Valsugana

martedì 9 Giugno, 2026

Pergine, il bar Minuetto della stazione chiude dopo appena otto mesi: «Problemi burocratici, volevamo cambiare ragione sociale ma non è possibile»

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Il locale, dopo 18 mesi di chiusura, aveva riaperto lo scorso ottobre. Il titolare Giuseppe Mazzaferro: «Mi sembra assurdo, ma non voglio accusare nessuno. Mi dispiace per la perdita di un servizio pubblico»

Dopo appena otto mesi di apertura, il bar della stazione di Pergine chiuderà di nuovo: il gestore del Minuetto, Giuseppe Mazzaferro, ha rinunciato alla locazione del locale di proprietà di Trentino Trasporti e a fine mese il bar chiuderà i battenti. «Dispiace molto, considerando che si tratta di un servizio pubblico – spiega Mazzaferro -. Al di là dell’aspetto economico, i problemi sorti sono soprattutto a livello burocratico».

Il nodo della questione è infatti l’impossibilità per il titolare di cambiare la ragione sociale con cui è stato preso in gestione il locale. Inizialmente il Minuetto era stato assegnato in affido diretto al cugino di Mazzaferro, Daniele D’Agostino e i due, a ottobre 2025, avevano così iniziato a gestire assieme il locale, rimasto chiuso per circa 18 mesi. L’obiettivo era non solo offrire un servizio di bar e ristorante, ma allargare la clientela anche ai più giovani con alcune serate con musica da discoteca. La terza di queste era stata però fermata dalla polizia, che aveva sanzionato D’Agostino per la mancanza di autorizzazioni per eventi di quel tipo.

«Mio cugino non era più interessato, così ho preso in mano io il locale, dato che ero assunto dalla sua società – prosegue Mazzaferro -. Tuttavia per essere autonomo nella gestione è necessario fare un passaggio di società». Un cambio che però annullerebbe l’attuale contratto di gestione, costringendo il locale alla chiusura e la società di Mazzaferro a partecipare a una nuova gara. «Abbiamo chiesto una riunione col direttore generale di Trentino Trasporti esponendo il problema. Volevamo cambiare la ragione sociale e per agevolare l’aspetto burocratico volevamo fare in modo che mio cugino avesse comunque delle quote». In secondo luogo si è aggiunto il fattore economico. «Il locale è in perdita, ma a noi sarebbe bastato proseguire con la gestione per raggiungere il break-even in tre o quattro mesi», aggiunge il titolare. Dal momento che il cambio di ragione sociale è risultato impossibile, l’unica strada rimasta a Mazzaferro è stata la chiusura. «Il servizio resterà attivo fino alla fine del mese – aggiunge -. Capisco che si trattava di un bando pubblico, ma quando la stessa azienda a cui era stato dato l’affido diretto ti chiede un cambio mi sembra assurdo non poterlo fare. Non voglio comunque accusare nessuno: dispiace per la chiusura di un servizio pubblico. L’utenza spazia dai viaggiatori fino ai ragazzi che si mettono a studiare qua la mattina».