La storia

mercoledì 1 Aprile, 2026

Arianna Bertolini e i due lavori nelle pulizie che non bastano. «Sette euro lordi all’ora, senza l’aiuto di mio figlio non ce la farei»

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Ha 49 anni, vive a Villa Lagarina ed è madre di due figli. E si divide fra due contratti, da mattina a sera. Ma a fine mese lo stipendio non è sufficiente

Lavora tra mattina e sera, divisa tra più cantieri e due contratti part-time. Arianna Bertolini ha 49 anni, vive a Villa Lagarina ed è madre di due figli. La sua è una delle tante storie che raccontano cosa significa oggi lavorare senza un’adeguata retribuzione.

Ci racconti il suo lavoro.

«Faccio le pulizie da sei anni. Ho iniziato questo lavoro per necessità, ma anche per la possibilità di gestire la famiglia: mi consente orari elastici, ideali per la gestione dei figli. Oggi lavoro per due ditte diverse, perché una sola non basta. In questo settore i contratti sono quasi sempre part-time, tra le 11 e le 15 ore settimanali, quindi per arrivare a un monte ore accettabile bisogna sommare più lavori. Alla fine lavoro tra le 30 e le 35 ore, distribuite tra mattina e sera».

Quali sono le condizioni di lavoro?

«Sulla carta ci sono regole precise, ma nella pratica non sempre vengono rispettate. Per esempio, le ore di riposo tra un turno e l’altro dovrebbero essere garantite, ma spesso non è così. Dipende molto da come vengono organizzati i cantieri. È un lavoro faticoso: non tanto per i pesi, ma per la ripetizione continua dei movimenti. Alla lunga il fisico ne risente. E poi c’è anche uno stress mentale: se ci tieni al lavoro, devi ricordarti tutto, chiudere uffici, controllare finestre, inserire allarmi. La responsabilità c’è, anche se spesso non viene riconosciuta».

Quanto guadagna e come valuta la sua retribuzione?

«In totale arrivo tra i 1000 e i 1200 euro al mese. Parliamo di circa 7 euro lordi l’ora. È una paga troppo bassa, ferma da anni, che non tiene conto né della fatica fisica né delle responsabilità che abbiamo. Per quello che facciamo, servirebbe un riconoscimento economico molto più alto. Così com’è, non è adeguata».

Con questo stipendio riesce a sostenere il costo della vita?

«Non completamente. Riesco ad andare avanti anche grazie agli assegni per i figli e a un piccolo aiuto di mio figlio maggiore che lavora. Ma da sola non basterebbe: servirebbero almeno 500 euro in più al mese per stare tranquilli. Il problema è che il costo della vita è aumentato molto, tra mutuo, bollette, benzina e spesa alimentare. E in questo lavoro spesso gli spostamenti non sono pagati: se devi andare da un cantiere all’altro, la benzina è tutta a carico tuo. Io cerco cantieri grandi per limitare gli spostamenti, altrimenti diventerebbe insostenibile».

Arriva a fine mese?

«Arrivare ci si arriva, ma incastrando tutto con attenzione. Devi controllare ogni spesa. Il vero problema sono gli imprevisti: basta poco per mettere tutto in difficoltà. O si abbassano i costi o si alzano gli stipendi: una persona non può arrivare a fine mese sempre con l’acqua alla gola».

Si sente tutelata?

«C’è molto da migliorare, sia sulla paga sia sulla gestione del lavoro. Molte persone lasciano questo lavoro perché si sentono poco valorizzate. Bisogna avere carattere per resistere».

Cosa deve cambiare?

«Prima di tutto l’organizzazione dei turni: se il lavoro è distribuito meglio, si lavora anche meglio. E poi gli stipendi devono aumentare. Il problema nasce anche dagli appalti al ribasso: le ditte accettano prezzi bassi e poi il peso ricade sui lavoratori. Serve un equilibrio tra quello che viene richiesto e quello che viene pagato».

Nonostante tutto, continuerebbe a fare questo lavoro?

«Sì, perché mi piace. C’è una soddisfazione nel vedere il risultato, nel passare dal disordine all’ordine. Però migliorerei l’aspetto economico e organizzativo: così com’è, è troppo sacrificato».

Che cosa direbbe a chi non conosce questa realtà?

«Che è un lavoro socialmente necessario, utile anche per chi ha bisogno di conciliare famiglia e lavoro. Ma non bisogna accettare tutto in silenzio. Bisogna essere più uniti e difendere i propri diritti: solo così si possono ottenere stipendi migliori e condizioni più dignitose. L’unione fa la forza».