La storia

giovedì 22 Febbraio, 2024

Pergine, gli chef Daniele Tomasi e Elisa Bertoldi conquistano due tre guide gastronomiche: «Vincenti grazie al sushi trentino»

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Tomasi, titolare dell’Innesti a Pergine segnalato dai guru di Gambero Rosso, Venezie a Tavola e del Golosario

Una passione solida, entusiasmo da vendere, idee chiare e tanta competenza. Daniele Tomasi (diplomato all’alberghiero di Levico) ed Elisa Bertoldi, coppia nella vita e nel lavoro, genitori di un bimbo di 4 anni, a dicembre 2022 hanno realizzato il loro sogno: un ristorante tutto loro, e la possibilità di ospitare turisti e visitatori in due appartamenti sopra il ristorante. Ebbene, in un anno abbondante di attività la coppia, perginese doc, ha fatto già tris. Non parliamo di piatti o primi in tavola, ma di riconoscimenti di prestigio. Il loro gioiellino, il ristorante «Innesti» di Pergine, in via San Pietro, a pochi passi dall’Istituto superiore Curie e dai padiglioni dell’azienda sanitaria che trovano posto nell’ex ospedale psichiatrico, ha già vinto tre importanti premi dedicati alla gastronomia. La prestigiosa guida del Gambero Rosso li ha inseriti, per il 2024, giudicando quindi il primo anno di lavoro, tra i dieci migliori ristoranti italiani nella sezione miglior rapporto qualità-prezzo. «No, gli ispettori non siamo riusciti a individuarli. Girano in incognito» confessano Daniele ed Elisa soddisfatti del riconoscimento che premia il loro impegno. Altra soddisfazione, l’inserimento nella guida «Venezie a tavola»: sono uno dei 210 ristoranti segnalati. E poi il tradizionale e prestigioso «Golosario» di Paolo Massobrio, traguardo che avevano già raggiunto quando gestivano il ristorante Blumen di Sant’Orsola Terme, qualche anno fa.

Daniele ed Elisa, come avete accolto questo tris di riconoscimenti? Ve li aspettavate?
«Per essere solo il primo anno, siamo andati oltre le aspettative. Ci fa piacere».

Daniele, c’è qualche piatto di cui è particolarmente orgoglioso?
«Beh, il nostro sushi trentino è molto apprezzato. Uniamo carne e pesce: cervo, capriolo, trota o salmerino. E poi un best seller sono i tortelli al formaggio Fravort, un mezzano che arriva da Mala, da un casello gestito da due giovani casari».

La filiera corta oggi non basta per distinguersi: serve l’originalità, la cura maniacale per la qualità.
«E qui in Valsugana non manca nulla. Pasta e pane li facciamo in casa. Abbiamo l’orto, sulla collina di Susà. Coltiviamo cavolo nero, verze, cappuccio, zucche, topinambur. Quest’anno proviamo anche con 150 chili di farina, con grani di varietà antiche. Il tartufo trentino arriva dalla zona di Pian dei Pradi, le mele sono nostre. Coltiviamo anche l’aglio e le foglie di lime».

Elisa, come va l’attività ricettiva?
«Abbiamo due appartamenti che possono essere suddivisi anche in più stanze, per 8 posti letto totali. Arriva una clientela business ma anche turistica. Siamo vicini al centro e tanti trovano Pergine comoda come base per visitare laghi, montagne, Trento, persino l’Alto Adige. I mercatini sono andati bene, ci hanno portato clientela ovviamente nei week-end. I turisti trovano comodo potersi spostare con i mezzi pubblici verso Levico e Trento. Chi arriva dalle grandi città già qui da noi comincia a respirare… Ma abbiamo anche una clientela fatta di parenti e amici di chi si è trasferito a vivere a Pergine e magari non ha possibilità di ospitare. Poi siamo avvantaggiati dalla vicinanza con l’ospedale Villa Rosa e il Centro Nemo».

Il metodo migliore per farsi conoscere?
«I social. Siamo molto presenti e attivi. Instagram e Facebook. E i blog. Presentiamo prodotti, ricette, angoli di territorio, possibilità per il tempo libero».

A proposito di vocazione turistica, Pergine cos’ha da offrire e su cosa ha magari creduto poco?
«Centro storico, negozi, laghi vicini, Val dei Mòcheni, Trento, Levico, Alto Adige: come dicevamo, abbiamo tutto a portata di pochi chilometri e con ottimi collegamenti, anche di treno e bus. I turisti apprezzano. Se piove, ecco, le cose cambiano. Si indirizzano tutti al Muse. Sarebbe bello avere una proposta qui a Pergine. La biblioteca nuova è bellissima. Magari avessimo un museo anche noi. E poi la domenica: la città è piuttosto ferma e vuota. I nostri ospiti in partenza vorrebbero fare qualche acquisto tipico. Durante i mercatini ha funzionato bene lo spazio slow food in via Pennella, con cuochi e produttori, e degustazioni. Si potrebbe pensare di riproporlo per periodi più lunghi. E il Parco Tre Castagni si presta a ospitare bellissimi eventi: la festa della zucca e le medievali ne sono un esempio».

La riqualificazione urbana in corso può fare qualcosa per migliorare l’appeal turistico o porta via parcheggi vicini al centro?
«Qualche parcheggio in meno c’è, ma ne vale la pena perché il centro è più bello e ci sono nuovi spazi da sfruttare per eventi».

Il secondo inverno senza impianti aperti sulla Panarotta crea danno alla città?
«Avere una Panarotta raggiungibile con un bus navetta d’inverno e in estate sarebbe il massimo. Il potenziale per lo sci familiare c’è: molti turisti non fanno ciaspole o scialpinismo e vorrebbero una pista da sci tranquilla per i loro bambini. Basterebbe fare come a Lavarone: una seggiovia, uno skilift, un campo scuola, un baretto o chalet. Per le bici ci sono potenzialità enormi. Ci siamo già attrezzati con le bici elettriche, per quando Pergine sarà collegata a Trento via ciclabile».