Cultura

sabato 2 Maggio, 2026

Trento Film Festival 2026: il Gran Premio Genziana d’oro va a «Le Chant des Forêts» di Vincent Munier

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Trionfo francese alla 74ª edizione: la giuria premia l'inno alla natura selvatica dei Vosgi. Tra i vincitori anche Kronoshock per l'alpinismo e The North per l'avventura

La Giuria internazionale del 74. Trento Film Festival – composta da Benoît Aymon, Angela Benavides, Giada Colagrande, Emanuele Crialese e Kim Young-Mi – ha assegnato al film Le Chant des Forêts di Vincent Munier (Francia/2025/95′) la Genziana d’oro Miglior film – Gran Premio “Città di Trento”.

«Abbiamo dichiarato guerra alla natura, ma la perderemo. Eppure questo film ci dà speranza e ci dimostra che non è troppo tardi per riconnetterci a ciò che conta davvero. Attraverso lo sguardo di tre generazioni, andando controcorrente rispetto ad una società che ha fatto della velocità e della performance le sue virtù cardinali, Le Chant des Forêts ci invita a riscoprire la pazienza, la lentezza, il silenzio, e a coltivare la trasmissione del sapere con poesia, saggezza e sensibilità. Vincent Munier ci insegna ad aprire i nostri occhi, ma soprattutto le nostre orecchie. Ci invita a meravigliarci delle cose semplici che abbiamo davanti e sotto di noi. Non c’è bisogno di andare dall’altra parte del mondo: è sufficiente entrare nel primo bosco che ci capita a tiro e ascoltare il suo canto. Ognuno di noi può farlo. E porre fine, così, a questa guerra, facendo pace con la natura e con noi stessi»: questa la motivazione della Giuria.

Il film uscirà nei cinema in autunno, distribuito da Wanted. Vincent Munier ha portato il pubblico del Festival – che aveva apprezzato a sua volta l’opera del fotografo e regista francese, con due sold out in occasione di entrambe le proiezioni – nel cuore delle foreste dei Vosgi, il luogo dove ha imparato tutto da suo padre Michel, un naturalista che ha trascorso la sua vita osservando pazientemente la fauna selvatica nei boschi. Ora è giunto il momento di trasmettere queste conoscenze a Simon, il figlio di Vincent. Tre punti di vista, tre generazioni, un’unica fascinazione condivisa per la natura selvaggia. Insieme osservano cervi, uccelli rari, volpi e linci… e, a volte, il battito d’ali di una creatura leggendaria: il gallo cedrone.

«Non bisogna mai smettere di stupirsi: è questo l’insegnamento più semplice e al contempo sorprendente che questo film ha mandato al pubblico del Festival, che lo ha amato dalla prima proiezione, alla Giuria internazionale e a tutte e tutti noi», ha commentato il Presidente del Trento Film Festival Mauro Leveghi. «Un inno alla riscoperta della meraviglia della natura selvatica, tra i più poetici mai visti a Trento. E non per l’assenza dell’uomo, tutt’altro: proprio per la capacità di calarlo, con i suoi sensi e il suo pensare, in un rapporto finalmente armonico con l’ambiente circostante. Il gallo cedrone, l’“urogallo eterno” dei racconti di Mario Rigoni Stern, allontanatosi dalle Alpi a causa della distruzione del suo biotopo da parte dell’uomo, diventa così il simbolo potentissimo di una relazione da ricostruire: prendendosi il tempo per osservare la luna, imparando ad ascoltare i battiti dei cuori degli abitanti della foresta, apprezzando in silenzio il gusto di sentirsi piccoli di fronte all’eternità della natura».

Si aggiudica la Genziana d’oro Miglior film di alpinismo – Premio del Club alpino italiano il cortometraggio animato Kronoshock di Ignasi Lopez Fabregas (Spagna/2026/9′). «Kronoshock è significativo, creativo e divertente. In meno di dieci minuti, riassume l’evoluzione dell’alpinismo nel corso dei decenni, i suoi obiettivi e le sue sfide, ma soprattutto il suo impatto sulla natura. Grazie all’umorismo e all’ironia, invita il pubblico a riflettere su quando, a un certo punto, abbiamo sbagliato strada e su cosa fare per ritrovare la via verso la vetta», ha scritto la Giuria. «Kronoshock è un film bellissimo. In pochi minuti, con estrema leggerezza e ironia, il corto di Ignasi Lopez Fabregas riesce a ripercorrere le diverse epoche dell’alpinismo, inserendole in un quadro generale che spinge a interrogarci sul senso attuale della montagna» afferma il presidente generale del Cai – Club alpino italiano, Antonio Montani. «La scelta del formato breve e dell’animazione si rivelano molto efficaci ai fini del racconto e, dopo aver regalato allo spettatore una storia divertente, lasciano diversi spunti su cui riflettere».

La Genziana d’oro Miglior film di esplorazione o avventura – Premio “Città di Bolzano” è andata The North di Bart Schrijver (Paesi Bassi/2025/131′). «La più grande esplorazione è quella interiore. La più grande avventura è riuscire ad acquisire la giusta prospettiva per osservare la propria vita da lontano. Questo accade quando rivolgiamo di nuovo i nostri occhi, la nostra mente e i nostri passi alla natura selvaggia» ha scritto la Giuria nelle motivazioni. Anche The North uscirà in sala in autunno, distribuito da Wanted.

«Di fronte ad una realtà dura e crudele, il film dà voce a personaggi che altrimenti sarebbero solo numeri in una statistica o danni collaterali del progresso. Grazie a un regista capace di rendersi invisibile, vediamo individui con vite, sogni, speranze e un futuro spezzato, e siamo condotti a stabilire una vera intimità con i personaggi: il film, così, contribuisce a restituire una parte della dignità che è stata loro sottratta». Con questa motivazione la Genziana d’argento Miglior contributo tecnico – artistico è stata assegnata a Le Sang et la Boue di Jean-Gabriel Leynaud (Repubblica Democratica del Congo, Germania, Francia/2024/ 96′).

La Genziana d’argento – Miglior cortometraggio è andata invece a White flag di Parviz Rostami (Iran/2025/15′): «Pura poesia, pure emozioni, puro cinema. Questo film racconta una storia universale che trascende il tempo». Il Premio della Giuria è stato assegnato a Silver di Natalia Koniarz (Polonia, Norvegia, Finlandia/2025/79’) con questa motivazione: «Più che cercare di spiegare il mondo dentro le miniere, Silver è un film che ci fa vivere l’atmosfera e il silenzio che si vive al loro interno, e le strutture dello sfruttamento che le caratterizzano. Sfruttamento di donne e uomini e, al contempo, sfruttamento delle montagne, che progressivamente scompaiono, sventrate dall’estrazione mineraria con una violenza che ne profana la sacralità, magistralmente trasmessa dal film».