La storia

domenica 18 Ottobre, 2026

«Sos 47», dai messaggi tra colleghi ai 20mila follower: la community per evitare le code in Valsugana. «La fretta non vale il rischio di un incidente»

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Elisa Parisini ha fondato la pagina Facebook nel 2015 per aiutare i colleghi a evitare le code: oggi gestisce una rete con 5 mila iscritti su WhatsApp

Nata nel 2015 per aiutare un gruppo di colleghi pendolari a evitare le code, oggi la pagina Facebook Sos 47 Valsugana è diventata un punto di riferimento per chi percorre quotidianamente la statale. È stata ideata da Elisa Parisini insieme al marito Michele Cologna e ad alcuni amici. Conta oltre 20 mila follower ed è affiancata da Instagram e da un canale WhatsApp con circa 5 mila iscritti. Incidenti, rallentamenti e disagi vengono condivisi con l’obiettivo di informare tempestivamente gli automobilisti, ma anche di promuovere comportamenti più responsabili alla guida. Dietro agli aggiornamenti c’è il lavoro quotidiano di Parisini supportata dal marito, che prevede raccolta, verifica e selezione delle segnalazioni, cercando di coniugare la rapidità dell’informazione con l’attenzione alla privacy di tutti. Mentre il dibattito sulla sicurezza della statale continua, il suo messaggio resta chiaro: «prudenza e rispetto valgono più di qualche minuto risparmiato».

Com’è nata Sos 47 Valsugana?

«Nel 2015 ero rientrata al lavoro a Trento e abitavo a Borgo Valsugana. Ogni giorno percorrevo la statale e, insieme a una ventina di colleghi che partivano da punti diversi, abbiamo pensato quasi per gioco di aprire una pagina Facebook per raccogliere le segnalazioni. Chi partiva prima poteva avvisare gli altri se la strada era libera o se conveniva scegliere un’uscita diversa. In questo modo evitavamo di scambiarci continuamente messaggi individuali. L’idea iniziale era semplicemente aiutarci tra pendolari. Oltre dieci anni dopo, visti il successo, l’aspettivativa delle persone, la fiducia ricevuta e l’utilità rilevata, gestirla è diventato un dovere morale, anche se impegnativo».

La pagina è cresciuta molto in questi anni, com’è stato il percorso?

«La crescita è stata graduale. Prima siamo arrivati a mille utenti, poi, soprattutto in occasione degli incidenti, la pagina ha cominciato a diffondersi sempre di più. Le persone condividevano informazioni e immagini anche da tratti che io non percorrevo direttamente. Da lì sono arrivati gli amici degli amici, poi tanti altri utenti. Non era un progetto nato per diventare così grande. È successo naturalmente, perché evidentemente rispondeva a un bisogno concreto».

Oggi quali numeri avete raggiunto e come si è evoluta la comunicazione?

«La pagina Facebook conta tra i 20mila e i 21mila follower. Poi ne abbiamo creata una su Instagram e il canale WhatsApp. Quest’ultimo è nato per rendere ancora più immediata la comunicazione e oggi raccoglie circa 5mila iscritti. All’inizio era tutto molto più semplice, adesso invece arrivano segnalazioni da tantissime persone e da diversi punti della Valsugana. È una rete di utenti che contribuisce a mantenere tutti aggiornati».

Come gestisce un flusso così consistente di informazioni?

«È soprattutto grazie agli utenti se siamo così aggiornati. Posso ricevere anche una cinquantina di messaggi al giorno, considerando tutti i canali, anche se ci sono giornate in cui ne arrivano soltanto due o tre. Non pubblico automaticamente tutto quello che ricevo. Con l’aiuto di mio marito filtro le informazioni e cerco di capire quali siano davvero utili. Se arriva la notizia di un tamponamento che non provoca conseguenze sul traffico, per esempio, non è detto che la condivida immediatamente».

Come verifica che una segnalazione sia attendibile e rilevante?

«Controllo le webcam della Provincia, per verificare se ci sono effettivamente code o rallentamenti e quanto la situazione incida sulla circolazione. Incrocio le informazioni ricevute e conosco ormai molti degli utenti più assidui: so chi percorre abitualmente la zona di Grigno, chi si trova verso Levico e chi si sposta in direzione di Trento. Questo aiuta a ricostruire quello che sta succedendo nei diversi tratti. Cerco di fare il meglio possibile con gli strumenti che ho a disposizione, ma anche del tempo».

