Economia

domenica 23 Agosto, 2026

Trentino Alto Adige, sui conti correnti 30 miliardi: Bolzano prima in Italia, Trento è settima

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In dieci anni i depositi bancari in regione sono cresciuti del 43,2%. Bolzano guida la classifica italiana con 30.393 euro pro capite

In Trentino Alto Adige i conti correnti più ricchi. Lo dice uno studio dell’Adusbef, associazione degli utenti dei servizi bancari, che si basa su dati di Banca d’Italia. In Regione l’importo totale depositato sui conti al 31 maggio 2026 è di 30 miliardi 174 milioni e 732 mila euro, con un aumento del 43,2% in dieci anni, nel 2016 i depositi erano di poco superiori ai 21 miliardi. A contribuire a questo risultato è soprattutto Bolzano che vanta depositi per 16 miliardi e 477 mila euro e un deposito medio pro capite di 30.393 euro, il miglior risultato italiano. Anche il Trentino si difende molto bene con un totale dei depositi sui conti correnti di 13 miliardi 778 milioni e 586 euro e un conto corrente medio pro capite di 25.112 euro, un risultato che vale il settimo posto assoluto in classifica. In Italia, il totale dei depositi è 1.163 miliardi di euro, ma le differenze sul territorio sono fortissime. La Lombardia, con depositi per quasi 239 miliardi di euro, detiene il 20% di tutta la ricchezza depositata sui conti correnti italiani, seguita ad enorme distanza da Lazio (122 miliardi) e Veneto (105 miliardi). Chiude la classifica la Valle d’Aosta con circa 2,8 miliardi.

Se si considera il valore dei conti correnti in rapporto alla popolazione residente nelle varie zone d’Italia, si scopre che la provincia più “ricca” in termini di soldi depositati in banca è Bolzano, con una media di quasi 30.400 euro pro-capite, seguita da Milano (27.900 euro a residente), Piacenza (26.800 euro), Sondrio (26.000) e Belluno (25.650) con Trento settima con 25.112 euro. La provincia con i conti correnti più bassi è Crotone, con una media di 9.679 euro a residente, seguita da Sassari (9.741 euro) e Nuoro (10.600 euro circa). In termini nominali il valore dei depositi sui conti correnti è cresciuto del +28,3% in 10 anni, passando dai circa 906 miliardi di maggio 2026 agli attuali 1.163 miliardi, ma nello stesso periodo l’inflazione complessiva è risultata pari al 23,6%: al netto di tale componente, l’aumento della “ricchezza” si ferma al +4,7%.

Il Trentino Alto Adige segna l’incremento nominale più elevato seguito da Sardegna (+42,7%) e Friuli Venezia Giulia (+39,7%). Fanalino di coda Marche (+10,6%) e Liguria (+14,5%).

«La crescita dei depositi bancari degli italiani è un segnale che riflette la volontà delle famiglie di proteggersi in un contesto di persistente incertezza economica. Tuttavia, questo dato non deve essere interpretato come un indicatore di maggiore benessere diffuso: spesso il risparmio è frutto della rinuncia ai consumi e di un atteggiamento prudenziale. È fondamentale che il sistema bancario valorizzi questi risparmi con condizioni trasparenti e remunerazioni adeguate, tutelando i consumatori e sostenendo al tempo stesso la fiducia nell’economia», conclude il presidente Adusbef, Antonio Tanza.

Secondo l’ultima indagine della Banca d’Italia, in dieci anni il costo medio di gestione di un conto corrente bancario tradizionale è passato da 82,2 a 101,1 euro all’anno. L’incremento è quindi di 18,9 euro, pari al 23%. A pesare maggiormente sono state le spese variabili legate alle operazioni effettuate dal cliente, come bonifici, pagamenti e prelievi. Questa componente è cresciuta del 34,2%, passando in media da 26,6 a 35,7 euro. Ancora più marcato l’aumento delle sole spese per le disposizioni, salite del 62,6%.

Più contenuta, ma comunque consistente, la crescita dei costi fissi, che comprendono canoni e carte: in questo caso l’aumento è stato del 17,6%, da 55,6 a 65,4 euro annui. Il rincaro del 23% si è però formato nell’arco dell’intero decennio e non descrive l’andamento dell’ultimo anno. Nel 2024, periodo al quale si riferisce l’ultima rilevazione disponibile, la spesa media dei conti tradizionali è rimasta sostanzialmente stabile: 101,1 euro contro i 100,7 del 2023. Sono diminuite le spese fisse, mentre sono aumentate le commissioni medie sulle operazioni e l’operatività dei correntisti.

La media di 101,1 euro non riguarda indistintamente tutti i conti. L’indagine di Bankitalia, condotta su oltre 14 mila rapporti bancari e quasi mille conti postali, mostra una distanza molto ampia tra i diversi canali.

Per un conto online la spesa media è di 30,6 euro, meno di un terzo di quella sostenuta per un conto tradizionale. Un conto postale costa invece mediamente 71,6 euro. Considerando insieme conti bancari tradizionali, online e postali, la spesa media ponderata scende a 85,3 euro, 2,5 euro in meno rispetto all’anno precedente soprattutto per la maggiore diffusione dei rapporti online.

C’è poi il bollo. I 101,1 euro indicati per il conto tradizionale non comprendono l’imposta, che nel campione è stata pagata per un importo medio di 16,5 euro. Includendola, il costo effettivo sale a 117,6 euro all’anno.

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