L'inchiesta
sabato 25 Aprile, 2026
In Trentino raddoppiano i paperoni: redditi ricchi in volo, ma il ceto medio resta al palo da quindici anni
di Francesco Terreri
Le dichiarazioni fiscali 2025 svelano un divario crescente: mentre le fasce alte guadagnano terreno, gli stipendi intermedi non recuperano l'inflazione e le classi povere vedono calare ulteriormente la media
I redditi dei contribuenti più ricchi crescono, insieme al numero dei paperoni che quasi raddoppia. Le entrate del ceto medio e dei lavoratori invece ristagnano: i cittadini nelle fasce di reddito intermedie sono nettamente aumentati ma in quindici anni i loro redditi non recuperano neanche lontanamente l’inflazione e in qualche caso addirittura calano. Anche i redditi dei più poveri scendono, ma il numero di chi ha risorse insufficienti sta diminuendo, in parte perché c’è chi ha migliorato la sua condizione, in parte perché i redditi bassi nascondono anche evasione fiscale e una parte dell’economia sommersa in questi anni è emersa, basti pensare alla crescita di chi dichiara incassi dagli affitti, compresi quelli turistici. Le dichiarazioni fiscali 2025 sui redditi 2024, pubblicate dal Dipartimento finanze del Ministero dell’economia, ci restituiscono un Trentino che vede complessivamente i redditi crescere ma in modo squilibrato: più hai soldi, più migliori la tua situazione.
In quindici anni i trentini che dichiarano più di 120mila euro annui sono quasi raddoppiati, passando dai 2.554 del 2009 ai 4.480 del 2024, con un volume di redditi anch’esso esploso da 483 a 882 milioni di euro. Il reddito medio è aumentato del 4%, salendo dai 189mila euro del 2009 ai 192mila di cinque anni dopo, a 196mila nel 2019 a quasi 200mila euro nel 2024. è la classe di reddito che sale di più. Quella immediatamente sotto, da 75mila a 120mila euro, ha visto anch’essa raddoppiare i dichiaranti da 5.657 a 10.344 e i proventi totali che da poco più di mezzo miliardo ora sfiorano il miliardo a 958 milioni. Ma il reddito medio è rimasto praticamente identico: 92.495 euro nel 2009, 92.613 euro nel 2024.
Loro però, anche se hanno perso qualcosa in termini reali, hanno un livello assoluto di reddito che li difende dall’inflazione. Ai livelli medi le cose sono più complicate. I contribuenti tra 55mila e 75mila euro di reddito sono passati dai 7.051 del 2009, con 448 milioni di entrate totali, ai 13.687 del 2024 con 865 milioni di reddito totale. Ma il reddito pro capite è fermo da 63.535 euro quindici anni fa a 63.233 euro.
E poi arriviamo alla classe di reddito più affollata: tra 26mila e 55mila euro ci sono 161.175 contribuenti, più del doppio dei 74.801 del 2009, con un volume complessivo di redditi pari a 5 miliardi 612 milioni. Erano 2 miliardi e mezzo quindici anni prima. Il reddito medio però sale pochissimo: da 34.217 a 34.821 euro, l’1,8% in più a fronte di tassi di inflazione che, soprattutto negli ultimi anni, sono arrivati anche alle due cifre.
Va appena un po’ meglio alla fascia inferiore, dai 15mila ai 26mila euro. Nel 2009 c’erano più contribuenti in questa fascia, 135.529, che in quella superiore. Del resto stiamo parlando dell’anno in cui è esplosa la crisi finanziaria detta dei mutui subprime, dal caso originario che l’ha messa in moto negli Stati Uniti. Oggi i dichiaranti di questo livello di reddito sono scesi a 119.988, per un monte redditi di 2,5 miliardi. Il reddito medio era pari a 20.124 euro quindici anni fa, è a 20.849 euro oggi: un incremento del 3,6%, pari a 725 euro in più l’anno. Aumenti del tutto inadeguati a far fronte alla crescita del costo della vita.
Nella fascia tra 10mila e 15mila euro di reddito ci sono oggi 40.697 trentini, il 30% in meno dei 58.160 del 2009. Una parte dei percettori di redditi bassi è salita nelle fasce superiori. Il monte redditi totale è pari a 513 milioni. Ma anche qui il reddito medio non aumenta nel tempo. Nel 2024 siamo a 12.617 euro annui, quindici anni prima eravamo a 12.601 euro. La fascia a rischio povertà, come confermano gli Istituti di statistica, resta ampia.
Nei redditi fino a 10mila euro si trovano ben 86.907 contribuenti, che però sono sia poveri che evasori fiscali. I trentini in questa fascia sono diminuiti del 29% in quindici anni: nel 2009 erano 122.473. Ci sono persone uscite dalla povertà, ma anche evasori ed elusori fiscali che sono rientrati nella legalità, ad esempio titolari di affitti turistici che si sono regolarizzati. La massa reddituale di questa fascia scende da 563 a 373 milioni. E il reddito medio, molto basso, cala del 6,6%, da 4.602 a 4.299 euro annui.
Infine, nel 2009 c’erano 872 contribuenti che dichiaravano reddito zero o negativo, con un saldo complessivo di meno 10 milioni. Nel 2014 facevano questa dichiarazione quasi mille trentini, 992 per la precisione. Oggi questa fascia è ridotta al minimo: 12 casi per un risultato reddituale negativo di appena 27mila euro.