Vaticano

lunedì 25 Maggio, 2026

Papa Leone XIV pubblica la sua prima enciclica «Magnifica humanitas». «L’AI serva l’umanità, non il potere di pochi»

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ll Pontefice richiama dignità, fraternità e rischi della disumanizzazione tecnologica

Un forte richiamo alla dignità umana, alla fraternità e ai rischi legati alla crescente centralità dell’intelligenza artificiale. È questo il cuore di “Magnifica humanitas”, la prima Enciclica di Papa Leone XIV, pubblicata questa mattina e composta da cinque capitoli e 245 punti.

Nel documento il Pontefice invita a custodire ciò che rende unica l’umanità, mettendo in guardia da nuove forme di disumanizzazione in un’epoca dominata dalla tecnologia. «Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani», scrive Papa Leone XIV. «Il vero progresso nasce sempre da un cuore aperto all’altro, da un’intelligenza disponibile all’ascolto, da una volontà che cerca ciò che unisce più che ciò che separa».

L’Enciclica affronta il rapporto tra fede, progresso tecnologico e società contemporanea, sottolineando come nessuna macchina possa sostituire la ricchezza dell’esperienza umana e spirituale. Il testo richiama inoltre il valore della relazione, dell’ascolto e della solidarietà come fondamenti di una convivenza autenticamente umana.

Nell’incipit, il Papa propone un’immagine simbolica forte: quella della scelta tra una nuova torre di Babele e una città costruita sulla convivenza tra Dio e l’umanità. «La Magnifica Umanità creata da Dio si trova oggi di fronte a una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme», si legge nel documento.

Secondo il Pontefice, ogni epoca è chiamata a dare forma a un mondo in cui la dignità delle persone sia tutelata e la giustizia promossa. Ma resta sempre il rischio di costruire «un mondo disumano e più ingiusto», soprattutto quando l’uomo perde consapevolezza del proprio valore e della propria identità.

Al centro della riflessione resta la figura di Cristo, indicata come modello di umanità piena: «Solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo».