La storia

mercoledì 3 Giugno, 2026

A 96 anni la crocerossina Bruna Bolner è Cavaliere della Repubblica. Da Stava all’Iraq: una vita in prima linea. «Aiutate sempre gli altri»

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Infermiera volontaria della Croce rossa da 46 anni, ha operato nell’accoglienza dei profughi e nell’ospedale da campo di Baghdad. L’onorificenza ricevuta il 2 giugno: «Non guardate al denaro, ma alle persone»

«Ero nell’ospedale da campo in Iraq. Aiutate sempre. Non guardate alle cose materiali o al denaro, ma agli altri». È l’appello di Bruna Bolner nel giorno della Festa del 2 giugno: l’unica donna (trentina) nominata cavaliere della Repubblica. Infermiera decana della Croce rossa italiana. Novantasei anni e in prima linea da quarantasei. In forza dal 20 dicembre 1980, all’Ispettorato Cri della Provincia di Trento, con matricola nazionale numero 30584 e il grado di sottotenente ad 1 stella. Ancora oggi inserita nei ruoli attivi. Una di quelle figure che non si limitano a partecipare al volontariato, ma costruiscono una storia. Dal 1980 ha affiancato attività di soccorso e formazione, affrontato missioni in Italia e all’estero. Dal disastro della diga Stava nel 1985 fino ai grandi terremoti che hanno colpito il Centro e il Sud Italia, passando per l’accoglienza dei profughi albanesi, croati e bosniaci nei primi anni Novanta all’ex-caserma Giuseppe Degol a Strigno in Valsugana, fino alla missione umanitaria a Baghdad nel 2004. La storia di sorella Bruna è costellata di riconoscimenti, a testimoniare il suo impegno. Tra questi: il diploma di Benemerenza per il sisma Campania e Basilicata, la medaglia di benemerenza sisma di Marche e Umbria. La medaglia di prima classe, l’incarico di vice ispettrice delle infermiere volontarie. E tante altre. E, poi, ieri l’onorificenza al merito.

Sorella Bruna, cosa prova nell’aver ricevuto l’onorificenza al merito?
«Sono quasi inciampata per andare a prendere il diploma. La fretta. L’emozione. Vedere il il mio nome scritto così grande mi ha commossa».
Novantasei anni e ancora indossa l’uniforme. Conserva lo stesso entusiasmo. Quando è iniziata la sua storia da volontaria?
«Non si dice l’età (ride ndr). Avevo 49 anni quando ho iniziato a lavorare come infermiera professionista al pronto soccorso ortopedico dell’allora Villa Igea in via Malta a Trento. Ed entrai nel Corpo su insistenza dell’ispettrice, da allora non ho mai smesso. Mi sono anche occupata delle allieve».
A quante missioni ha partecipato?
«Tante. Ci sono stati gli interventi di assistenza e soccorso in Iraq, poi i terremoti in Campania-Irpinia, nelle Marche e in Umbria e nel Molise».
Ci sono missioni che l’hanno segnata?
«Certo, la cura e l’assistenza ai grandi ustionati. C’è il ricordo dell’ospedale da campo in Iraq. Ero impegnata nell’attività pediatrica e ginecologica».
Guardando ai tanti anni di volontariato, che cosa direbbe oggi ai giovani?
«Una cosa semplice: aiutate gli altri. È quello che conta davvero».