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lunedì 15 Giugno, 2026
Sul Gran Paradiso l’incidente più grave dalla tragedia della Val Lasties
di Redazione
Nel 2009 persero la vita quattro soccorritori. Poi Nones, Stenghel, Salvaterra, Franchini e tanti altri
La tragedia di venerdì sul Gran Paradiso, che ha coinvolto tre alpinisti trentini, riporta alla memoria una delle pagine più dolorose dell’alpinismo trentino degli ultimi vent’anni. Per ritrovare un bilancio di vittime così grave bisogna tornare al dicembre 2009, alla tragedia della Val Lasties, quando morirono sei persone, tra cui quattro soccorritori trentini. Due episodi diversi, accomunati però dal peso che hanno avuto su una terra dove la montagna non è soltanto sport o passione, ma parte dell’identità collettiva. La Val Lasties resta infatti uno spartiacque nella memoria recente del Trentino. Il 26 dicembre 2009, sotto il Sass Pordoi, una slavina travolse una squadra di soccorso impegnata nella ricerca di due escursionisti dispersi. Persero la vita i finanzieri del Sagf Alessandro Dantone e Luca Prinoth e i volontari del Soccorso alpino Diego Perathoner ed Erwin Riz, oltre ai due alpinisti friulani che si stavano cercando. La tragedia colpì nel cuore il sistema del soccorso alpino dolomitico e lasciò un segno profondo in tutta la comunità trentina. Il 2010 fu un altro anno segnato dai lutti. Walter Nones, 39 anni, trentino, morì sul Cho Oyu, in Himalaya, durante il tentativo di apertura di una nuova via insieme a Simon Kehrer e Walter Bernardi. Nones era considerato uno degli alpinisti italiani più promettenti della sua generazione, con importanti esperienze su ghiaccio e alta quota. Pochi mesi più tardi, in Patagonia, perse la vita Fabio Giacomelli, alpinista roveretano di grande esperienza, travolto da una valanga ai piedi del Cerro Torre, mentre era impegnato in una spedizione dedicata a un altro celebre trentino: Cesarino Fava, il «patacorta».
Il 25 aprile 2015 il terremoto del Nepal colpì anche una spedizione con forti legami trentini. Morirono Oskar Piazza, Renzo Benedetti e Marco Pojer, travolti dalle frane e dalle valanghe provocate dal sisma nella zona del Langtang. Piazza, tecnico del Soccorso alpino trentino e speleologo molto conosciuto, si trovava in Nepal per una spedizione scientifica; Benedetti, himalaysta della val di Cembra, e Pojer, appassionato alpinista di Grumes, stavano invece percorrendo un trekking in alta quota. La notizia delle loro morti arrivò in Trentino insieme alle immagini devastanti del terremoto che causò quasi novemila vittime. Nel 2019 toccò a Tom Ballard, alpinista britannico ma ormai trentino d’adozione, scomparso sul Nanga Parbat insieme a Daniele Nardi. Ballard aveva scelto da anni le Dolomiti come casa, per sé e la propria famiglia e terreno di crescita alpinistica. Fassano di adozione era diventato una presenza familiare nell’ambiente dell’alpinismo trentino. Figlio della celebre alpinista Alison Hargreaves, morta sul K2 nel 1995, Ballard rappresentava una delle figure più talentuose dell’alpinismo internazionale contemporaneo. L’anno successivo, il 27 maggio 2020, morì Sergio Zenatti, 57 anni, di Villamontagna. Precipitò nel canalone Neri, tra Cima Tosa e Crozzon di Brenta, lungo una delle linee più severe del gruppo. Pochi mesi dopo, ad agosto, il Trentino pianse Giuliano Stenghel, roveretano, tra i pionieri dell’arrampicata sportiva italiana. Stenghel perse la vita durante una scalata sull’isola di Tavolara, in Sardegna. Aveva aperto centinaia di vie e contribuito in modo decisivo alla diffusione della cultura dell’arrampicata moderna in Trentino e in Italia.
Il 18 agosto 2023 fu invece Ermanno Salvaterra a perdere la vita sul Campanile Alto, nel gruppo di Brenta. Guida alpina di Pinzolo, esploratore e grande conoscitore della Patagonia, Salvaterra era considerato uno dei simboli dell’alpinismo trentino contemporaneo. Aveva legato il suo nome soprattutto alle grandi pareti del Cerro Torre e alle spedizioni in Sudamerica.
L’ultima grande perdita prima della tragedia del Gran Paradiso risale al giugno 2024, quando in Perù morì Tomas Franchini, guida alpina di Madonna di Campiglio, tra i più forti alpinisti italiani della nuova generazione. Franchini perse la vita sul monte Cashan durante una spedizione sulle Ande. Le sue ascensioni in Patagonia, Himalaya e Cina lo avevano reso uno dei nomi più apprezzati dell’alpinismo internazionale.
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