggerimento è quello di prendersi il proprio tempo, costruirsi il proprio percorso, prendersi cura di sé e della propria salute psico-fisica». Dal passato al presente, l’ultimo argomento del musicista è quello dell’avvento dell’intelligenza artificiale nell’ambito musicale: «Preoccupa perché riempie uno spazio che potrebbe rimanere vuoto e perché ci sono alcune derive, tra cui la mancanza di personalità. Per fortuna vedo che i giovani vogliono sperimentare, non usare queste scorciatoie. Senza di esse si può tenere la musica viva e “sporca” e il live è ciò che lo permette».

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