L'intervista
venerdì 3 Luglio, 2026
Laura Pirovano, regina della discesa: «Resto la stessa: per celebrare la Coppa mi basta una polenta con i miei paesani»
di Angelo Zambotti
La campionessa di Spiazzo si racconta dopo i trionfi in discesa e la conquista della Coppetta di cristallo: gli allenamenti estivi con Goggia e Bassino, il ritorno al gigante e la grande festa in Val Rendena
Sono passati meno di 4 mesi dalle due settimane che hanno impresso la svolta alla vita sportiva di Laura Pirovano. Le due vittorie filate in discesa libera al Passo San Pellegrino venerdì 6 e sabato 7 marzo, seguite dalla doppia perla di sabato 21 a Kvitfjell (terzo successo con tanto di Coppa del Mondo di specialità) hanno messo nero su bianco – leggasi sonanti risultati – quel che tecnicamente già si sapeva, ovvero che la rendenese ha valori degni dei primissimi posti del Circo Bianco. Eppure Laura, 29 anni da compiere a novembre, non è cambiata di una virgola dopo i successi di livello mondiale: domenica sarà festeggiata nella sua Spiazzo (l’appuntamento è in Piazza San Vigilio dalle 11.30) e si augura una giornata all’insegna della genuinità. «Per celebrare la stagione a me andrebbe benissimo una polenta con i paesani, d’altronde sono sempre stata una persona semplice», sentenzia «Lolli».
Pirovano, tanto per cominciare: dov’è la Coppetta di cristallo?
«A casa, in bella vista sul pianoforte. Qualche anno fa suonavo, poi ho dovuto scegliere tra musica e sci… L’ho appoggiata lì a marzo e lì è rimasta, non ho ancora pensato a un posto specifico dove metterla».
Ha realizzato tutto quello che è successo pochi mesi fa?
«Del tutto probabilmente no, però pian piano me ne sto rendendo conto. Sembrava che quel podio non dovesse arrivare mai, poi è cambiato davvero tutto in pochi giorni».
Come affronta una sciatrice questo periodo estivo?
«Allenandosi! Ho già sostenuto un paio di ritiri sugli sci, ora sono a casa e mi sto concentrando più che altro sulla parte fisica. Diciamo che posso godermi un po’ la mia Val Rendena, che durante l’anno non vedo granché tra una trasferta e l’altra. Il 23 agosto partirò poi per le nevi di Ushuaia con Sofia Goggia e Marta Bassino. Staremo in Argentina un mese abbondante».
A proposito di casa, è cambiato qualcosa per lei dopo i recenti successi?
«Nella mia zona mi conoscevano già prima delle vittorie in Coppa del Mondo, quindi di fatto non è cambiato nulla. Mi capita di accorgermi della mutata popolarità quando mi sposto in altre località. In generale è una cosa che mi fa piacere, certo non ci ero molto abituata».
Come ci si sente a far parte di un gruppo che sta facendo la storia dello sci e dello sport italiano?
«Sicuramente è una bella sensazione, anche se io ho fatto davvero pochissimo rispetto a Federica Brignone, Sofia Goggia e altre azzurre. Oltre alle emozioni, scendendo nel concreto avere la fortuna di far parte di una squadra del genere è stimolante, perché in ogni allenamento ci si può confrontare su livelli davvero alti, inoltre ci si incita l’una con l’altra e i risultati si vedono».
E cosa le hanno detto le due olimpioniche dei suoi successi?
«Sono state contente, così come tutta la squadra. E se c’è una cosa che mi ha fatto ancora più piacere è stato l’affetto che mi è stato manifestato anche da diverse atlete di altri Paesi».
E come si spiega questa particolarità?
«Probabilmente sono sempre stata vista come l’atleta che sciava bene, ma che per un motivo o per l’altro non riusciva mai a centrare certi successi, fermandosi a quei famosi piazzamenti che mi contraddistinguevano».
Tornando a casa avrà incrociato diverse atlete dei club di Madonna di Campiglio e degli altri centri trentini. Cosa le chiedono?
«Tante cose, ma da parte mia c’è la voglia di essere un esempio per chi sogna di fare strada nello sci e nello sport in generale. A chi mi chiede qualcosa dico sempre che l’importante è non mollare mai».
Com’è cambiato secondo lei lo sci e lo sport giovanile rispetto a qualche lustro fa, quando lei frequentava le categorie dei più piccoli?
«Da una parte oggi è più facile crescere nello sport, penso che in generale ci siano più opportunità. Però allo stesso tempo noto come lo sport sia sempre più serio già dalle categorie giovanili, con l’ansia da risultato che si fa avanti talvolta troppo presto».
E questo particolare come lo giudica?
«Da un certo punto di vista potrebbe anche essere positivo, perché fa capire ai ragazzi la serietà che serve nello sport. Però se mi guardo indietro, mi accorgo che per me lo sci è rimasto un gioco per molto tempo: mi era capitato di fare una settimana in ghiacciaio da giovanissima, ma più che altro per divertirmi, quindi auguro ai giovani atleti di oggi di riuscire a affrontare lo sport nella stessa maniera. Insomma, forzare troppo i tempi potrebbe essere negativo e stufare i ragazzi ancor prima del salto nelle categorie in cui i risultati contano davvero».
Tornando alla sua carriera, cambierà qualcosa nella prossima stagione? È vero che in pista si scende da soli, ma in un certo senso le rivali la aspetteranno…
«Non lo so e spero di no, io da parte mia mi presenterò con i soliti obiettivi, ovvero fare il meglio che posso. Farò più gigante, o almeno mi piacerebbe esserci di più tra le porte larghe, quindi sarò un po’ più impegnata. Sono nata come gigantista e avevo lasciato in parte questa specialità per via degli infortuni: non mi pongo obiettivi di risultati, quindi non ho particolari aspettative, però sono contenta di tornare a gareggiare anche lì».
A primavera 2027 Laura Pirovano sarà soddisfatta se…
«Non mi piace pormi obiettivi specifici, sarei felice se nella prossima stagione riuscirò a mantenere la costanza dell’annata appena conclusa. Senza pensare ai numeri in senso stretto, voglio continuare a sciare bene».
Domenica saranno festeggiate anche Eleonora Bonafini e Andrea Chesi, che hanno partecipato a Milano Cortina nell’hockey e nello skicross. Tre atlete olimpiche in un comune di 1200 abitanti sono un piccolo record.
«Direi di sì. Ci vediamo poco perché facciamo sport tanto diversi e lontani, ma sarà un bel momento. Anche a loro direi di continuare a dare tutto, che prima o poi le soddisfazioni arrivano».
Pirovano ne sa qualcosa.
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