l'intervista

lunedì 26 Ottobre, 2026

Vito Teti: «Rimanere deve diventare un progetto. La restanza non è malinconia ma è un sentimento che trasforma il vuoto in speranza»

di

Oggi alle 18, l'antropologo sarà ospite della Libreria «due punti» di Trento per indagare l'appartenenza a un luogo: «A noi bambini spiegavano che non bisognava far cadere a terra neanche una mollica, perché poi da morti saremmo dovuti tornare a raccoglierle una per una. Eravamo terrorizzati»
Le pubblicazioni accademiche, i titoli dei giornali e spesso le decisioni politiche sono piene di concetti come lo spopolamento e l’emigrazione che si è «mangiata» interi paesi, nelle aree interne e sulle montagne, soprattutto al Meridione. Molta meno attenzione si è prestata a chi invece in quei posti rimaneva, e a chi vi rimane tuttora. Ostinatamente, e spesso con una nostalgia almeno pari a quella dell’emigrante. In ogni caso, rimanere non è sinonimo di immobilità, ma è un atto consapevole, praticato giorno per giorno. Questo atto ha un nome ormai entrato nel lessico comune: «restanza». A elaborarlo, dandogli profondità scientifica e aprendo inedite prospettive d’azione, è stato l’antropologo calab...

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