La storia

lunedì 17 Agosto, 2026

La Cina punta sull’Alto Garda per promuovere i suoi droni. L’ambassador Matteo Righi: «Dal Ponale alla Val di Sogno, qui riprese adrenaliniche»

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l fotografo altogardesano è stato scelto come testimonial della Dji: ce ne sono 100 in tutto il mondo e 5 in Italia

Di solito Matteo Righi lascia siano i suoi scatti e le sue riprese da tre-quattro milioni di visualizzazioni l’uno a parlare per lui, ma oggi, in occasione dell’ufficializzazione della sua collaborazione con Dji, azienda leader mondiale nella produzione di droni, ci ha raccontato di quanto la sua passione lo abbia portato lontano, pur rimanendo sempre legato al suo territorio d’origine: l’Alto Garda. Righi è infatti l’unico italiano a essere stato scelto direttamente dalla casa madre cinese per riprendere a volo d’uccello la sua terra.

Com’è nata questa passione e come si è evoluta?
«Io non sono un professionista: lavoro in fabbrica e la fotografia è una passione che coltivo da tredici anni. Nel 2020 ho comprato il mio primo drone perché volevo cambiare prospettiva. Mi sono accorto subito che era un mondo completamente diverso. Il drone nasce soprattutto per il video e così ho iniziato a dedicarmi alle riprese, sperimentando ogni giorno e passando ore al computer per montare e modificare i filmati. Piano piano mi sono formato da autodidatta. Il vero punto di svolta è arrivato nel 2024, quando “Beautiful Destinations”, una pagina da circa 24,2 milioni di follower che già nel 2015 e 2017 aveva già condiviso alcune mie fotografie, ha pubblicato un video dedicato al Garda, composto da vari spezzoni di miei riprese di Riva, Torbole, Malcesine e Val di Sogno. Credo sia stato proprio quello a far sì che Dji mi notasse».

In passato è già stato ambassador, oggi arriva a DJI. Cosa cambia?
«Sono stato ambassador dei Borghi più belli d’Italia, in particolare Malcesine, Tremosine e Canale di Tenno, ma preferisco occuparmi di video e paesaggi piuttosto che di foto e borghi. Ora che sono stato selezionato direttamente dalla casa madre cinese di Dji come Core Creator il mio lavoro è orientato soprattutto alla creazione di contenuti paesaggistici emozionali. L’azienda non cercava un professionista, ma qualcuno capace di valorizzare il proprio territorio. Dunque per i prossimi quattro anni riceverò droni e software in anteprima da testare, potrò inviare suggerimenti agli sviluppatori per migliorarli e i miei contenuti saranno utilizzati sui canali internazionali dell’azienda. Credo che abbiano scelto il Garda trentino, oltre che per la sua bellezza, anche perché offre condizioni ideali per mettere alla prova i droni con vento, lago, montagne e neve».

Che cosa la affascina delle riprese con il drone?
«È meno statico della fotografia: ti trasmette l’adrenalina di raggiungere punti inediti e vedere il mondo come un uccello. Poi il riscontro sui social è ottimo: è una modalità di catturare il paesaggio che piace moltissimo».

Come sono cambiati i droni negli anni?
«I primi droni non avevano sensori anticollisione ed era più difficile pilotarli. Oggi anche modelli molto piccoli riconoscono gli ostacoli e si fermano in attesa di tue indicazioni o correggono automaticamente la traiettoria. Inoltre, al posto della vecchia Insta 360, adesso utilizzo un drone che registra a 360 gradi: è come avere dieci telecamere montate su un unico drone».

Quanto lavoro c‘è dietro un video di pochi secondi?
«Moltissimo. La parte più lunga del lavoro è – come nella fotografia – quella di editing. Giro in formati grezzi e “piatti”, praticamente senza colori, perché registrano molte più informazioni che danno un’ampia manovrabilità nella gestione di colore, saturazione e contrasto. È proprio lì che nasce l’effetto “wow” finale. Molti non lavorano in questi formati perché richiedono tanto tempo, ma secondo me è proprio questo a fare la differenza. La tecnologia è fondamentale, ma senza lo sguardo di chi riprende e il gusto di chi edita non basta».

Oggi chi vuole avvicinarsi a questo mondo deve fare i conti con svariate regole. Quanto conta la formazione?
«È fondamentale. Molti pensano che basti acquistare un drone e decollare, ma non è così. Io ho due patentini: uno base e uno avanzato. Per alcuni droni è necessario conseguire l’abilitazione prevista, oltre ad avere un’assicurazione ed essere iscritti al portale dell’Enac dedicato al volo con i droni. L’esame base si svolge online, un po’ come quello della teoria della patente. Mentre per le operazioni più complesse ci sono percorsi aggiuntivi con una commissione che valuta l’operatore e corsi specifici con istruttori qualificati».

Quali luoghi del Garda trentino vorrebbe far conoscere al pubblico mondiale?
«Io Abito ad Arco. Purtroppo lì ci sono tante zone in cui è vietato volare per non intralciare l’elisoccorso. Dunque mi occupo di valorizzare il resto della zona trentina del lago, sconfinando anche a Malcesine e Limone. Sebbene io sia continuamente alla ricerca di luoghi e scorci nuovi, le Cascate del Ponale restano imbattute».

Immagini e video sui social possono davvero influenzare la scelta di una meta turistica?
«Assolutamente sì. Negli anni, il mio profilo Instagram è diventato internazionale: ricevo in continuazione commenti di persone straniere che mi scrivono che verranno sul Garda oppure che sono già qui, anche grazie ai miei video. Molti mi chiedono anche come raggiungere determinati luoghi presenti nelle mie riprese».

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