L'intervista
domenica 25 Ottobre, 2026
Cesare Hoffer, il «sindacalista degli infermieri lascia dopo 27 anni»: «Lascio Nursing Up in buone mani. Il diritto alle cure deve essere garantito a tutti»
di Adele Oriana Orlando
«I lavoratori della sanità trentini ancora penalizzati rispetto a Bolzano. Le aggressioni? Quelle denunciate sono solo la punta dell'iceberg»
Ha guidato Nursing Up Trento per 27 anni, durante i quali ha negoziato ben sette contratti ed è stato protagonista di molti confronti con le istituzioni. È Cesare Hoffer, l’infermiere sindacalista che venerdì ha ceduto il testimone di coordinatore provinciale in vista del pensionamento previsto a fine anno. Non un è vero addio il suo, perché continuerà a far parte del coordinamento provinciale e a ricoprire incarichi nazionali. A raccogliere la sua eredità è Fabio Lavagnino, con cui lavora da oltre quindici anni.
Dopo 27 anni alla guida di Nursing Up Trento, quale considera la conquista più importante?
«Abbiamo portato Nursing Up a essere il sindacato maggiormente rappresentativo nella sanità trentina, per iscritti e consensi alle elezioni Rsu, diventando interlocutori riconosciuti a livello aziendale e politico. Con la contrattazione provinciale abbiamo migliorato le condizioni economiche e normative del contratto nazionale, ottenendo più tutele, anche per maternità e infanzia. Soprattutto, abbiamo contribuito a far riconoscere il valore degli infermieri e degli altri professionisti sanitari. All’inizio eravamo considerati quasi un elemento di disturbo, oggi siamo riconosciuti per competenze e conoscenze».
Quanto manca alla piena equiparazione retributiva tra professionisti sanitari dell’Asuit e dipendenti provinciali di pari livello?
«Con il contratto provinciale 2025-2027 abbiamo avviato l’armonizzazione, ma le risorse coprono solo il 30% della differenza. Da dieci anni combattiamo una disparità che può raggiungere 6.000-6.300 euro lordi annui a parità di livello, formazione e responsabilità. Il presidente Maurizio Fugatti e l’assessore Mario Tonina hanno assunto impegni politici: ora servono risorse e indicazioni precise. Anche sul Tfr ci sono differenze: i dipendenti provinciali lo ricevono dopo circa tre mesi dal pensionamento, mentre per i sanitari si può arrivare a quasi tre anni».
La fuga degli infermieri è un problema crescente. Come rendere attrattiva la sanità?
«Dobbiamo trattenere i professionisti e attrarne di nuovi. Gli stipendi italiani sono penalizzanti rispetto a quelli di molti Paesi europei. In Alto Adige le differenze possono raggiungere 900 euro lordi mensili. Servono anche soluzioni abitative: gli affitti possono costare 1.000-1.200 euro al mese e nelle valli gli alloggi sono pochi. Occorre valorizzare le competenze di chi ha master e specializzazioni, modificando i modelli organizzativi. La carenza di personale riduce l’offerta sanitaria, soprattutto negli ospedali periferici. Serviranno centinaia di professionisti in più per far funzionare Case e Ospedali di comunità: costruire le strutture non basta, bisogna garantire il personale».
Quali interventi contro le aggressioni?
«Le aggressioni denunciate potrebbero essere solo il 15-20% di quelle effettive, perché molti temono conseguenze o ritorsioni. Alle violenze fisiche si aggiungono minacce e aggressioni verbali, soprattutto nei pronto soccorso e al 118, che logorano il personale e possono spingerlo ad abbandonare la professione. Dopo il Covid il fenomeno si è aggravato. Chiediamo presidi di sicurezza continuativi, forze dell’ordine e vigilanza nei pronto soccorso, oltre a più personale, formazione e prevenzione».
Quale messaggio lascia alle istituzioni?
«Ho incontrato sette assessori e negoziato altrettanti contratti. Ricordo soprattutto la soddisfazione di firmare il primo accordo e portare risultati concreti alla categoria. Sono orgoglioso di aver contribuito a far conoscere il valore del lavoro infermieristico, fondamentale anche per gli esiti dei pazienti. Alle istituzioni dico di investire nella sanità pubblica e nei professionisti. Senza personale, le strutture realizzate con il Pnrr rischiano di diventare cattedrali nel deserto. Il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, deve essere garantito a tutti, altrimenti aumenteranno le disuguaglianze».
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