Il caso

domenica 25 Ottobre, 2026

Truffa Hashburst, il Codacons prepara la causa civile: «Anche 10mila euro di risarcimento per chi ne ha persi 4mila»

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I truffati del mining di bitcoin riuniti dal Codacons per un’azione di risarcimento

«Eravamo convinti che quelle cifre fossero vere». Lo ammette uno dei presenti, seduto nella sala riunioni dell’Hotel America di Trento davanti a una quindicina di persone in sala e 22 collegati che, come lui, hanno investito in una macchina per estrarre criptovalute. Quasi tutti, circa il 90%, sono clienti di una nota banca di Trento e hanno vissuto una storia simile: la fiducia nello stesso consulente, un dispositivo da decine di migliaia di euro, e infine guadagni fasulli che comparivano solamente sullo schermo senza possibilità di ritirarli. Sono le vittime del sistema Hashburst, al centro dell’inchiesta della Procura di Trento e ieri hanno incontrato il Codacons per capire come provare a recuperare i soldi. A raccontare per primo come funzionava il meccanismo è stato un testimone che con il consulente finanziario Alessandro Groff, oggi agli arresti domiciliari, aveva un rapporto lungo una vita. «È il nostro family banker dai primi anni Duemila. Lo conoscevamo bene, ci siamo sempre fidati di lui, soprattutto mio padre. Per anni ci siamo affidati a lui per diverse operazioni normali». Poi, nel 2021, la proposta: «Sapendo della nostra situazione, ci ha parlato delle criptovalute, che ci avrebbero permesso di arrivare in fretta all’estinzione del mutuo». Un’offerta allettante: «All’inizio del 2022 abbiamo acquistato la macchina più potente, da 30mila euro, scontata a detta sua perché eravamo clienti di vecchia data. Io non avevo quella somma, ma Groff mi ha fatto fare un fido dalla banca per accedere al finanziamento». Il pagamento, però, non doveva passare dalla banca. «Ci ha chiesto esplicitamente di non versare i soldi a Digital Verse, la società con sede nel Regno Unito da cui è nato il progetto, tramite la banca. Diceva che chi gestiva quel settore non era affidabile». I bonifici, è emerso durante l’incontro, finivano su conti esteri. Il dispositivo è arrivato un mese dopo l’acquisto: «Groff è venuto da noi a installarlo, poi un altro sabato il tecnico Giuseppe Maria Battaglia ha finito di sistemarla». «Dopo mesi si vedevano sul sito internet somme considerevoli, pensavamo fossero vere e stavano raggiungendo i 100mila euro». Quei guadagni, però, non si potevano incassare. «Ci dicevano che le ricompense sarebbero state mensili, poi addirittura giornaliere. Io chiedevo a Groff come tirarle fuori, ma c’era sempre una scusa. Stessa cosa con Battaglia e Pegoraro». A pesare sulla decisione di fidarsi era anche l’immagine pubblica del consulente. «Nel 2022 Groff era il volto della pubblicità di Mediolanum, la sua faccia era su ogni cartellone. Pensavamo fosse affidabile, e in tutti questi anni non ci aveva mai fatto dubitare». E anche Gabriele Edmondo Pegoraro, l’ideatore del sistema tecnico, non era poi quell’informatico che «ci era stato presentato come molto ricco, con grandi lavori alle spalle e diversi premi vinti». Una truffa economica, dunque, ma anche una triste vicenda personale: «La moglie di Groff ci ha detto che con i soldi di questa macchina andava a fare shopping. Lui è venuto spesso a casa nostra, mio padre lo ha allenato quando faceva sport: era una persona a noi cara». Da qui l’intervento del Codacons. Per il vicepresidente nazionale e responsabile del Trentino-Alto Adige Bruno Barbieri, il risarcimento si compone di più voci: la somma investita con gli interessi, il mancato guadagno e il danno non patrimoniale da reato, calcolato attorno al 30%. «Anche se hai perso 4mila euro, alla fine più o meno 9-10mila saltano fuori. Il gioco vale la candela, e la querela è il primo passo fondamentale». Non tutti i truffati, però, sono clienti Mediolanum. «Tutti hanno diritto a un ristoro proporzionale: la Guardia di Finanza ha già sequestrato circa 900mila euro e più sono le querele, più le indagini si intensificano e più denaro si confisca». Né si tratta, ha chiarito Barbieri, di un semplice investimento andato male. «Il rischio borsistico esiste, ma qui siete vittime di una truffa». Quanto alla banca, «non ha responsabilità penale, ma è coinvolta civilisticamente come datore di lavoro del promotore». Secondo il consigliere del Codacons di Bolzano Matteo Moschini bisogna agire in fretta. «Ogni querela è individuale, va affidata a un avvocato e presentata entro tre mesi dalla notizia uscita sui giornali. La Procura ha già un fascicolo corposo, e chi non querela prima della chiusura delle indagini rischia di non poterlo più fare».

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