Lavoro

venerdì 21 Agosto, 2026

Rimborsi chilometrici per gli operai, la Fenalt pronta alla causa: «Il comune di Trento non si è presentato al tavolo»

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Niente concliazione, il sindacato passerà alle vie legali

Prosegue la vertenza tra Fenalt e Comune di Trento sul riconoscimento dei rimborsi chilometrici agli operai comunali. L’amministrazione ha infatti comunicato la propria mancata adesione al tentativo facoltativo di conciliazione promosso dal sindacato presso il Servizio Lavoro della Provincia.

Al centro della controversia ci sono i rimborsi chilometrici arretrati richiesti per il personale operaio che, durante i turni di reperibilità, viene chiamato a intervenire in emergenza utilizzando il proprio mezzo.

La decisione del Comune è stata comunicata con una nota formale firmata dal dirigente del Servizio Risorse umane. Una posizione che ha provocato la dura reazione della Fenalt.

«Siamo profondamente scandalizzati e amareggiati dal fatto che proprio il maggior Comune del Trentino abbia scelto di evitare la conciliazione», commenta il segretario generale della Fenalt Maurizio Valentinotti.

Secondo il sindacato, le motivazioni addotte dall’amministrazione sarebbero «pretestuose». Il Comune sostiene infatti che la nuova tutela contrattuale introdotta dalla Fenalt non possa essere applicata retroattivamente.

Una tesi che, secondo Valentinotti, «verrà sonoramente smentita in giudizio», perché la nuova norma avrebbe inserito nel contratto una previsione «che era già presente in un allegato contrattuale vigente ed applicato da decenni da tutte le amministrazioni».

«Il costo dell’emergenza non può ricadere sugli operai»

Per la Fenalt, il punto della questione è soprattutto economico: «La verità è che il Comune pretende di far ricadere interamente sugli operai il costo economico degli interventi in emergenza, scaricando sulle loro tasche le spese dei mezzi per spostarsi da casa al lavoro nel cuore della notte, di sabato o di domenica».

Il sindacato parla inoltre di una «grave e inaccettabile anomalia» rispetto al resto della provincia.

«Mentre la Provincia autonoma di Trento e la quasi totalità degli altri Comuni trentini riconoscono da sempre e regolarmente queste spese sulla base dei principi generali di equità, gli operai di Trento vengono trattati come lavoratori di serie B», sostiene Valentinotti.

«Non possiamo accettare che chi garantisce la sicurezza e la continuità dei servizi essenziali per la città venga penalizzato in questo modo».

L’attacco al sindaco

La Fenalt rivolge poi una critica direttamente al vertice di Palazzo Thun, ricordando che il sindaco, secondo il sindacato, da oltre un anno e mezzo avrebbe promesso di risolvere la questione.

«Va ricordato e sottolineato che da più di un anno e mezzo il sindaco, cui non dovrebbe difettare la sensibilità sindacale, promette a parole di sistemare una volta per tutte questa ingiustizia», afferma Valentinotti.

Da qui la domanda: «Ci troviamo di fronte a un primo cittadino che soccombe alle rigidità dei propri uffici o semplicemente a un uomo che non è di parola? In entrambi i casi, il risultato è sconfortante per i lavoratori che non vedono saldati i propri crediti».

La Fenalt annuncia quindi il passaggio alle vie legali.

«A questo punto le chiacchiere e le scuse burocratiche stanno a zero. Poiché il Comune ha rifiutato la conciliazione bonaria, andremo dritti in causa: porteremo il Comune di Trento davanti al Giudice del lavoro per far valere i diritti degli operai e ottenere il pagamento degli arretrati, con interessi e spese di vertenza», conclude Valentinotti.

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