Il ricordo

domenica 14 Giugno, 2026

«Antonio, un amico curioso, ironico e molto altruista»

di

Sardano, soccorritore di Trentino Emergenza, era anche paracadutista: «Ci mancherai tantissimo»

«Antonio era più di un amico, era un fratello. Di quelli che magari vedi a istanza anche di tempo, ma con cui comincia a parlare, ridere e scherzare come se ci si fosse visti soltanto qualche ora prima». Esordisce così, nel suo ricordo dell’amico Antonio Sardano, deceduto mentre tentava la salita sul Gran Paradiso Luigi Carretta, collaboratore del T, e che conosceva bene Antonio. «Ci eravamo conosciuti anni fa, e da altrettanti anni facevamo tutti e due parte del “Plotone Avvoltoi”, una associazione di appassionati di paracadutismo con cui si ritrovava periodicamente, condividendo la passione per uno sport a cui anche Antonio si era dedicato, riuscendo a conseguire il brevetto civile. Ma non era comunque l’unica attività sportiva a cui si dedicava: recentemente mi aveva detto che si stava infatti preparando per salire sul Monte Bianco, e spesso mi mandava fotografie delle vette che scalava, sia attorno a Trento che nel resto del Trentino, dove saliva appena aveva un momento libero dal lavoro».

Già, perché Antonio, pugliese nativo di Andria, dove ha ancora tutti i parenti, si era sposato solo da poco più di tre anni, anche la moglie insegnante nativa di Andria, ma lavorava da molti anni presso la centrale di Trentino Emergenza, rispondendo alle chiamate delle richieste di soccorso. E proprio l’Asuit, l’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino, nelle prime ore di ieri pomeriggio ha voluto ricordare il proprio collaboratore con un messaggio a lui dedicato, per esprimere «il proprio cordoglio per la perdita per la tragica scomparsa di Antonio Sardano, storico collaboratore di Trentino Emergenza. Antonio ha dedicato gran parte della sua vita professionale al servizio della comunità trentina, prima come autista soccorritore e successivamente alla Centrale operativa di Trentino Emergenza, dove ha rappresentato per molti anni un punto di riferimento nella gestione dei trasporti sanitari programmati. Dal 2021 ha inoltre contribuito con competenza, disponibilità e spirito di servizio all’avvio e allo sviluppo del servizio 116117, dove era uno dei referenti di turno. A nome della Direzione aziendale e dei colleghi – prosegue la nota – esprimiamo la nostra più sincera vicinanza alla moglie e ai familiari in questo momento di profondo dolore».

Antonio si era trasferito a Trento molti anni fa, e le montagne erano diventate la sua passione. Ricorda ancora l’amico Luigi Carretta: «Sempre più spesso, nell’ultimo periodo, ci incontravamo nella palestra di Trento Nord, alla quale eravamo iscritti entrambi. Io mi dedicavo ai miei soliti esercizi, Antonio invece ci dava dentro con la preparazione per salire in quota, a 3.000, 4.000 metri, impegnandosi per “fare fiato”, come si dice in gergo, ma anche se alla fine il fiato diventava corto, c’era sempre il tempo per una battuta scherzosa». Una caratteristica che ricorda con affetto anche l’amico Marco Di Prima, di Belluno : «Con Antonio ci si ritrovava ai raduni degli “Avvoltoio“ e ci siamo sempre divertiti molto insieme, era di buon carattere, capace di stare allo sherzo. Un amico che mi mancherà». Della sua passione per la montagna, ricorda ancora Luigi Carretta «abbiamo spesso discusso di arrampicate, e delle relative tecniche. Antonio era molto preparato e prudente, perché rispettava profondamente la montagna, e sapeva che non poteva certo essere affrontata con leggerezza. Io l’ho sempre considerato un esperto, e sapere che era deceduto cadendo durante una arrampicata mi ha a dir poco tramortito, non sono riuscito a trattenere le lacrime».

Dello stesso tenore anche il ricordo dell’amico Michele Limosani di Monza, anch‘egli membro della stessa associazione di paracadutisti di cui faceva parte Antonio: «Abitavamo lontano, io a Monza e lui a Trento, ma nel corso degli anni ci siamo ritrovati spesso per praticare le più svariate attività sportive, anche estreme, attività a cui Antonio partecipava sempre con passione, animato da una innata curiosità e da un vero spirito sportivo, senza mai tirarsi indietro, se il tempo glielo permetteva». Ed insieme, continua Limosani, «ci siamo dedicati alla speleologia, alle arrampicate in cordata, e anche al paracadutismo. Con lui eravamo sempre in contatto, mi mandava sempre messaggi via social, o le immagini delle vette che scalava. L’ultimo messaggio è proprio dello scorso 6 giugno. Quando ho saputo la notizia, attraverso amici comuni, non mi vergogno a dire che ho pianto per la commozione». Ma l’attività sportiva, che pure ha l’innegabile dono di unire fra loro persone anche distanti saldandole in vincoli di amicizia destinati a perdurare nel tempo, non era l’unica caratteristica con cui Michele Limosani – Mike per gli amici, come lo era proprio Antonio – ricorda l’amico scomparso: «Aveva un senso dell’amicizia assolutamente intenso, era davvero attaccato agli amici con cui condivideva tempi libero, risate ed avventure, e non esitava a difendere e aiutarli in qualunque situazione, senza mai tirarsi indietro».