L'intervista
lunedì 8 Giugno, 2026
Sanità, il piano di Tonina per attrarre personale: «Pronti a replicare il modello Tione con foresterie per medici e infermieri»
di Daniele Benfanti
L'assessore provinciale alla Salute fa il punto sulle 14 Case di Comunità del Pnrr in Trentino, risponde ai dubbi sulla carenza di personale e affronta il nodo degli alloggi nelle Valli: «Investimento da due milioni della Comunità di Valle»
Le scadenze del Pnrrr stanno spingendo sotto il traguardo le aperture delle 14 Case di Comunità che la sanità trentina, in linea con le indicazioni nazionali, vede come anello di congiunzione tra gli ospedali da non sovraccaricare e la medicina territoriale di base. Entro fine giugno toccherà alle strutture di Cles e Pergine. Altre 11 Case di Comunità sono state inaugurate negli ultimi sei mesi e Predazzo, fuori dal Pnrr, vedrà la luce tra fine 2026 e inizio 2027. Mario Tonina è assessore alla salute della provincia autonoma di Trento.
Assessore Tonina, una piccola inchiesta del T (pubblicata venerdì 5 giugno), senza pretese scientifiche ma empirica, testimonia che i trentini, in città come nelle Valli, ancora non sanno bene cosa siano le Case della Comunità…
«Lo sappiamo ed è vero, ma anche inevitabile. Dobbiamo partire con il piano di comunicazione in collaborazione con Comunità di Valle e Comuni. Non potevamo farlo prima di avere a regime tutte le realtà. per fare un esempio, sul notiziario comunale di Ala sono state dedicate 5 pagine. Ala è stata la prima, inaugurata lo scorso 1 dicembre. Ora punteremo su tutti i media, i canali tradizionali e quelli social. Le amministrazioni locali possono fare molto. Adesso occorre che i cittadini sappiano bene cosa possono trovare nelle Case della Comunità, perché l’obiettivo è dare servizi territoriali, sgravando ospedali e pronto soccorso e rendendo cure e diagnostica appropriati. L’invecchiamento progressivo della popolazione aumenterà cronicità e pluripatologie che possono esser non solo curate ama anche prevenute con il lavoro delle Case di Comunità. I tecnici ci dicono che con un po’ di prevenzione in più oggi avremmo 5mila e non 10mila persone con demenza, ad esempio. Molti servizi c’erano già, magari in ordine sparso. Ora sono aggregati, messi in rete, potenziati. A Malé, ad esempio, con il progetto Aree interne era già stato creato un modello virtuoso».
Le opposizioni in Trentino hanno più volte paventato il rischio che le Case di Comunità restino delle scatole vuote. A che punto siamo in Trentino?
«L’iter fin qui è stato positivo. E parlo del percorso per realizzarle. Con gli impegni del Pnrr siamo perfettamente allineati. Tutte le strutture sono certificate. Logicamente vanno fatte funzionare. In tutte le sedi oggi abbiamo almeno un Punto unico di accesso e un’Unità di valutazione multidimensionale, l’integrazione con i servizi sociali e l’assistenza primaria, la continuità assistenziale (ex guardia medica) per 12 o 24 ore, servizi diagnostici di base, punto prelievi, assistenza domiciliare, presenza infermieristica per 12 ore al giorno, su 6 o 7 giorni settimanali».
Per quanto riguarda gli infermieri di famiglia e comunità?
«Si tratta di una nuova importantissima figura. In alcuni casi è stata decentrata in zone prossime alle case di Comunità, per coprire il territorio: ad Ala e Primiero è inserito nella struttura, a Rovereto è spostato a Folgaria, per Pergine a Cembra, per Trento in Valle dei Laghi».
A livello nazionale la riforma delle Case di Comunità, 1.715 quelle previste, rischia di naufragare tra veti incrociati della stessa maggioranza e c’è il nodo dei medici di medicina generale che non gradiscono diventare dipendenti della sanità pubblica, ma vogliono restare in convenzione anche nelle Case di Comunità.
«Il ministro alla sanità Orazio Schillaci aveva forzato la mano. Ora deve fare retromarcia: c’è stato un muro sindacale. Noi in Trentino abbiamo già firmato contratti integrativi con medici, infermieri e oss».
L’azienda sanitaria, tramite la direttrice sanitaria Denise Signorelli un mese fa ha presentato all’assessorato un piano sulle risorse umane.
«Lo abbiamo ricevuto e ne stiamo tenendo conto. Verranno assunti tutti i professionisti necessari a far funzionare le Case di Comunità. Le iscrizioni ai corsi Oss sono già aumentate. Vincere la sfida delle Case di Comunità richiede che ognuno faccia la sua parte ed è fondamentale per rendere sostenibile la sanità del futuro. Per alcune figure infermieristiche amplieremo la formazione sanitaria e linguistica all’estero, dall’Albania al Paraguay. E tra poco avremo i primi medici laureati a Trento».
Resta il problema dell’emergenza abitativa anche nelle Valli dove ci sono le Case di Comunità.
«Infatti. Lo stiamo affrontando. A Tione, per fare un esempio, la Comunità di Valle investirà due milioni di euro per una foresteria per il personale sanitario. Un modello che occorrerà replicare anche altrove».