La rubrica
giovedì 30 Aprile, 2026
Imparare a stare nelle emozioni scomode: perché la frustrazione è un motore di crescita per gli adolescenti
di Stefania Santoni
La nuova puntata di PsicoT. La counsellor Beatrice Monticelli spiega come trasformare l'attesa e l'errore in competenze per vivere meglio
Care ragazze, cari ragazzi, crescere significa anche imparare a stare dentro emozioni scomode come la frustrazione, cioè quella sensazione che arriva quando qualcosa non va come vorremmo, quando dobbiamo aspettare, quando sbagliamo o quando un desiderio non si realizza subito. In un tempo abituato alla velocità e alle risposte immediate, allenare questa capacità è sempre più importante. Ne ho parlato con la counsellor Beatrice Monticelli che ci aiuta a capire perché la frustrazione non è un ostacolo da temere, ma una competenza preziosa da coltivare per stare meglio con noi stesse, noi stessi e con gli altri.
Perché oggi sembra così difficile, soprattutto per gli adolescenti, tollerare la frustrazione?
«Oggi tollerare la frustrazione è più difficile perché viviamo in un mondo di comfort immediati, bisogni facilmente soddisfatti, notifiche continue e richieste di risposte sempre più veloci. Ci abituiamo ad avere tutto e subito e ci alleniamo meno ad aspettare, sbagliare, riprovare. Eppure la frustrazione ha una funzione preziosa: è un motore di apprendimento. Ci spinge a migliorare, a perseverare, a trovare nuove strategie, proprio come accade quando impariamo ad andare in bicicletta. Se impariamo a esporci gradualmente a questa emozione, diventiamo più capaci di tollerarla e di trasformarla in energia utile per raggiungere i nostri obiettivi. In adolescenza questa sfida può essere ancora più intensa, perché il cervello sta completando il suo sviluppo e la regolazione emotiva è più complessa. Ma, in realtà, è una sfida che riguarda anche molti adulti».
Quali sono i rischi emotivi e relazionali per chi non impara a stare nella frustrazione?
«Se non impariamo a stare nella frustrazione, il rischio è entrare facilmente nel distress, cioè uno stress negativo che ci fa stare male sul piano emotivo e psicologico e, nel tempo, può avere effetti anche sul corpo. La nostra finestra di tolleranza si restringe: l’emozione viene vissuta come un allarme, aumenta l’ansia e diventa più facile reagire d’impulso, senza controllo. Tutto questo incide anche sulle relazioni. Quando non sappiamo elaborare ciò che sentiamo, rischiamo di scaricare tensione e rabbia su chi abbiamo accanto, trasformando l’altra persona nel bersaglio del nostro disagio. A lungo andare questo crea conflitti, distanza e fratture nei legami. Crescere emotivamente significa proprio imparare a regolare da soli emozioni difficili come la frustrazione. Da piccoli abbiamo bisogno dell’aiuto degli adulti; crescendo, il compito diventa sempre più nostro».
Quali strategie pratiche possono aiutare adolescenti e adulti a sviluppare una maggiore tolleranza alla frustrazione nella vita quotidiana?
«Per sviluppare una maggiore tolleranza alla frustrazione è utile ridurre le fonti di gratificazione immediata, come l’uso impulsivo dei social o delle notifiche. Non significa eliminarle, ma imparare a non dipenderne. Quando sentiamo l’urgenza di controllare il telefono, possiamo fermarci, respirare, aspettare qualche minuto e osservare cosa accade dentro di noi, senza cercare subito una via di fuga. Un’altra strategia importante è esporsi gradualmente a piccole frustrazioni quotidiane: imparare un nuovo hobby, praticare uno sport, orientarsi senza Maps, affrontare un compito difficile, frequentare luoghi o persone nuove. Sono esperienze che ci fanno uscire dalla zona di comfort e allenano il sistema corpo-mente a non vivere la frustrazione come un pericolo. È utile anche cambiare sguardo: la frustrazione non è un nemico da evitare, ma un passaggio naturale della crescita. Ci insegna pazienza, perseveranza e capacità di adattamento. Non è sempre facile, ma questo allenamento ci rende più forti, autonomi e capaci di affrontare le sfide della vita con maggiore fiducia».
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