La storia
domenica 25 Ottobre, 2026
Simón, l’avvocato fuggito dal Venezuela: di giorno le lezioni di italiano, la notte senza un letto. «A Trento per ricominciare, ma dormiamo al freddo»
di Mattia Caneppele
A 59 anni è arrivato in Italia con la moglie per sfuggire alle estorsioni della polizia. Si sono innamorati di Trento grazie a un video su TikTok, ma per imparare l’italiano hanno dovuto rinunciare al letto e dormire anche in piazza Dante
Tra i partecipanti alla passeggiata «Conoscere la città», c’è anche Simón. È in Italia da appena quindici giorni, dopo esser fuggito dal Venezuela per sottrarsi alle estorsioni della polizia corrotta. Simón, porta il nome del grande liberatore dell’America Latina, originario di Caracas proprio come lui: Simón Bolivar.
Simón, avvocato in Venezuela, ha 59 anni. Non conosce ancora l’italiano abbastanza da parlarlo: lo comprende, ma non lo parla. Ci spiega così, in spagnolo, che «sto studiando l’italiano al Centro sociale Bruno per riuscire a integrarmi. Per ora parlo poco, ma riesco a capire quando mi parlano lentamente». Da qui, Simón ci racconta le sue vicissitudini. Ci parla di sua moglie, con cui è sposato da 36 anni, di sua figlia di 22 anni e del viaggio che hanno fatto per arrivare a Trento. Hanno abbandonato Caracas perché «la polizia ci chiedeva trentamila dollari, altrimenti ci avrebbe catturato senza motivo — dice — noi non avevamo quei soldi. Così ho venduto la macchina che possedevo per poter partire. Da Caracas siamo arrivati a Istanbul, da lì a Milano e infine a Trento». La situazione politica in Venezuela, dopo l’atto di pirateria internazionale compiuto dagli Stati Uniti d’America il 3 gennaio scorso con il sequestro-arresto del presidente Nicolás Maduro accusato di narcotraffico, non è migliorata. «Speravo nell’intervento americano — racconta — ma la situazione è solo peggiorata. La criminalità organizzata è aumentata, specie da parte delle forze dell’ordine, e il potere è passato in mano ai fratelli Rodríguez che sono malvagi». Della nostra città si è subito innamorato: «Bello, bellissimo», continuava a ripetere. «La nostra migliore decisione è stata venire a Trento — racconta — ed è merito di un video “TikTok” di argentini con origini trentine che mostravano la città. Ce ne siamo subito innamorati. Il contrasto architettonico tra l’antico e il moderno e la loro unione è sorprendente, è un contrasto prezioso». Così ora sono a Trento, anche se separati: la moglie è ospitata dall’Associazione Amici dei senza tetto Onlus a «Casa Paola», mentre lui a «Casa Baldè». Nonostante sia stato loro assegnato un posto letto, in queste ultime due settimane hanno dovuto spesso dormire all’addiaccio. «Ci troviamo a dover scegliere tra un letto e l’imparare l’italiano — spiega — mia moglie dovrebbe tornare alla sua Casa alle sei di sera, ma al Bruno fanno lezione dalle sette alle otto. Per integrarci, scegliamo d’imparare la lingua, e così abbiamo dormito in stazione al chiuso, per qualche notte, ma poi la polizia ci ha allontanati e abbiamo dovuto dormire in Piazza Dante, al freddo. È terribile». Eppure, ciononostante, Simón guarda Trento con lo stesso entusiasmo e sorriso, deciso a impararne la lingua e a costruirsi qui una nuova vita.
Il progetto
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di Mattia Caneppele
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