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venerdì 28 Agosto, 2026
Nepal, ore di apprensione per l’italiano scomparso. Altri due sono salvi
di Redazione
Si tratta di Marco Ratto, residente a Rapallo, dove lavora come orefice. Era in viaggio verso il Tibet
Restano ore di forte apprensione per tre turisti italiani dispersi dopo la devastante alluvione che ha colpito il Nepal e la regione tibetana. Tra loro c’è il 50enne Marco Ratto, originario di Rapallo, mentre gli altri due dispersi sono una coppia italo-svizzera della quale si sono perse le tracce durante il viaggio dal Tibet verso il Nepal.
La Farnesina ha immediatamente attivato la macchina delle verifiche e dei soccorsi, mentre dalle zone colpite dall’ondata di acqua e fango continuavano ad arrivare segnalazioni ed elenchi relativi ai turisti presenti nell’area.
Nel pomeriggio di ieri il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva espresso su X «il cordoglio del governo alle famiglie delle vittime delle alluvioni, che hanno colpito il Nepal e la regione tibetana». Riguardo agli italiani presenti nelle zone interessate, Tajani aveva aggiunto: «Seguo con la massima attenzione la situazione dei connazionali. Ho attivato una task force in Nepal, con l’invio di una delegazione da Roma dell’Unità di crisi per creare un punto di assistenza a Kathmandu».
Il ministro ha inoltre disposto «l’invio di personale della nostra ambasciata a Nuova Delhi a Kathmandu per rafforzare la presenza sul posto e l’assistenza agli italiani».
Farnesina al lavoro
La Farnesina sta coordinando le verifiche con le autorità locali, attraverso il Consolato generale d’Italia a Calcutta, il Consolato onorario a Kathmandu e i tour operator.
Fino a ieri sera erano stati contattati 130 italiani segnalati nell’area. Le informazioni trasmesse dalle autorità nepalesi, tuttavia, si basano in larga parte sui dati forniti dalle agenzie di viaggio e possono quindi risultare incompleti o imprecisi.
Per questo l’Unità di crisi sta effettuando verifiche dirette, coinvolgendo anche familiari e amici dei turisti in Italia.
L’apprensione per Marco Ratto
Tra i dispersi c’è Marco Ratto, 50 anni, di Rapallo, molto conosciuto nella cittadina ligure. La sua famiglia è titolare da generazioni di uno storico negozio di orologeria e oreficeria nel centro della città.
Sportivo e appassionato di avventura, Ratto aveva scelto il Nepal per un viaggio iniziato circa dieci giorni fa. I contatti con l’uomo si sarebbero interrotti al valico, mentre si trovava in uscita dal Nepal verso il Tibet.
«Siamo sgomenti», ha detto il cognato Andrea Bernardin, marito della sorella. In seguito la famiglia ha fatto sapere di non voler «rilasciare dichiarazioni per il momento, siamo in una situazione di forte apprensione».
La sindaca di Rapallo, Elisabetta Ricci, ha espresso vicinanza alla famiglia «in queste ore di grande ansia e attesa».
Due italiani tra i turisti salvati
La situazione resta in evoluzione. Tra i 27 turisti stranieri tratti in salvo nelle aree di Timure e Bhote Koshi, nel distretto di Rasuwa, figurano anche due italiani: Valentina Piccinini e Stefano Lotumolo.
Sono inoltre in salvo due bresciani, Giovanni Fassini, commercialista di 42 anni, e Marco Lombardi, pasticcere di 26 anni.
I due amici erano rimasti bloccati il 26 agosto mentre cercavano di raggiungere Kathmandu per poi rientrare in Italia. Erano partiti da Pokhara in autobus, ma lungo il tragitto avevano trovato la Prithvi Rajmarg, una delle principali arterie stradali del Paese, gravemente danneggiata dalle piogge.
«I villaggi erano isolati, i ponti crollati, le strade inagibili», hanno raccontato. Il loro autobus è rimasto fermo per circa otto ore. Di fronte all’impossibilità di proseguire verso Kathmandu, i due hanno deciso di tornare a Pokhara, nella speranza di raggiungere la capitale in aereo. La loro situazione era stata segnalata alla Farnesina.
«Abbiamo camminato per 6-7 ore»
Al momento dell’alluvione nella zona al confine tra Nepal e Tibet, Mariapaola Ricozzi, 40 anni, di Roccasecca, in provincia di Frosinone, si trovava invece dall’altra parte del Paese. Anche per lei, però, il rientro è reso difficile dalle condizioni delle strade e dalle frane.
«Stiamo rientrando su Kathmandu», ha raccontato. «Ma l’altro giorno, tornando dall’Himalaya, siamo andati a Gandruk e abbiamo trovato delle strade franate, interrotte. Ci hanno fatto fare un percorso alternativo, abbiamo camminato per 6-7 ore per evitare la parte franata».
«A Gandruk è arrivato il monsone, abbiamo dovuto risalire il fiume, arrampicandoci sul letto del fiume che era franato, attaccandoci alle piante, alle pietre. È stato molto difficile, però ce l’abbiamo fatta».
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