Il ricordo

martedì 2 Giugno, 2026

Michele Lanzinger, nel prati del Muse domani l’ultimo saluto. La sorella: «Da piccolo cenava sempre con il vocabolario vicino»

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Maria Teresa Lanzinger sorride mentre cerca il fratello nei ricordi dell’infanzia. Non il direttore del museo

«La matematica non era il suo forte, al punto che i numeri sono diventati quasi un cruccio». Maria Teresa Lanzinger sorride mentre cerca il fratello nei ricordi dell’infanzia. Non il direttore del museo.

Non il geologo. Non il manager culturale che ha accompagnato il passaggio del vecchio Museo tridentino di scienze naturali al Muse (Museo delle scienze di Trento), simbolo della rinascita urbana delle Albere firmata da Renzo Piano. Cerca Michele. E lo ritrova in quel bambino che faticava con le materie scientifiche, ma non smetteva mai di fare domande e capire.

«Era mosso dal desiderio di conoscere. Anche i numeri che non gli piacevano troppo, voleva comprenderli — dice la sorella — E, poi, voleva sempre spiegare agli altri quello che aveva appreso con entusiasmo e passione».

Forse è tutto lì il segreto di Michele Lanzinger, scomparso sabato mattina a 69 anni dopo una vita trascorsa a costruire ponti tra il sapere e le persone. Una figura che a Trento apparteneva ormai a tutti. Ma che, nel ricordo della sorella, torna a essere il fratello maggiore cresciuto a un anno di distanza da lei, in una casa dove la curiosità era una forma quotidiana di educazione.

«Sul tavolo della cucina, accanto al posto di Michele, c’era sempre un vocabolario consumato — la voce tradisce un sorriso nostalgico — Durante i pasti si discuteva di qualsiasi argomento o fatto. In famiglia era naturale interrogarsi sulle cose. Io e i miei fratelli siamo cresciuti così. E in particolare lui aveva questa curiosità continua che lo portava subito a sfogliare il dizionario».

Michele, però, non era curioso e basta. Era generoso nel condividere ciò che imparava. «Non tratteneva mai le cose per sé — continua Maria Teresa — Voleva capire per poter raccontare».

Una caratteristica che anni dopo è diventata il tratto distintivo del suo lavoro di divulgatore scientifico. Da bambino era assiduo frequentatore di musei e biblioteche. «Luoghi che per altri erano semplici edifici e che per lui diventavano mondi da esplorare».

Proprio la sorella ricorda una delle prime gite di famiglia fuori porta. Destinazione Monaco di Baviera al Museo della scienza e della tecnica. «Aveva otto anni, io appena sette: sono convinta che quella gita lo colpì più di tutte — racconta — Credo che lì ci sia stato un imprinting».

La strada era già tracciata, anche se Michele non sembrava disposto a scegliere una sola direzione. Studiava geologia. Ma nello stesso tempo frequentava il Conservatorio e suonava la viola. Anni dopo, quando nell’ottobre del 2025 ha accettato la presidenza del Conservatorio di Trento e Riva del Garda, ha ricordato proprio quel legame mai interrotto con la musica.

«Quando qualcuno gli chiedeva di scegliere, lui rispondeva: “Perché devo decidere? A me piace fare tutto». Questo era il suo modo di stare al mondo. Guardare sempre un passo più in là. Non per accumulare conoscenze, ma per allargare continuamente l’orizzonte.

E così lo ricorda anche la sua compagna di liceo, Annaluisa Pedrotti, ex docente di discipline preistoriche dell’Università di Trento. «Siamo amici da quando avevamo 14 anni — sospira — Michele è sempre stato un metro sopra gli altri. Non per superiorità, ma perché vedeva prima. Era lungimirante. Ha osato quando altri esitavano. E i progetti gli hanno dato ragione».

Lo dimostra la sua storia professionale. Per decenni è stato uno dei protagonisti della cultura trentina. Ha guidato il museo nel passaggio più delicato e ambizioso della sua storia. Dalla sede storica di via Calepina al Muse, il grande polo scientifico nato nel quartiere delle Albere. Un trasferimento che non è stato soltanto logistico.

È diventato una nuova idea di museo, aperto alla città e alle famiglie. Ma dietro il dirigente capace di immaginare il futuro ha sempre continuato a vivere il ragazzo che voleva capire tutto.

«Sempre accompagnato da una gentilezza quasi disarmante — continua la professoressa Annaluisa Pedrotti — Aveva l’abitudine di chiedere scusa. Anche quando non ce n’era bisogno».

Domani i funerali di Michele Lanzinger alle 11 sul prato del Muse. Dove tutta la città potrà stringersi alla moglie Giuliana Scarpa, i figli Sofia e Leonardo.

A ricordare la sua passione per la musica suonerà il Quartetto Anima. A cui si aggiungerà la suonata al violoncello di Giovanni Costantini.