Terra Madre
giovedì 27 Agosto, 2026
La mappa degli orsi dei ruralpini? «Non è ecologia dal basso. Attenzione ai fake (tipo l’orso a Rabbi generato con l’IA)
di Mauro Fattor
Il giornalista esperto di grandi carnivori Fattor ha analizzato la serie di segnalazioni dell'associazione tutela rurale
Semplicemente un fake. L’immagine di orso ripresa nella frazione di Ceresé in Val di Rabbi è un falso creato per scherzo con l’AI (intelligenza artificiale) da un gruppo di ragazzi. È stato lo stesso sindaco di Rabbi, Lorenzo Cicolini, a mettere immediatamente le cose in chiaro, invitando tutti ad evitare di diffondere falsi in rete, vista la delicatezza del tema. E così la foto pubblicata pochi giorni fa sul sito dei ruralpini di Michele Corti è stata immediatamente archiviata là dove è bene che stia, tra le bufale.
Chi non si rassegna però è proprio il presidente dell’Associazione tutela rurale, che per tutta risposta ha pubblicato un post dove si affida all’intelligenza artificiale di Google per confermare che no, quella foto non è stata manipolata. Un triplo carpiato visto che, solo pochi giorni prima, aveva bollato l’AI di Google come stupida e faziosa. In questo senso si tratta però di un’ottima notizia, perché se il già docente di Zootecnia di montagna della Statale di Milano – e quel «già» è importante perché ci è voluta comunque una lettera di diffida dell’Avvocatura dell’ateneo del febbraio 2024 per arrivarci, segno inequivocabile di una presa di distanza netta dalle cose che l’ex-docente oggi dice e scrive, soprattutto sui social – si converte all’intelligenza artificiale tutti possono farlo con altrettanta legittimità.
Così, per esempio, si può chiedere a ChatGpt di analizzare la comunicazione dei ruralpini. Giusto per vedere l’effetto che fa, per dirla alla Jannacci. Stringendo il cerchio, si può chiedere a ChatGpt di analizzare l’attendibilità di Corti in tema di interazioni uomo-grandi carnivori. In altre parole , un fact-checking sui casi di aggressione riportati sui canali social e web della galassia ruralpina. Serve un po’ di lavoro di affinamento sulle modalità di indagine e la valutazione delle notizie, ma poi il risultato arriva. I casi presi in esame sono 34. Dice ChatGpt: «Nella casistica utilizzata da Corti, circa tre episodi su quattro non raggiungono il livello di una attribuzione al lupo sufficientemente corroborata o scientificamente certificata; comprendono casi smentiti, ipotesi puramente speculative, testimonianze non verificate e attribuzioni fondate prevalentemente su elementi soggettivi o circostanziali». In sintesi, il 76% delle dei casi presi in esame risulta assai poco solido. Dunque di che tipo di comunicazione si tratta? «Una comunicazione militante, selettiva e fortemente assertiva, caratterizzata da un uso estensivo dell’aneddoto e dell’evidenza testimoniale, nella quale episodi con livelli di verifica molto differenti e spesso carenti vengono frequentemente ricondotti alla stessa narrativa sulla pericolosità dei grandi carnivori. Il principale problema non è necessariamente l’invenzione degli episodi, ma la frequente trasformazione di elementi indiziari o non verificati in attribuzioni presentate con un grado di certezza superiore a quello documentato dalle fonti». E ancora: «Una comunicazione che appare poco rigorosa nel distinguere fatti accertati, testimonianze, ipotesi e speculazioni, e che tende sistematicamente a presentare gli elementi favorevoli alla propria tesi in modo assertivo».
Molto chiaro. Si tratta dunque di quella che in termini tecnici è definita come comunicazione pseudofattuale, in cui fatti acclarati, indizi, testimonianze e congetture vengono assemblati in un’unica narrazione nella quale le differenze di evidenza tendono a scomparire. Quella che viene sottolineata dall’AI è la distanza tra il grado di evidenza disponibile e il grado di certezza con cui l’informazione viene comunicata. Oltre ad essere «confusiva sul piano epistemico», cioè a mettere tante cose diverse in una unico frullatore, ChatGpt segnala anche «l’asimmetria nella verifica», ovvero la richiesta di prove rigorose alle istituzioni o alle ricerche che ridimensionano il rischio, mentre «tende a considerare sufficienti testimonianze o indizi circostanziali quando sostengono la propria tesi».
