L'intervista

lunedì 17 Agosto, 2026

Per anni è stato il «consigliere verde» di Pergine. Il bilancio di Giuseppe Facchini: «Ora è una città più amica degli alberi e dei bambini»

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Giornalista, fotografo e convinto ambientalista: «Servirebbero di nuovo le giornate senz'auto»

Fotografo e giornalista onnipresente, Giuseppe Facchini, racconta il territorio attraverso gli eventi a cui partecipa e di cui spesso racconta una dettagliata cronaca. Non tutti però sono a conoscenza del suo impegno politico.
Storico esponente dei Verdi, oggi Europa Verde, è stato candidato Sindaco di Pergine nel 2020, prima ancora presidente del Consiglio Comunale per otto anni (2005-2013) e per tre decenni ha ricoperto cariche di consigliere comunale della terza città del Trentino, incarico che oggi riveste all’interno dell’amministrazione guidata da Marco Morelli. È stato, poi, assessore all’ambiente e alla vivibilità urbana dal 2000 al 2005 quando il primo cittadino era Renzo Anderle. Con lui abbiamo rievocato quel quinquennio di vent’anni fa, per capire se ci siano spunti ancora utili oggi.

Come ricorda quel periodo politico?
«Era un periodo molto intenso, in cui c’era parecchia carne al fuoco. C’era tanto impegno e collaborazione e in cui mi trovavo in ogni seduta di giunta a proporre iniziative. Tante cose che vediamo ora sono nate in quegli anni».

Ce ne ricorda qualcuna?
«Il mio ruolo di assessore comprendeva la delega come incaricato di “Pergine Città dei Bambini”, un progetto partecipato complesso che grazie ad un canale di dialogo privilegiato con le scuole della città voleva orientare verso le nuove generazioni scelte, decisioni e priorità amministrative. Prendersi cura delle bambine e dei bambini della città non vuole dire mettere solo una nuova altalena ma rovesciare in loro favore il senso di vivibilità. Di conseguenza anche l’adulto trarrà vantaggi perché le esigenze dei bambini coinvolgono anche i genitori. Credo che dovremmo vedere i nostri figli e far riferimento a loro come indicatori della qualità della vita».

In concreto cosa riusciste a realizzare?
«Molti dei progetti proposti nei laboratori svolti nelle scuole diventarono realtà. Grazie agli spunti della classe coinvolta della scuola elementare “Don Milani” nacque la proposta della realizzazione del parco nell’alveo del Torrente Fersina; gli studenti delle scuole medie “Andreatta” suggerivano alcuni interventi per migliorarne la percorribilità per i pedoni secondo un percorso preferenziale che congiungesse le scuole elementari e medie del centro. Un altro progetto – in collaborazione con la polizia municipale, i genitori e gli insegnanti – proponeva agli studenti delle scuole elementari “Rodari” e “Don Milani” di andare a scuola da soli. Le finalità erano regalare le strade al bambino, restituire all’infanzia il diritto di autonomia di spostamento, dare la possibilità al bambino di sentirsi responsabile e formare in loro la consapevolezza che è possibile muoversi a piedi o in bicicletta. “Pergine Città dei Bambini” ricevette anche un riconoscimento da parte del Ministero dell’Ambiente come miglior progetto per una città sostenibile per le bambine e i bambini».

C’è dell’altro?
«Dal 2000 al 2005 sono stati realizzati quattordici nuovi parchi pubblici ed aree gioco e aumentando il verde pubblico da 47.500 a 80.000 metri quadrati, Interventi che riguardarono soprattutto le frazioni. È stata inoltre acquisita dalla Provincia l’area del parco dell’ex ospedale psichiatrico, quello che oggi chiamiamo Parco Tre Castagni, portando le aree verdi ad un totale di 189.000 metri quadrati. Una cosa molto significativa fu l’inserimento di una norma, nella variante del piano regolatore, che imponeva a chi costruiva edifici con più di tre unità abitative a destinare uno spazio pari al 20% della superficie da destinare a cortile per il gioco dei bambini e a spazi di relazione. E poi gli interventi a favore della tutela dei fiumi, dell’inquinamento elettromagnetico, dei biotopi. Si era posta particolare attenzione all’arredo urbano, sia in centro che nelle frazioni, come il sistema di raccolta rifiuti “porta a porta”, il concorso di “Pergine in fiore” dove si invitava all’abbellimento di balconi, davanzali, vetrine, giardini e aiuole di Pergine e comparvero i primi distributori per la raccolta delle deiezioni degli animali».

Quali iniziative, secondo lei, potrebbero essere ancora valide?
«”Pergine Città dei Bambini” nel suo complesso. Bisognerebbe renderlo attuale e operativo, riprendendolo in maniera corposa e dando la priorità ai nostri ragazzi. Anche le giornate di chiusura al traffico nel centro storico con “Lascia l’auto e respira la città” ha riscontrato molto apprezzamento. In quelle giornate erano organizzate passeggiate ecologiche, mostre dei mercati biologici e la revisione delle biciclette con attenzione alla sicurezza. Erano giornate volte alla sensibilizzazione ambientale. Mi auguro che, prima o poi, si possano riprendere in mano alcune di queste cose. Non come iniziative estemporanee ma come concetto di base per tornare ad essere, come all’epoca, un riferimento per gli altri».

Crede che la politica attuale possa ispirarsi a quel periodo?
«I temi ambientali e del vivere meglio sono sempre attuali seppur richiedano qualche aggiustamento. L’importante è che ci sia la volontà di lasciare il segno e trasformare le idee in qualcosa di solido, concreto».

C’è una scelta dell’attuale amministrazione, in tal caso, che ritiene positiva e sulla base della quale è possibile la collaborazione?
«Vedo molto in positivo il discorso sull’acquisizione dell’Orto Fontanari. È una cosa importantissima per Pergine. Rappresenta l’occasione per una collaborazione non solo tra forze politiche ma anche con i cittadini. Un occasione capace di aprire alla discussione e al dialogo».

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