Economia
sabato 20 Giugno, 2026
Inflazione e carovita, la richiesta dei sindacati trentini: «Rivedere subito l’Icef e più case popolari»
di Redazione
Le parole dopo che a maggio il carrello della spesa ha segnato il +3,6%
La perdita di potere d’acquisto delle famiglie trentine continua a preoccupare il mondo sindacale. Cgil, Cisl e Uil del Trentino chiedono alla Giunta provinciale di intervenire con urgenza per contrastare gli effetti del carovita, inserendo già nell’assestamento di bilancio una serie di misure a sostegno di lavoratori e pensionati.
A lanciare l’appello sono i segretari generali delle tre organizzazioni sindacali, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher, che richiamano i dati diffusi dall’Ispat sull’andamento del costo della vita in provincia.
Secondo i sindacati, la perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni registrata negli ultimi anni ha colpito il Trentino in misura persino superiore alla media nazionale. Un fenomeno che, spiegano, è stato solo parzialmente compensato dagli interventi fiscali a favore dei redditi più bassi, mentre i lavoratori con retribuzioni medie hanno continuato a subire gli effetti del cosiddetto «drenaggio fiscale».
Preoccupa in particolare la nuova accelerazione dell’inflazione registrata nei mesi di aprile e maggio, con un aumento dei prezzi al consumo rispettivamente del 2,1% e del 2,5%.
«Questa nuova fiammata dei prezzi colpisce soprattutto i ceti medi e bassi, cioè le famiglie che destinano una parte significativa del proprio reddito ai beni essenziali», sottolineano i sindacati.
Nel dettaglio, il rincaro riguarda soprattutto i prodotti alimentari e le spese per la casa. A maggio il cosiddetto «carrello della spesa» ha registrato un aumento del 3,6%, mentre affitti, servizi idrici e bollette energetiche sono cresciuti del 5,9%. Incrementi che si sommano ai forti rialzi accumulati nell’ultimo decennio: +34,7% per i beni alimentari e +55% per casa ed energia.
Per questo Cgil, Cisl e Uil chiedono alla Provincia di adottare misure strutturali e non interventi temporanei. Tra le priorità indicate figura la revisione dell’Icef, il sistema utilizzato per l’accesso alle prestazioni sociali provinciali, che secondo i sindacati penalizzerebbe le famiglie in cui entrambi i genitori lavorano.
Le organizzazioni sindacali sollecitano inoltre l’indicizzazione degli strumenti di welfare al costo della vita, così da preservarne l’efficacia nel tempo, e un rafforzamento delle politiche abitative attraverso maggiori opportunità nell’housing sociale e nuovi sostegni per le famiglie che vivono in affitto.
«Di fronte alla perdita di potere d’acquisto delle famiglie – concludono Grosselli, Bezzi e Largher – i bonus una tantum si sono dimostrati del tutto inefficaci. Servono invece interventi strutturali e duraturi capaci di rispondere alle difficoltà economiche che sempre più famiglie stanno affrontando».
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