Salute
martedì 21 Luglio, 2026
Economia sociale e salute territoriale, lo studio di Euricse: «Case di comunità cruciali, ma la gestione autonoma potrebbe frammentare gli interventi»
di Redazione
Il progetto di ricerca finanziato dal Ministero indaga il ruolo delle organizzazioni dell'economia sociale nella promozione della salute
Al termine del primo anno di attività, il progetto di ricerca «L’economia sociale nel sostegno alla salute» entra nella fase di analisi empirica. Lo studio, promosso da Euricse e finanziato dal Ministero dell’Università e della ricerca, indaga il ruolo delle organizzazioni dell’economia sociale nella promozione della salute, nell’integrazione tra servizi sociali e sanitari e nello sviluppo dei servizi di prossimità. Dopo la definizione di quadro teorico e metodologico, il gruppo di ricerca ha realizzato una survey nazionale e avviato l’analisi di esperienze significative sul territorio.
Per entrare nel dettaglio, nella ricerca sono state realizzate le prime elaborazioni dei dati Istat relativi al 2023 per una fotografia della presenza dell’economia sociale nel sistema italiano di welfare e di cura: in Italia risultano attive 42.845 organizzazioni – tra associazioni, cooperative e fondazioni – con una densità media di 7,3 enti ogni 10.000 abitanti. Gli enti analizzati impiegano complessivamente oltre 566 mila addetti, tra lavoratori dipendenti e collaboratori esterni. I dati evidenziano un ruolo particolarmente significativo dell’economia sociale nell’assistenza sociale: quasi il 60% degli enti opera nei servizi non residenziali, mentre oltre 5 mila organizzazioni sono impegnate nell’assistenza residenziale. Rilevante anche la presenza nell’assistenza sanitaria, che coinvolge il 28,3% degli enti analizzati.
Dal punto di vista della forma giuridica, prevalgono le associazioni, che rappresentano il 71,8% degli enti analizzati (30.779 realtà) e svolgono un ruolo rilevante nei servizi di prossimità. Seguono le cooperative sociali, pari al 18,4% del totale (7.876 enti), che assumono però un peso particolarmente significativo in termini occupazionali, con oltre 370 mila lavoratori coinvolti. Le fondazioni rappresentano il 6% degli enti, mentre le altre cooperative l’1,1%. Il confronto con gli anni precedenti evidenzia inoltre una prima dinamica di interesse: mentre il numero degli enti del Terzo Settore tende a stabilizzarsi nel periodo successivo alla pandemia, passando dai 47.461 del 2019 ai 42.845 del 2023, cresce il volume complessivo degli occupati nell’economia sociale, aumentati dalle 529.427 posizioni lavorative del 2019 alle 566.321 del 2023 (+7%).
La ricerca analizza il ruolo dell’economia sociale alla luce di due grandi processi: da un lato l’evoluzione dei bisogni sanitari e sociali della popolazione, dall’altro l’attuazione del Decreto ministeriale 77/2022 sulla riforma dell’assistenza territoriale. «Rispetto all’analisi dei bisogni – spiegano i ricercatori di EURICSE – non emerge solo il progressivo invecchiamento della popolazione, con un incremento dell’indice di invecchiamento del 15,3% tra il 2019 e il 2024, ma anche la crescita di nuovi bisogni assistenziali e sanitari, sempre più rilevanti anche tra le fasce più giovani. Un esempio significativo è rappresentato dal tasso di ospedalizzazione per disagio psichico in età preadulta, aumentato del 51,5% nello stesso periodo».
A fronte di questi cambiamenti, la spesa italiana in protezione sociale per salute e malattia è cresciuta meno rispetto alla media europea, rendendo ancora più urgente il rafforzamento dell’integrazione socio-sanitaria e dei servizi territoriali. In questo quadro, le Case della Comunità rappresentano un elemento centrale della riforma. Però: «Forte autonomia lasciata alle programmazioni regionali e delle province autonome potrebbe portare a una frammentazione degli interventi», sottolineano i ricercatori di EURICSE.
Nel primo anno di attività la ricerca ha realizzato una survey nazionale che ha coinvolto oltre 700 organizzazioni dell’economia sociale, raccogliendo informazioni su ambiti di intervento, modelli organizzativi e rapporti con le pubbliche amministrazioni. Le prime evidenze mostrano un divario ancora significativo tra il potenziale contributo dell’economia sociale e il suo effettivo coinvolgimento nei processi di integrazione socio-sanitaria: il 40% delle organizzazioni partecipanti dichiara infatti di non essere stato coinvolto negli ultimi anni in percorsi di coprogettazione dei servizi né in forme strutturate di collaborazione socio-sanitaria. Parallelamente, il progetto sta approfondendo alcune esperienze territoriali attraverso l’analisi di buone pratiche e interviste sul campo. La ricerca proseguirà nel secondo anno con l’elaborazione dei dati raccolti e si concluderà nel primo semestre del 2027 con attività di disseminazione e confronto con istituzioni e attori del territorio.
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Il progetto di ricerca è stato sviluppato con l’Università di Trento, il Politecnico di Torino e una rete di collaboratori locali