economia
lunedì 28 Settembre, 2026
Un contribuente trentino su tre paga l’80% dell’Irpef. E oltre il 30% dei residenti non dichiara redditi
di Simone Casciano
Il rapporto di Itinerari Previdenziali usa toni netti: «Siamo evasori? Sì, ma è lo stesso Stato il “promotore” del nero, che ha basato le sue politiche su un falso “sogno” incentrato sul pericolo binomio “meno dichiari e più avrai dallo Stato” il cui asse portante è l'Isee»
Un contribuente trentino su tre paga l’80% dell’Irpef, l’imposta sul reddito. Nel 2024 i 154.870 trentini che hanno dichiarato più di 29mila euro lordi – il 34,6% dei 447.073 contribuenti – hanno versato 1,71 miliardi su un gettito complessivo di 2,12 miliardi: l’80,5% dell’imposta. Gli altri due terzi, i 292.203 che restano sotto quella soglia, ne pagano il 19,5%.
E poi c’è chi la dichiarazione dei redditi non la presenta affatto: 99.500 residenti su 546.573, il 18,2%, una platea che comprende anche i minori e i familiari senza un reddito proprio. Sommati agli 81.921 contribuenti che dichiarano ma non devono nulla al fisco (quelli della no tax area), fanno 181.421 trentini che non versano nemmeno un euro di Irpef: un residente su tre. È il quadro che emerge applicando alla provincia il metodo della tredicesima indagine sulle entrate fiscali del Centro studi e ricerche Itinerari previdenziali, presentata nei giorni scorsi, sui dati del ministero dell’Economia relativi all’anno d’imposta 2024. Un metodo che solleva dubbi anche sulle dichiarazioni dei redditi raccolte nel Paese e in Trentino. «È difficile credere che un numero così alto di persone viva con redditi da 0 a 7.500 euro», si legge nel rapporto. I redditi citati sono sempre lordi, cioè il reddito complessivo dichiarato. L’Irpef è quella effettivamente dovuta, addizionali comprese, al netto di detrazioni e trattamento integrativo.
I numeri del Trentino
Alla base della piramide ci sono 72.729 contribuenti (il 16,3%) che dichiarano meno di 7.500 euro lordi l’anno: in tutto versano 1,5 milioni, in media 21 euro a testa. Fino a 15mila euro si arriva a 136.029 persone (il 30,4%) che insieme coprono lo 0,6% del gettito. Il cuore del sistema è la fascia tra 20 e 35mila euro: 167.621 contribuenti (37,5%) che versano 652 milioni, circa un terzo dell’imposta.
Oltre i 35mila euro lordi, circa 2mila netti al mese secondo il rapporto, ci sono 94.478 contribuenti: il 21,1%, che da solo versa il 65,4% dell’imposta. Al vertice la concentrazione cresce ancora. Gli 8.711 trentini con più di 100mila euro di reddito (l’1,95% del totale), versano 455 milioni, il 21,5% del gettito. I 529 che superano i 300mila euro pagano da soli 98 milioni, in media 185mila euro ciascuno: più di quanto versino, tutti insieme, i 184.974 contribuenti che dichiarano fino a 20mila euro, fermi a 83 milioni.
Sulla distribuzione pesa anche la scelta della Provincia sull’addizionale Irpef: nel 2024 chi aveva un reddito imponibile fino a 30mila euro ne era esente. Così l’intero gettito dell’addizionale provinciale arriva da chi dichiara più di 29mila euro. A 44.585 contribuenti, invece, è andato il trattamento integrativo, l’ex bonus Renzi, per 35,7 milioni.
Confronto: Bolzano e Italia
Rispetto al resto del Paese il Trentino ha meno redditi bassi: sotto i 15mila euro dichiara il 30,4% dei contribuenti contro il 35,9% nazionale. Chi non versa Irpef è un residente su tre, contro il 42,1% dell’Italia, dove sono 24,8 milioni, e il 31,1% dell’Alto Adige. In provincia è più bassa sia la quota di residenti che non presentano la dichiarazione, il 18,2% contro il 27,3% nazionale, sia quella di chi dichiara ma non deve imposta, il 18,3% contro il 20,4%. Eppure la sproporzione tra chi dichiara e chi paga è quasi identica a quella nazionale: in Italia il 69,8% dei contribuenti che dichiara fino a 29mila euro versa il 21,3% dell’imposta, mentre il 18,8% che supera i 35mila ne paga il 65%. In Alto Adige il carico è ancora più concentrato: i contribuenti oltre i 35mila euro sono il 26,6% e versano il 73,1% dell’Irpef, quelli fino a 29mila sono il 60,5% e ne pagano il 14,7%. Diverso anche il gettito per abitante: 3.880 euro in Trentino, 4.829 a Bolzano, 3.669 in Italia. Se si guarda solo a chi versa, il trentino medio paga 5.808 euro, meno del contribuente altoatesino (7.012) e anche di quello italiano (6.340): in provincia pagano in tanti, ma in media meno. Dal 2008 al 2024, secondo l’indagine, il gettito Irpef trentino è cresciuto del 41,5%, contro il 58% di Bolzano e il 37,3% nazionale, mentre il numero di chi versa è salito del 16,2%, contro il 9,7% nazionale.
La lettura dell’Osservatorio
Il rapporto di Itinerari Previdenziali usa toni netti. «Quasi la metà degli italiani non ha redditi e quindi vive a carico di qualche altro cittadino o contribuisce direttamente e indirettamente all’aumento del debito pubblico», si legge nel sommario. In Italia il 30,2% dei contribuenti, quelli sopra i 29mila euro, versa il 78,7% dell’imposta. Secondo il rapporto i 58.700 italiani che dichiarano più di 300mila euro pagano più Irpef dei 27,8 milioni di cittadini con redditi fino a 20mila euro, che nel 2024 hanno versato in tutto 10,84 miliardi. Solo per garantire a questi ultimi la spesa sanitaria, costata 2.347 euro pro capite, gli altri contribuenti devono farsi carico, calcola l’Osservatorio, di 54,45 miliardi nel solo 2024. Nell’introduzione il Centro studi rovescia il luogo comune sulla pressione fiscale: «Non è vero che siamo un Paese oppresso dalle tasse perché i veri oppressi sono pochi: meno del 20% della popolazione mentre una parte consistente non solo ne paga assai poche ma beneficia anche di una enorme redistribuzione». Secondo gli autori, però, i numeri delle dichiarazioni non raccontano la ricchezza reale del Paese, che resta in parte sommersa. «È difficile pensare che solo il 18% della popolazione dichiari redditi da 35mila euro in su e credere che 11 milioni di italiani vivano con redditi da zero a 7.500 euro», scrivono. La responsabilità, per l’Osservatorio, è anche delle regole: «Siamo evasori? Sì, ma è lo stesso Stato il “promotore” del nero, che ha basato le sue politiche su un falso “sogno” incentrato sul pericolo binomio “meno dichiari e più avrai dallo Stato” il cui asse portante è l’Isee». Bocciata anche l’ipotesi di una tassa piatta generalizzata: secondo l’indagine «la flat tax al 15% sarebbe penalizzante per i redditi fino a 29mila euro cioè per circa il 78% dei dichiaranti essendo superiore alle loro aliquote medie».
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