Salute

martedì 27 Ottobre, 2026

Sanità, i sindacati a confronto con i capigruppo in Provincia, ma la mobilitazione non si ferma. Le sigle: «Poche risposte su blocchi informatici e personale»

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E spunta una missione dell'Asuit in Cina. Tra i rappresentanti dei lavoratori ci sono però dubbi sul modello sanitario del Paese

Le criticità dei sistemi informatici, la gestione del rischio clinico, la sicurezza del personale esposto alle aggressioni e la necessità di ripensare i modelli organizzativi. Sono questi alcuni dei temi portati oggi dalle organizzazioni sindacali ai capigruppo del Consiglio provinciale, durante un incontro dedicato alle ragioni della mobilitazione del personale della sanità trentina.

Secondo i sindacati, nonostante i due confronti già avuti con il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, le questioni alla base della protesta restano ancora senza risposte. Per questo le sigle chiedono la costituzione di un protocollo condiviso tra organizzazioni sindacali e Provincia autonoma di Trento, con impegni concreti per affrontare i problemi sollevati.

«Servono nuovi modelli organizzativi»

Al centro della vertenza c’è anche la governance dell’Azienda sanitaria e la gestione del personale, ambiti nei quali, secondo i rappresentanti dei lavoratori, è necessario un nuovo slancio. L’obiettivo è arrivare a modelli organizzativi diversi, capaci di valorizzare le competenze professionali e migliorare i servizi offerti ai cittadini.

I sindacati richiamano in particolare i blocchi e le difficoltà dei sistemi informatici, insieme alla carenza di personale e alle preoccupazioni per il rischio clinico e la sicurezza degli operatori. Questioni che, sostengono, richiedono un confronto diretto con chi vive quotidianamente le difficoltà del sistema sanitario.

La missione in Cina

Nel corso dell’incontro è stata sollevata anche la questione di una missione di studio in Cina che, secondo quanto appreso dalle organizzazioni sindacali, coinvolgerebbe i vertici di Asuit.

Le sigle precisano di non avere pregiudizi nei confronti delle esperienze internazionali, ma chiedono di chiarire quali caratteristiche abbiano i modelli che si intenderebbe studiare e quanto siano compatibili con il sistema costituzionale italiano.

«Non sappiamo se la Cina abbia soluzioni organizzative migliori di quelle trentine, ma non sono automaticamente trasferibili esperienze maturate in contesti profondamente diversi», osservano i sindacati, che indicano nell’articolo 32 della Costituzione il punto di partenza per qualsiasi riflessione sulla sanità.

La tutela della salute come diritto fondamentale e interesse della collettività, sottolineano, deve tradursi in cure accessibili, servizi di qualità, prossimità territoriale e protezione delle persone. Allo stesso tempo, la qualità del sistema passa anche dal riconoscimento delle professionalità, dalla libertà sindacale, dalla contrattazione collettiva e dalla partecipazione dei lavoratori alle decisioni che riguardano l’organizzazione dei servizi.

«I professionisti vanno ascoltati»

Per le organizzazioni sindacali, l’innovazione tecnologica può offrire nuove opportunità, ma non può sostituire il dialogo con chi garantisce ogni giorno assistenza e cura. Dopo mesi segnati da problemi informatici e carenze di personale, la richiesta è quindi di aprire un confronto concreto sui modelli organizzativi, coinvolgendo direttamente gli operatori.

L’obiettivo dichiarato è costruire servizi più vicini ai cittadini, valorizzare le competenze e individuare soluzioni condivise. «Se si ascoltano i nostri sanitari e il personale, sicuramente troviamo un modello migliore di quello cinese. Quanto meno un modello democratico e partecipativo. I nostri professionisti vanno ascoltati: hanno la ricetta per uscirne», affermano le sigle.

La mobilitazione prosegue

I sindacati auspicano ora una risposta in tempi brevi da parte del presidente Fugatti, dalla quale partire per affrontare i temi sottoposti all’attenzione della politica e dell’opinione pubblica. Nel frattempo, lo stato di mobilitazione del personale resta confermato e l’attenzione delle organizzazioni sindacali rimane alta.

La presa di posizione si chiude con una nota ironica sulla missione in Cina: «Chi lo sa che dalla spedizione in Cina non riportino la soluzione per il nostro impianto informatico? Auguriamocelo tutti quanti!».

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