Castel Ivano
venerdì 1 Maggio, 2026
Strigno, omicidio di Mauro Sbetta, il pm: «Subito a processo» l’amico in carcere
di Benedetta Centin
Il delitto il 10 gennaio. Chiesto il giudizio immediato per il 40enne Khalid Mamdouh, che si sarebbe accanito con ferocia sul 68enne. Il movente dei soldi, le sue impronte insanguinate in casa analizzate dai Ris di Parma
«Subito a processo», a meno di quattro mesi dal delitto consumato a Strigno di Castel Ivano. Così ha disposto il sostituto procuratore Davide Ognibene: cristallizzato il quadro probatorio, ha firmato la richiesta di giudizio immediato per Khalid Mamdouh, in carcere per omicidio volontario, accusato di aver ucciso il pensionato Mauro Sbetta che lo aveva invitato a casa per una delle loro serate in compagnia, il 10 gennaio scorso. Il giudice per le indagini preliminari potrebbe firmare a stretto giro di chiave il decreto di immediato per il cittadino marocchino: e questo significa che finirà davanti al tribunale, saltando il passaggio dell’udienza preliminare.
«L’aggressione violenta»
Per l’accusa il 40enne si sarebbe accanito con furia brutale, con ferocia, contro il 68enne che lo aveva accolto in casa. All’apice di un’accesa discussione, scaturita forse dalla richiesta di più soldi da parte del manovale, avrebbe massacrato di colpi Sbetta, e in più parti del corpo, mentre si trovavano al primo piano della villetta di via Marconi, tra soggiorno, cucina e giro scale. Gli avrebbe anche sbattuto la testa contro il vetro della portafinestra e, come ultimo atto, scaraventato giù dai gradini. Per due piani. «Un’aggressione violenta» con lesioni «feroci e multiple» e con «l’abnorme prevaricazione» da parte dell’arrestato, aveva scritto il gip Gianmarco Giua nelle 19 pagine di ordinanza con cui aveva disposto che il 40enne, rimasto muto, continuasse a restare in cella per il pericolo di reiterazione del reato.
«Andrò in carcere»
«Ho litigato con qualcuno» aveva detto Khalid Mamdouh la mattina dopo il delitto alla sorella e cognato che lo erano andati a recuperare a Strigno, mentre vagava per strada in stato di forte agitazione e ubriachezza. Fuori di sé, buttando a terra 600 euro, il 40enne aveva ripetuto di aver litigato con qualcuno. Ripetendo: «Finirò in carcere» senza però spiegarne il motivo. Tempo una settimana Mamodouh ci era finito davvero in carcere: i carabinieri lo avevano raggiunto a casa, a Borgo Valsugana, con in mano il decreto di fermo del pm.
Come l’avrebbe ucciso
Per gli inquirenti sarebbero i soldi il movente. Pagamenti che il manovale conosciuto come Sony avrebbe preteso da Sbetta che frequentava da un po’ (gli incontri solo in casa) e che era solito ricaricare la sua Postepay ogni mese con circa 100 euro. Questo nell’ambito di dinamiche legate al loro rapporto. Lo straniero l’avrebbe picchiato a mani nude, usando anche piatti e soprattutto con un boccale di birra, sferrati sul capo e rinvenuti a pezzi. L’ex magazziniere della Set era stato trovato morto tre giorni dopo, in seguito all’allarme lanciato dal cugino Marco: il corpo supino, con capo e volto tumefatti e sangue ovunque. Ad uccidere Sbetta, per il medico legale Dario Raniero che ha eseguito l’autopsia, il trauma cranico e toracico.
Sigarette, t-shirt e impronte
Nella villetta di Sbetta i carabinieri del nucleo investigativo di Trento con i colleghi del Ris di Parma avevano rinvenuto le due buste del supermercato in cui Khalid Mamdouh era stato prima di arrivare da Sbetta, lo scontrino delle cinque birre acquistate, oltre alle birre stesse, consumate da tutti e due o almeno dall’operaio che sarebbe stato in stato alterato, oltre a mozziconi e pacchetti di sigarette dello stesso. Prova schiacciante, ne sono convinti gli inquirenti, l’impronta di mano insanguinata rinvenuta sul muro, subito dopo la porta d’ingresso della casa. Non l’unica manata intrisa di sangue nel giro scale, come se vittima e omicida avessero salito e sceso i gradini. Che almeno un’impronta palmata sia inconfutabilmente di Mamdouh lo dicono gli accertamenti dattiloscopici dei Ris che hanno evidenziato 28 punti caratteristici uguali, quando per la Cassazione ne sono sufficienti 16 o 17 anche di un solo dito per l’attendibilità. Ecco perché gli inquirenti collocano «con certezza» l’operaio sul luogo del delitto. Attribuita a lui anche l’impronta di un piede destro insanguinato taglia 44, il suo numero di scarpe. E sempre in zona scale è stata trovata la maglietta di una ditta meccanica insanguinata, la stessa che Mamdouh indossa in una foto trovata a casa. Ma ci sono anche i tabulati telefonici che collocano il 40enne nella villetta poco prima delle 20 (l’ultimo accesso della vittima su Whatsapp è delle 22.34).
Più elementi probatori che lo metterebbero con le spalle al muro.