Italia

giovedì 2 Aprile, 2026

Nuova tegola sul ministero della giustizia: Italia deferita alla corte penale internazionale

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Nell’indagine risulta coinvolto anche il ministro Nordio, per omissione di atti d’ufficio e favoreggiamento.

La Corte penale internazionale (Cpi) ha deciso di deferire l’Italia all’Assemblea degli Stati membri della Corte penale internazionale per «inadempienza a una richiesta di cooperazione» nel caso Almasri.

La decisione, trasmessa il 29 gennaio 2026, riguarda il mancato rispetto da parte dell’Italia di una richiesta avanzata dalla Camera preliminare  il 26 gennaio. La questione sarà ora esaminata dall’organo che riunisce i Paesi firmatari dello Statuto di Roma, con possibili conseguenze politiche e diplomatiche.

Secondo la Cpi, già il 17 ottobre 2025 era stata accertata una violazione degli obblighi internazionali da parte dell’Italia. In particolare, la Corte contesta a Roma di non aver dato esecuzione al mandato di arresto nei confronti di Njeem, noto come Almasri, mentre si trovava sul territorio nazionale.

Non solo: l’Italia non avrebbe neppure avviato un confronto con la Corte per chiarire eventuali criticità legate al mandato o a possibili richieste concorrenti di estradizione. Una condotta che, secondo la Cpi, avrebbe impedito all’istituzione di esercitare pienamente le proprie funzioni.

Un rappresentante italiano è stato invitato alla riunione dell’ufficio di presidenza dell’Assemblea, tenutasi ieri, 1° aprile 2026, per fornire chiarimenti e indicare come il Paese intenda cooperare in futuro.

L’ufficio di presidenza presenterà quindi una relazione con eventuali raccomandazioni nella prossima sessione dell’Assemblea. Quest’ultima rappresenta l’organo di indirizzo politico e gestionale della Corte, composto dagli Stati che hanno ratificato lo Statuto di Roma.

Il caso Almasri continua a rappresentare un nodo delicato per il governo guidato da Giorgia Meloni. Sul fronte interno, l’inchiesta ha coinvolto anche figure istituzionali.

Tra queste, Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del Ministero dell’Interno, iscritta a gennaio nel registro degli indagati dalla Procura di Roma con l’accusa di false dichiarazioni al pubblico ministero. Le contestazioni riguardano le informazioni rese davanti al tribunale dei Ministri, giudicate «inattendibili» e «mendaci».

Nell’indagine risulta coinvolto anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, per ipotesi di omissione di atti d’ufficio e favoreggiamento.

Bartolozzi ha respinto ogni accusa, sostenendo la correttezza dell’operato: «Tra la ricezione degli atti della Corte penale internazionale e la scarcerazione di Almasri sono passate solo 24 ore. Non c’è stato alcun ritardo, abbiamo seguito le procedure in maniera corretta».

Il deferimento all’Assemblea degli Stati membri non comporta sanzioni immediate, ma rappresenta un passaggio formale rilevante, che certifica una frizione istituzionale tra Italia e Corte penale internazionale.