La proposta
lunedì 18 Maggio, 2026
Via alla raccolta firme per due leggi di iniziativa popolare su sanità e appalti. Grosselli (Cgil): «Servono più finanziamenti pubblici»
di Lucia Ori
Vengono chieste risorse certe e più diritti per i lavoratori in appalto
Al via alla raccolta firme promossa dalla Cgil per il sostegno a due iniziative di legge popolare. La prima delle due proposte chiede risorse certe e adeguate prevedendo che il livello di finanziamento del fondo sanitario nazionale non debba essere inferiore al 7,5% del Pil. «L’Italia nel 2025 ha utilizzato solo 6,4% del Pil, siamo ben al di sotto della media Ue», ha affermato Andrea Grosselli, segretario generale della Cgil del Trentino. «Questa proposta di legge di iniziativa popolare è uno stimolo anche per il nostro territorio. Anche la nostra sanità deve fare i conti con liste d’attesa sempre più lunghe, come abbiamo visto in questi giorni. È l’occasione per rilanciare anche in Trentino un confronto, per chiedere maggiori finanziamenti, maggiore capacità di attrarre personale e vera medicina territoriale», ha spiegato Grosselli.
Il segretario provinciale è intervenuto anche sul tema del personale, sollecitando a garantire il personale necessario ad assicurare prevenzione, assistenza e cura con assunzioni a tempo indeterminato, introducendo limiti alle esternalizzazioni. La proposta punta, inoltre, sulla medicina territoriale chiedendo una piena attuazione dell’assistenza territoriale come definita nel Dm 77/2022 e maggiori investimenti nel servizio sanitario pubblico per garantire il rispetto dei tempi d’attesa e un’adeguata presa in carico dei bisogni di salute. Infine, il nodo della non autosufficienza con il potenziamento dell’assistenza domiciliare e al miglioramento dell’assistenza residenziale e semi residenziale per anziani e persone fragili.
La seconda proposta di legge riguarda invece gli appalti e vuole migliorare diritti e tutele per chi lavora in appalto e subappalto, riconoscendo agli addetti in appalto «le stesse tutele dei lavoratori dipendenti dell’impresa madre se svolgono attività core o tipiche del committente. E questo sia se si è lavoratori subordinati che autonomi», ha chiarito il segretario organizzativo Maurizio Zabbeni. La proposta interviene anche per portare negli appalti privati quanto previsto per gli appalti pubblici: fare in modo che il committente abbia l’obbligo di verificare e rispondere in termini di quantità di manodopera impiegata e di tempi di realizzazione, rispetto ad un appalto che assegna, per ridurre il rischio di incidenti ed infortuni. E non solo. Il committente deve rispondere anche se avvengono abusi o violazione dei contratti collettivi in un appalto o subappalto. L’obiettivo da qui a settembre è quello di raggiungere almeno 50 mila firme: «Per come è strutturata oggi la norma, le iniziative di legge non obbligano il Parlamento ad agire, ma sicuramente rappresentano un incentivo importante per mettere pressione al legislatore».
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