Grandi carnivori
venerdì 3 Luglio, 2026
Orsa F36, la Cassazione conferma: illegittimo il decreto di abbattimento deciso dalla Provincia di Trento
di Redazione
Per i giudici, l'uccisione di una specie protetta resta una misura eccezionale e deve poggiare su un'istruttoria completa e rigorosa
La vicenda giudiziaria dell’orsa F36, morta nell’autunno del 2023, si chiude con una decisione definitiva della Corte di Cassazione. Le Sezioni Unite hanno respinto il ricorso della Provincia autonoma di Trento contro la sentenza del Consiglio di Stato che, nel 2024, aveva annullato il decreto con cui era stato disposto l’abbattimento dell’animale.
La pronuncia, pubblicata il 2 luglio 2026, non riguarda la morte dell’orsa, ma la legittimità del provvedimento amministrativo che ne aveva autorizzato l’uccisione. Secondo la Cassazione, il Consiglio di Stato ha correttamente esercitato il proprio ruolo di controllo sulla legittimità dell’azione amministrativa, senza sostituirsi alle valutazioni discrezionali della Provincia.
La sentenza conferma quindi che il giudice amministrativo può verificare se un provvedimento sia fondato su un’istruttoria completa, su un corretto accertamento dei fatti e su valutazioni tecnico-scientifiche coerenti. Nel caso di F36, il Consiglio di Stato aveva riscontrato criticità nell’istruttoria e nella qualificazione degli episodi contestati all’orsa.
L’ordinanza richiama anche l’incontro avvenuto il 30 luglio 2023 tra F36 e due persone, ricordando che, secondo quanto accertato, queste ultime «non si erano attenuti alle regole diffuse dalla stessa Amministrazione Provinciale in caso di incontri con orsi».
Un altro passaggio centrale riguarda l’applicazione della Direttiva Habitat. La Cassazione conferma che l’uccisione di un esemplare appartenente a una specie particolarmente protetta rappresenta una misura di extrema ratio, adottabile solo quando sia dimostrata l’assenza di alternative praticabili e meno impattanti. La semplice indisponibilità di strutture di captivazione, evidenziano i giudici, non può giustificare automaticamente l’abbattimento, trattandosi di una carenza organizzativa dell’amministrazione.
La Suprema Corte conferma inoltre le valutazioni del Consiglio di Stato secondo cui il clima di allarme sociale o la pressione mediatica non costituiscono elementi sufficienti per motivare un provvedimento di questo tipo, che deve invece basarsi esclusivamente sui presupposti previsti dalla normativa nazionale ed europea.
Soddisfazione è stata espressa dalle associazioni LNDC Animal Protection, LAV e WWF Italia, che hanno accolto la decisione affermando: «Una pronuncia fondamentale che rafforza la tutela della legalità, della Direttiva Habitat e il ruolo del giudice amministrativo nel controllo dell’azione pubblica».
Le tre associazioni sottolineano inoltre che la decisione «conferma come la tutela della sicurezza pubblica e quella degli animali selvatici non siano interessi contrapposti, ma debbano essere armonizzati attraverso il rigoroso rispetto del diritto nazionale ed europeo». Auspicano infine che la Provincia autonoma di Trento orienti la gestione dei grandi carnivori verso strumenti coerenti con la normativa europea e con le evidenze scientifiche, limitando il ricorso agli abbattimenti ai soli casi previsti dalla legge.
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