È un impegno notevole, soprattutto considerando che lavora a tempo pieno.

«Sì, è praticamente un secondo lavoro. Mi sono trasferita con il lavoro, quindi oggi non percorro più tutta la statale come facevo prima. Mio marito, invece, continua a viaggiare verso Trento, io ne faccio ancora un breve tratto. Anche se non sono più fisicamente sulla strada ogni giorno, grazie alle segnalazioni è come se continuassi a percorrerla. Ormai, però, sento anche una responsabilità nei confronti delle persone che seguono la pagina e si affidano alle informazioni che pubblichiamo».

Quali sono le principali criticità nella gestione?

«La prima è riuscire a essere tempestivi senza diffondere informazioni non verificate. Poi c’è la questione della privacy. Filtro moltissimo: evito di pubblicare immagini degli incidenti quando rendono riconoscibili le persone o situazioni delicate, e faccio attenzione alle targhe. Le segnalazioni vengono condivise senza esporre chi me le ha inviate. Una cosa fatta in buona fede può trasformarsi facilmente in un problema, soprattutto quando il pubblico è così numeroso».

Rispetto a molte altre pagine, sulla vostra gli utenti non possono pubblicare direttamente la segnalazione. Come mai avete fatto questa scelta?

«Solo io posso pubblicare. È una scelta che si è resa necessaria per mantenere un controllo sulle informazioni e sul modo in cui vengono diffuse. Negli anni sono nate anche altre pagine dedicate alla statale, gestite da persone che non conosco e dove chiunque può pubblicare liberamente. Io cerco di conservare uno stile preciso e riconoscibile, anche attraverso il logo, che ho realizzato personalmente».

La pagina non si limita alle segnalazioni, ma propone anche messaggi di educazione stradale.«Esatto. All’inizio volevamo segnalare soprattutto incidenti, tamponamenti e rallentamenti. Poi, visto il pubblico che si era creato, ho cominciato a condividere anche messaggi sulla sicurezza: l’importanza della cintura, della distanza di sicurezza, degli pneumatici in buone condizioni e dell’attenzione alla guida. A volte basta un’immagine o una frase per far riflettere qualcuno. Se, tra oltre 20 mila persone, anche una sola si ferma a pensare, per me è già un risultato».

Nel dibattito sulla sicurezza della SS 47 si parla molto di autovelox. Qual è la sua posizione?«Le opinioni tra gli utenti sono divise: c’è chi li considera necessari e chi teme il cosiddetto effetto fisarmonica, con frenate improvvise e tamponamenti. Personalmente non ho una posizione netta. Credo che il problema non sia soltanto la velocità: vedo quanto possano essere pericolose le distrazioni, soprattutto l’uso del telefono, quanto conti il mancato rispetto delle distanze e certi comportamenti aggressivi. Anche andando piano, se si guarda il cellulare o si invade la corsia di sorpasso, si può provocare un incidente».

Qual è la lamentela che raccoglie più spesso da chi percorre la statale?«La distanza di sicurezza. Molti automobilisti stanno troppo vicini a chi li precede e basta una piccola variazione di velocità per provocare un tamponamento o una lunga coda. In generale, credo che manchi rispetto: verso gli altri, ma anche verso la propria vita. Siamo abituati a voler arrivare subito, come se qualche minuto risparmiato fosse più importante di tutto il resto».

E quali interventi potrebbero migliorare la situazione?

«Non ho una soluzione precisa da indicare, ma penso che sarebbe fondamentale potenziare le alternative alla strada. Se il collegamento ferroviario fosse più rapido ed efficiente, più persone potrebbero lasciare a casa l’automobile. Oggi, con i lavori e gli autobus sostitutivi su alcune tratte, i disagi possono aumentare ulteriormente. La Valsugana sostiene un traffico importante, tra pendolari, studenti e mezzi pesanti: alleggerirla sarebbe un vantaggio per tutti».

Dopo undici anni, qual è il messaggio che vorrebbe lasciare agli automobilisti?

«Di stare attenti, allacciare la cintura e mantenere sempre la distanza di sicurezza. Per i chilometri che percorriamo, risparmiare due o tre minuti non ci cambia la vita. Un incidente, invece, può cambiarla per sempre, non soltanto a noi, ma anche a qualcuno che stava rispettando tutte le regole e non c’entrava nulla. È questo che cerco di ricordare attraverso la pagina: prudenza e rispetto devono venire prima della fretta».

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