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venerdì 1 Maggio, 2026

Bypass: i No Tav diffidano Rfi, Comune e Provincia: «Nessuno potrà più negare i rischi ambientali e l’inquinamento delle falde»

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I comitati annunciano un'azione legale

«Da un anno il cantiere a Trento Nord è completamente bloccato», così Elio Bonfanti, militante No Tav, ha descritto nella giornata di ieri alla sala delle associazioni ambientaliste il complicato andamento dei lavori per la costruzione della circonvallazione ferroviaria. Una situazione, secondo quanto emerso dai portavoce delle associazioni, «mai trasparente e piena di contraddizioni», su cui i diretti responsabili faticano ancora a prendersi le proprie responsabilità: «Nei prossimi giorni – annuncia Bonfanti – invieremo una lettera di messa in mora personale a tutte le entità coinvolte in questa vicenda. Proprietari delle aree inquinate, Rfi (Rete Ferroviaria Italiana), comitato e Provincia di Trento, il sindaco stesso, questa lettera vuole intimare la presa di responsabilità, così che, anche in ottica futura, nessuno possa negare di essere stato a conoscenza della situazione». Accanto ad un «silenzio delle istituzioni» riguardo all’andamento dei lavori che, certamente, non aiuta a placare gli animi delle associazioni, le maggiori criticità emergono quando si entra nelle tematiche ambientali, toccate ancor più da vicino dopo l’annuncio della nuova progettazione di Rfi.

«A inizio giugno vogliono installare a 25 metri di profondità oltre 200 diaframmi spessi un metro e mezzo. Questa mossa – commenta in maniera critica l’avvocato Marco Cianci – avrà un impatto sul territorio gravissimo, perché c’è una forte probabilità che gli inquinanti sparsi per il sottosuolo possano diffondersi in senso planimetrico verso le aree limitrofe, già piene di materiale proveniente dallo scalo Filzi. Inoltre, scavando così in profondità, la falda più profonda, essenziale per l’acqua di tutta la città, rischia di entrare a contatto con quella inquinata». Secondo i dati presi in considerazione dai Comitati, infatti, proprio nel punto in cui dovrebbero sorgere i diaframmi il quadro di inquinamento è pesantissimo, «con almeno 270 metri di terreno densi di idrocarburi anche allo stato liquido».

Da qui la richiesta dei Comitati No Tav di intervenire su quelle aree solamente in seguito alla tanto richiesta bonifica del sottosuolo. «Confidando nella presenza di molti cittadini, abbiamo deciso di organizzare il prossimo 6 di maggio, proprio sotto la sede di Appa, un momento per invitarli a prendersi la responsabilità di quanto detto e, soprattutto, di ammettere l’impossibilità di realizzazione del progetto. Stiamo chiedendo solo che si applichi il codice dell’ambiente, dovrebbe essere la normalità». Il prossimo 22 maggio, invece, tutti i Comitati coinvolti nella vicenda, si riuniranno in assemblea. «Non abbiamo tutti i dettagli sulla barriera che vogliono costruire – ammette Cianci – ma da quello che emerge, oltre a coprire solo una minima parte di un terreno ben più ampio e inquinato, si parla di una tipologia tecnica complessa, che andrà monitorata quotidianamente per valutarne l’efficacia. Non è certamente la zona ideale per sperimentare».