Il caso
domenica 19 Aprile, 2026
Decreto Sicurezza, avvocati trentini contro il premio per chi rimpatria i migranti: «È in contrasto con la Costituzione»
di Redazione
La norma prevede un incentivo per gli stessi legali, ma l'Unione Triveneta, a cui aderiscono anche gli Ordini di Trento e Rovereto, esprime «forte preoccupazione»
L’Unione Triveneta dei Consigli degli Ordini degli avvocati, a cui aderiscono anche gli Ordini degli avvocati di Trento e Rovereto, si schierano contro il premio in denaro per i legali che rimpatriano i migranti, esprimendo «forte preoccupazione» per la novità introdotta nel decreto Sicurezza, atteso per domani anche alla Camera.
«Le modifiche approvate venerdì 17 aprile dal Senato al d.l. “sicurezza” n. 23/2026 – spiega l’Unione Triveneto in un comunicato stampa – nella parte in cui intervengono sul tema dei programmi di rimpatrio assistito» inseriscono il «Consiglio nazionale forense tra i soggetti deputati a collaborare nell’attuazione di programmi di rimpatrio volontario e assistito», prevedendo «un compenso per gli avvocati che forniscano assistenza allo straniero nella presentazione della richiesta di partecipazione ad un programma di rimpatrio volontario assistito, da riconoscersi una volta partito lo straniero» e «delegando al Consiglio nazionale forense la corresponsione di tali compensi». L’incentivo, nello specifico, sarà pari a 615 euro. Ma secondo gli avvocati del Triveneto «queste previsioni normative sono in stridente contrasto con i principi del diritto costituzionale e della Cedu (Convenzione europea dei diritti dell’uomo) e in particolare con il diritto costituzionale di difesa, che deve essere esercitato a favore di tutti, senza differenze di nazionalità e di censo, a garanzia del rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali e senza condizionamenti che in qualsiasi modo pregiudichino l’autonomia e l’indipendenza del difensore».
Inoltre «la previsione di un compenso a carico dello Stato subordinato all’esercizio di attività professionale finalizzata a conseguire il reimpatrio volontario dello straniero appaia porsi in insanabile contrasto con il diritto-dovere del difensore di svolgere il proprio ministero in modo libero e indipendente – aggiungono gli avvocati – avendo quale unico obiettivo le scelte di miglior tutela degli interessi dell’assistito». L’Unione Triveneta contesta anche «l’abrogazione, disposta con lo stesso decreto “sicurezza”, della previsione secondo cui nel processo avverso il provvedimento di espulsione del cittadino di Stati non appartenenti all’Unione europea il compenso e le spese del difensore e dell’ausiliario del magistrato sono a carico dell’erario, abrogazione che, oltre a creare delle inaccettabili e ingiustificate disparità di trattamento, risulta porsi in aperto contrasto con il diritto di difesa e con il suo libero e incondizionato esercizio». Per questo motivo gli avvocati chiedono «l’immediata rimeditazione delle scelte legislative a tutela dei diritti e delle libertà fondamentali».