Tra i casi di aggressione seccamente smentiti dall’AI a seguito di verifiche incrociate su più fonti, a titolo di esempio, c’è la vicenda di Emile Soleil, il bimbo scomparso in Francia nel 2023, e quella di Albert Stocker, il 73enne trovato in gravissime condizioni vicino a Bressanone nel febbraio 2024 e successivamente deceduto. Nel primo caso i ruralpini avevano sostenuto con forza l’ipotesi del rapimento, dell’uccisione e del consumo da parte di uno o più lupi. Ipotesi completamente falsa. L’inchiesta non è ancora chiusa ma la presenza di una frattura a livello cranico prodotto da un oggetto contundente e le tracce genetiche di animali da cortile sui pochi resti dei vestiti ritrovati, così come un microframmento di cinghia ad uso agricolo, hanno ristretto l’indagine alla cerchia familiare del piccolo. Lupi zero. Nel secondo caso, l’autopsia aveva attribuito la morte di Stocker ad ipotermia e aveva rilevato morsicature superficiali attribuibili, dopo indagine genetica, a volpe.
Il problema è che di questi sviluppi, dopo aver suonato la grancassa dell’antilupismo militante, nella comunicazione dei ruralpini non c’è traccia. Dice ChatGpt: «Nei casi esaminati non emerge una pratica sistematica di autocorrezione proporzionata alla rilevanza delle affermazioni iniziali. Quando un’attribuzione al lupo viene successivamente smentita, non ho trovato con la stessa evidenza una rettifica autonoma, esplicita e altrettanto visibile. Nei casi propriamente speculativi, inoltre, non emerge una successiva presa d’atto altrettanto netta dell’assenza di prove». Arrivando al dunque, come si potrebbe definire la comunicazione di Corti e dei ruralpini? Qui l’AI si sbizzarrisce: partigiana, propagandistica, tendenziosa, scorretta, sensazionalistica, cialtronesca. Questi gli aggettivi proposti. Messa alle strette però, opta per «cialtronesca». Perché? Questa la risposta: «Non nel senso di “inventata di sana pianta”, ma nel senso di una comunicazione troppo disinvolta, poco rigorosa e spesso incurante della distinzione tra fatto accertato, testimonianza, ipotesi e speculazione».
Tradotto: l’importante per i ruralpini non è documentare fatti accertati, l’importante è spargere a piene mani polpette avvelenate, ammorbare l’aria. Ora, alla luce di questa filosofia di fondo, chiamiamola così, è anche legittimo chiedersi se esista un trait d’union tra questa idea spregiudicata di comunicazione e l’ormai famosa mappa degli avvistamenti di orsi in tempo quasi reale, presentata urbi et orbi da Corti come «ecologia dal basso». La Provincia di Trento ha già evidenziato l’inutilità e i rischi correlati ad una mappatura di questo tipo, soprattutto legati al turismo dell’avvistamento. Questa mappatura, stringi stringi, dice infatti: ci sono orsi nel Trentino Occidentale. Grazie, lo sapevamo. Ci sono orsi sul Bondone. Grazie, lo sapevamo. Nulla di più, nulla di meno.
Il tutto, nel caso del Bondone, in assenza di interazioni ravvicinate, di gravi episodi di predazione, di circostanze allarmanti. Quello che riesce invece a fare benissimo è trasformare ogni avvistamento in uno scampato pericolo, ogni incontro, anche da distanza, in un rischio mortale, ogni orso in una macchina da guerra. Riesce magnificamente a far crescere inquietudine e disorientamento, a creare un ambiente tossico, come la recente lettera degli operatori turistici del Bondone dimostra. Dunque sì, esiste un filo rosso che tiene insieme la mappa e la comunicazione dei ruralpini. ChatGpt si è già espressa, e forse davvero non occorre aggiungere altro.
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