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martedì 25 Agosto, 2026

È morta Dolly Parton: l’icona del country aveva 80 anni

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Da Jolene a Dollywood le tappe di una carriera memorabile. Trump chiede le bandiere a mezz'asta

Dolly Parton è morta all’età di 80 anni. L’icona della musica country, con la sua voce potente, le canzoni entrate nella storia e il look inconfondibile fatto di abiti scintillanti ed enormi parrucche bionde, aveva conquistato un pubblico ben oltre i confini della musica.

A dare al mondo l’annuncio della scomparsa è stato Kent Seaver, responsabile della sicurezza della cantante da oltre vent’anni, che ha raccolto una precisa volontà della stessa Parton. «Come suo responsabile della sicurezza per oltre vent’anni, un ruolo che mio padre Larry ha ricoperto prima di me, ho immaginato la pesantezza di questo momento, ma non l’ho sentita veramente fino ad ora», ha spiegato Seaver.

«È un onore, un onore misto ad assoluto orgoglio e grande tristezza. Ma la tristezza è nostra, non di Dolly. Dolly ha vissuto nella luce ed è tra le braccia di Gesù, sicuramente accolta da Carl, dai suoi genitori e da innumerevoli altre persone che l’hanno vegliata e hanno desiderato incontrarla in cielo», ha aggiunto, riferendosi al marito Carl Dean, morto nel 2025.

Il cordoglio di Donald Trump

Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso il proprio cordoglio per la scomparsa della cantante, annunciando che le bandiere americane saranno issate a mezz’asta per una settimana in suo onore.

«È con grande tristezza che annuncio la scomparsa di Dolly Parton, una delle più grandi cantanti country – e non solo – di tutti i tempi. È una vera perdita per milioni di persone. Non c’è mai stata e mai ci sarà un’altra come lei», ha scritto Trump su Truth.

«In suo onore, farò abbassare a mezz’asta la bandiera americana in tutti gli Stati Uniti per una settimana, a partire da stasera alle 18. Riposa in pace, Dolly! Il mondo ti vuole bene».

Dalla povertà del Tennessee alla fama mondiale

Parton era nata in Tennessee, in una famiglia numerosa che lei stessa aveva descritto come «povera in canna». Dodici figli, un’infanzia segnata dalle difficoltà economiche e una forte educazione religiosa hanno contribuito a formare la personalità e l’identità artistica della futura star.

Le sue prime esibizioni avvennero in chiesa, dove il nonno era predicatore. A 10 anni imparò a suonare la chitarra e iniziò a esibirsi nei programmi televisivi locali. A soli 13 anni arrivò sul palco del Grand Ole Opry di Nashville, presentata da Johnny Cash come «una ragazzina del Tennessee orientale».

Dopo il diploma, nel 1964 si trasferì a Nashville insieme allo zio Bill Owens, anche lui autore di canzoni. Qui iniziò la collaborazione con il produttore Fred Foster, che intuì il suo talento e contribuì a far conoscere le sue composizioni.

Fondamentale per la sua carriera fu anche l’incontro con Porter Wagoner. La collaborazione con il cantante e conduttore televisivo le permise di affinare le proprie doti artistiche e di ottenere un contratto discografico con la RCA. Il primo duetto, «The Last Thing on My Mind», arrivò nel 1967.

«Jolene», «I Will Always Love You» e i grandi successi

Dopo i primi anni di carriera, Parton iniziò a imporsi anche come artista solista. Il primo numero uno arrivò con «Joshua», seguito dal successo di «Coat of Many Colors», brano autobiografico dedicato alla povertà della sua infanzia.

Nel 1973 arrivò una delle canzoni destinate a diventare il simbolo della sua carriera: «Jolene», ancora oggi tra le composizioni più reinterpretate della musica country.

L’anno successivo lasciò lo show di Wagoner, non senza tensioni, pur continuando a collaborare con lui. Proprio nel 1974 scrisse e pubblicò «I Will Always Love You», una canzone d’addio dedicata al collega.

Parton rifiutò anche la proposta di Elvis Presley di incidere il brano, perché non voleva rinunciare ai diritti d’autore. Decenni dopo, la versione di Whitney Houston, inserita nella colonna sonora del film «Guardia del corpo» del 1992, trasformò la canzone in un successo mondiale.

Nel 1979 Parton conquistò inoltre il suo primo Grammy Award grazie a «Here You Come Again».

Dal cinema a Dollywood

Il successo di Parton non si limitò alla musica. Nel 1980 debuttò al cinema con «Dalle 9 alle 5», accanto a Jane Fonda e Lily Tomlin. Il film contribuì a consacrarla anche come attrice e la canzone omonima le fece conquistare due Grammy.

Seguirono altri film di successo, tra cui «Il miglior bordello del Texas» e «Fiori d’acciaio». Nel corso degli anni Parton continuò a lavorare tra cinema e televisione, partecipando anche a «Hannah Montana» al fianco della figlioccia Miley Cyrus.

Nel 1987 collaborò inoltre con Linda Ronstadt ed Emmylou Harris all’album «Trio», che vendette milioni di copie.

Parallelamente sviluppò una carriera imprenditoriale di grande successo. Il suo nome è indissolubilmente legato a Dollywood, il grande parco a tema aperto nel Tennessee orientale e diventato uno dei principali motori economici della regione.

L’impegno per l’istruzione e la comunità

Accanto alla carriera artistica, Parton si è distinta per il suo impegno filantropico. Nel 1995 fondò la Dollywood Foundation e avviò il programma «Imagination Library», nato per distribuire gratuitamente libri ai bambini.

L’iniziativa era legata anche alla storia della sua famiglia: il padre aveva abbandonato gli studi per lavorare in fattoria e aveva avuto difficoltà con la lettura. Parton trasformò quella esperienza in un progetto educativo che nel tempo si è esteso ben oltre il Tennessee.

Nel 2016, dopo i devastanti incendi che colpirono i Great Smoky Mountains, organizzò una raccolta televisiva con numerose celebrità e istituì una fondazione destinata ad aiutare economicamente le famiglie che avevano perso la casa.

Una carriera lunga oltre sei decenni

Parton ha scritto centinaia di canzoni, venduto oltre 100 milioni di copie e raccolto più di un miliardo di stream. È stata inserita nella Country Music Hall of Fame e ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui un premio alla carriera dalla Recording Academy.

Nel 2025 le era stato assegnato anche il Jean Hersholt Humanitarian Award dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences.

Autrice, cantante, attrice, imprenditrice e filantropa, Parton aveva continuato a lavorare fino agli ultimi anni. Tra i progetti attesi c’era anche «DOLLY: A True Original Musical», previsto per il debutto nel dicembre 2026.

La sua morte chiude una delle carriere più longeve e trasversali della cultura popolare americana: quella di una donna partita da una famiglia poverissima del Tennessee e diventata una delle figure più riconoscibili e amate della musica mondiale.

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