La storia

mercoledì 6 Dicembre, 2023

Patrizia Bettotti, la violinista trentina che affascina i Manhattan transfer e il regista di «Napoleon»

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C'è anche un po' di Trentino nel colossal diretto dal regista Ridley Scott, costato 130 milioni di dollari, interpretato dal Premio Oscar Joaquin Phoenix e in questi giorni proposto nelle sale di tutt’Italia

C’è anche un po’ di Trentino nella colonna sonora del film Napoleon, il colossal diretto dal regista Ridley Scott, costato 130 milioni di dollari, interpretato dal Premio Oscar Joaquin Phoenix e in questi giorni proposto nelle sale di tutt’Italia. Vi si narra la rapida e spietata ascesa di Napoleone Bonaparte fino a diventare Imperatore di Francia e lo scontro con la sua disfunzionale e volatile relazione con la moglie Giuseppina, il suo vero amore. Ebbene la produzione del film ha chiesto (e ottenuto) di poter utilizzare come parte della colonna sonora del film il Duo di Giovanni Battista Viotti op.29 n.2, inciso dai violinisti trentini Patrizia Bettotti e Franco Mezzena negli studi Corrado Productions, label Luna Rossa Classic. La traccia è utilizzata per una scena in cui Napoleone incontra Giuseppina in un bistrot di Parigi.

Per Patrizia Bettotti si tratta di un significativo riconoscimento che affianca altre due grandi opportunità professionali concretizzatisi negli ultimi due mesi dopo una lunga e brillante carriera artistica nei teatri e Conservatori in Italia e all’estero: la docenza a Trento e la tournee italiana con il complesso vocale dei Manhattan Transfer.

«Dopo più di trent’anni di attività, sono da poco rientrata a Trento, accettando l’incarico di Docente titolare della cattedra di Violino al Conservatorio Bonporti di Trento – spiega la violinista trentina -. Proprio al Conservatorio di Trento, se pur in una sede differente, è iniziata la mia avventura musicale, all’età di sei anni. Dopo essere stata seguita da illustri maestri, mi sono perfezionata in una prestigiosa Accademia seguendo i grandi insegnanti della scuola russa. Terminati gli studi – prosegue Patrizia Bettotti – ho iniziato la mia carriera di violinista, che mi ha portato fin da subito ad esibirmi in tutti i teatri del mondo con le più prestigiose orchestre, i più grandi direttori, solisti e cameristi. Continuo a dedicarmi alla musica da camera e a collaborare come prima parte in Orchestra. Ruoli che mi portano grandi soddisfazioni».

La carriera di Patrizia Bettotti è stata ricca anche di contaminazioni con altri mondi artistici. Tra le più recenti il Progetto Trio violino, violoncello e pianoforte, con Lucrezia Lante della Rovere voce recitante, debuttato recentemente, che ruota intorno alla figura di Emily Dickinson e all’esecuzione delle meravigliose Stagioni di Tchaikovsky nella versione per Trio; il Progetto Teatro-Musica con Giampiero Ingrassia che racconta la vita del grande compositore Giacomo Puccini, nella ricorrenza del centenario della sua scomparsa, con gli emozionanti temi delle sue opere in una versione per violino, pianoforte e voce; e ancora il progetto Wolfang Amadeus Mozart con Tullio Solenghi impegnato a raccontare la vita del grande musicista salisburghese attraverso le sue lettere e l’esecuzione del Trio d’Archi K563.

Decisamente esaltante è stata la recente collaborazione con l’Orchestra The Manhattan Transfer Media, diretta da Angelo Valori in The Big Farewell Tour, nella tournee conclusa con grande successo. Un importante passo professionale che appare foriero di ulteriori sviluppi.

«Suonare con loro è stato gratificante e, confesso, anche emozionante. Non capita spesso di lavorare con idoli musicali a livello mondiale. È stato l’ultimo tour mondiale The Manhattan Transfer Media, in occasione del loro 50º anniversario di carriera. Si tratta del gruppo vocale più famoso al mondo protagonista di una proposta musicale basata su di una miscela sonora tra jazz, rock, swing e classica. Yaron Gershovsky (dal 1979 direttore musicale dei Manhattan Transfer – ndr) di recente mi ha telefonato chiedendomi la disponibilità a dare vita ad un nuovo progetto che abbini le sonorità pop jazz e swing con ’’l’accademismo del violino”. È una nuova porta che si apre. Fa molto piacere sapere che dopo aver avuto in cuffia l’amplificazione delle melodie del mio violino durante i concerti mi abbia fatto questa proposta»