La rubrica
sabato 18 Aprile, 2026
Non è un Paese per produrre auto: l’Italia scende al nono posto per macchine fabbricate, superata da Portogallo e Svezia
di Mattia Eccheli
Le difficoltà Stellantis e i tagli dell'ex Ceo Tavares pesano sui numeri del settore: nel 2023 la produzione era al sesto posto
Nel 2025, la produzione italiana di auto è precipitata: con le sue 237.975 unità (erano 546.440 nel 2023) e un crollo vicino al 23%, il Belpaese compare al nono posto per numero di macchine fabbricate, superato dal Portogallo (240.400, +1,9%) e, malgrado un calo di quasi il 13%, anche dalla Svezia (247.972). Le difficoltà di Stellantis (che nel frattempo ha deciso di investire anche 200 milioni di euro su Mirafiori) e la riorganizzazione della gestione del portoghese Tavares, nel frattempo sostituito dall’italiano Antonio Filosa, hanno inciso in modo significativo: con una quota del 4,5%, nel 2023 l’Italia era sesta dietro a Germania, Spagna, Repubblica Ceca, Slovacchia e Francia, che lo scorso anno ha contabilizzato un aumento del 15,5% (grazie alla gestione di Luca De Meo del gruppo Renault e alla stessa razionalizzazione degli impianti imposta ai marchi transalpini dall’ex Ceo di Stellantis), mentre lo scorso anno l’incidenza italiana sulla produzione comunitaria era più che dimezzata (2,1%).
Malgrado la temuta concorrenza dei costruttori cinesi, con la propria produzione la Germania è tornata a valere il 21% (come nel 2023) sul totale delle immatricolazioni contabilizzate nei paesi dell’Unione Europea. I marchi della Repubblica Popolare hanno raggiunto una penetrazione del 7%: a farne le spese sono state nazioni del Vecchio Continente, fra le quali l’Italia e pure la Spagna, che resta il secondo produttore europeo, ma che è passato dal 15% del 2021 al 13% dell’anno scorso. Stabile la Repubblica Ceca (4%) e anche la Francia con una quota dell’8% come nell’intero ultimo lustro ad eccezione che nel 2024 (7%).
I dati del rapporto economico e sul mercato per il 2025 pubblicato dall’Acea, l’organizzazione che rappresenta i produttori di veicoli in Europa, segnalano un quadro non proprio tranquillizzante per le aziende del Vecchio Continente. La bilancia commerciale comunitaria dell’auto resta ampiamente positiva con esportazioni di 4,486 milioni di auto (-4,3%) per un controvalore di 147,9 miliardi (-6,2%) e importazioni di 3,582 milioni di macchine (+3,4%) per un totale di 71,87 miliardi (-3,2%). Il saldo attivo del 2025 superava ancora i 76 miliardi, ma solo due anni prima era di 89,5.
La Cina è il primo partner commerciale sia come rilievo economico (13,7 miliardi, con una incidenza del 19%) sia per numero di auto: oltre un milione nel 2025 con un’impennata di poco meno del 31% e una quota del 28% sulle importazioni extracomunitarie. Il Giappone vale «solo» il 12,1% delle importazioni, ma quasi il 15% in termini di fatturato (10,6 miliardi).
Malgrado le promesse dei suoi sostenitori, la Brexit non ha portato bene al Regno Unito, che esportava auto verso i paesi Ue per 12,5 miliardi di euro nel 2023 e per appena 9,3 l’anno scorso. Nei paesi comunitari è stato prodotto il 14,6% (+0,3%) delle auto assemblate a livello globale, ma ne è stato venduto il 14% (+1,8%) del totale dei 77,5 milioni registrati nel mondo (+3,5%), mentre l’Asia vale il 62,1% della produzione (la Cina da sola il 37,4%, +10,4%) con un mercato che con quasi 38,3 milioni di unità (+4,8%) sfiora la metà di quello planetario. Il mercato della Repubblica Popolare è cresciuto del 5,5%, mentre l’India è arrivata a quasi 4,6 milioni di registrazioni (+5%).
Almeno per il momento, i dazi imposti dall’amministrazione Trump hanno sortito solo una parte degli effetti ipotizzati: lo scorso anno la produzione interna è scesa dello 0,5% (Mercedes-Benz ha peraltro già annunciato un investimento da 4 miliardi in Alabama e Stellantis addirittura un piano da 13), ma in cambio sono crollate le importazioni dall’Unione Europea. In termini di auto, i volumi sono scesi a meno di 670.000 esemplari (-13,5%) e il giro d’affari è precipitato sotto i 31 miliardi (-21,4%): erano quasi 41,3 nel 2023. Circa le alimentazioni, l’Italia è ancorata a quelle tradizionali, come conferma anche la quota del 10% di Gpl e metano, più del doppio della media comunitaria, che porta il totale a combustione oltre il 45%. Nel 2025 la quota elettrica è stata del 6,2% contro il 17,4% dei paesi Ue e il 68,5% della Danimarca, ma anche del 20% della Francia e del 19,1% della Germania. Le ibride sono arrivate al 44,1% per un totale elettrificato dl 56,7% (61,3% la media Ue).
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