Cronaca

giovedì 2 Luglio, 2026

Braccianti al lavoro per undici ore al giorno nei vigneti e lui ci faceva la cresta: un arresto per caporalato in Valsugana

di

I braccianti venivano pagati otto euro l'ora: le indagini partite dalle denunce di due giovani aggrediti

Nella mattinata di oggi, 2 luglio, i Carabinieri della Compagnia di Borgo Valsugana e della sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Trento hanno arrestato un cittadino italiano di origine pakistana, indagato per i reati di intermediazione illecita aggravata e sfruttamento del lavoro, tentata estorsione aggravata in concorso, lesione personale aggravata in concorso, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato.

Gli accertamenti scaturiscono dalla denuncia, da parte di due giovani operai vitivinicoli pakistani, di violente aggressioni ad opera di connazionali, entrambi giudicati dall’indagato colpevoli di prestare la propria manodopera senza aver usufruito della sua intermediazione.

In particolare, nel primo fatto denunciato, un giovane bracciante era stato dapprima aggredito verbalmente sul luogo di lavoro, per poi essere affrontato fisicamente, dopo qualche giorno, in strada, picchiato da un gruppo di 6 connazionali (incaricati a tale scopo dallo stesso indagato in qualità di “mandante”). Per di più, un terzo individuo che aveva assistito al fatto (collega e connazionale della vittima), era stato minacciato (con un coltello puntato al petto) di gravi ritorsioni. Nel secondo episodio, l’altra vittima aveva subìto minacce e insistenti richieste di denaro, nonché un’aggressione con spray urticante e di un paio di forbici da potatura.

Le successive indagini hanno documentato come la condotta dell’indagato si sia protratta dal maggio del 2025, senza soluzione di continuità, sino ad oggi. L’indagato si dedicava in maniera imprenditoriale all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro in nero dei propri connazionali, talvolta con l’uso di minacce e violenze varie, che esercitava direttamente o per delega, incaricando connazionali di fiducia. Il reclutamento della manodopera era finalizzato a svolgere lavoro agricolo in varie aziende della Provincia di Trento, per lo più in vigneti e frutteti, in condizioni di sfruttamento e assoggettamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori stranieri (spesso con una scarsa conoscenza della lingua italiana e la necessità di sostenere le famiglie nel paese d’origine), costretti a lavorare anche 11 ore al giorno, con riposo settimanale non garantito, mezz’ora di pausa per fruire del pasto sul posto e misure di sicurezza scarse o assenti, in spregio delle garanzie e delle tutele sancite nel Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro e nello Statuto dei Lavoratori.

L’indagato corrispondeva ai lavoratori da lui reclutati una paga oraria di 8 euro, trattenendo per sé una cospicua percentuale. Tutti coloro i quali fruivano della sua intermediazione illecita erano costretti a pagare profumatamente sia la stessa mediazione che i servizi “extra” offerti dall’indagato, come il trasporto da e per i luoghi di lavoro, a bordo della sua autovettura. Inoltre, egli obbligava gli operai a lavorare anche il sabato e la domenica, per tutto il giorno, anche contro la loro volontà: in caso di rifiuto, li minacciava di immediate ritorsioni, anche in danno di parenti dimoranti nella nazione di origine.

Nel corso delle indagini è emerso che a seguito di un infortunio sul lavoro subìto da un operaio da lui reclutato, l’indagato gli abbia corrisposto la somma di circa mille euro per il pagamento di cure al di fuori dei canali ufficiali, inducendo la vittima a non denunciare l’infortunio, per evitare il rischio di fare emergere le irregolarità e le condotte illecite.

Sono ancora in corso ulteriori accertamenti per la identificazione di altre parti offese nonché sulle posizioni delle aziende agricole che hanno impiegato i lavoratori reclutati dall’indagato.