La denuncia

domenica 21 Giugno, 2026

Morte di Adele Cobelli, il papà di Matteo Lorenzi: «I ciclisti continuano a morire, ma sulle strade non cambia mai niente»

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L'uomo, che due anni fa perse il figlio diciassettenne in un incidente durante un allenamento, torna a chiedere regole più severe e maggiore rispetto per chi viaggia in bicicletta.

«Non cambia mai niente. Ogni volta che accade una tragedia come questa di Adele sento tante promesse, tanti proclami di cambiamento. Poi tutto finisce nel dimenticatoio e le tragedie continuano. Non c’è rispetto per la vita, non c’è rispetto per le regole. Ci vuole più severità sennò non cambierà mai niente». Luca Lorenzi, papà di Matteo, morto a 17 anni da compiere due anni fa a Civezzano dopo che un furgone non aveva rispettato lo stop e gli si era parato davanti mentre si allenava. Matteo non ebbe scampo e la notizia arrivò in un lampo a casa sua, sette chilometri più in alto, a Fornace, dove il padre Luca lo aveva visto partire per un normale allenamento: «Da qualche tempo, da quando un ragazzo aveva avuto un terribile incidente in Veneto, ero molto preoccupato. A Matteo dicevo sempre di stare molto attento e lui seguiva i miei consigli. Sono sicuro che quel furgone lo avesse visto, ma era fermo a lato strada. Poi si è mosso quando era troppo tardi e Matteo era troppo vicino. Sicuramente l’autista aveva guadato alla sua destra, ma non a sinistra e non aveva visto Matteo arrivare. È sempre così. La gente va sempre di corsa, brucia gli stop, non dà la precedenza e a rimetterci sono sempre i ciclisti, la parte più debole. E nessuno fa niente. Io penso che forse non sia più il caso di andare in bici. Quest’anno volevo riprenderla, la bici. Non l’ho più toccata da quando è morto Matteo. Ero tentato, ma poi non ce l’ho fatta. Ai miei amici dico di non far fare questo sport ai figli. L’altro mio figlio aveva corso da giovane e poi era passato al nuoto già prima della tragedia. Oggi sono a seguire le sue gare. Il ciclismo è troppo pericoloso e nessuno fa niente per migliorare». Luca Lorenzi dice che ogni volta è un tuffo nel dolore: «Avevo conosciuto Lorenzo il padre di Sara Piffer quando venne al funerale di Matteo insieme ad altri. Siamo diventati amici. L’anno dopo è successa la tragedia di sua figlia. E ora questa di Adele. È una cosa tremenda. C’è poco rispetto. Poco rispetto della vita degli altri, delle regole. Non si fa attenzione e non si capisce che pigiare sull’acceleratore può fare tanto male». Luca, poi, racconta quello che ha passato e sta passando: «È dura, tanto dura. Un dolore che non passa mai. Puoi solo farlo assopire per un po’, ma poi torna. La vita non sarà mai più quella di prima. Ci vuole davvero tanta forza per andare avanti e tanta fede. Noi abbiamo un altro figlio e anche questo ci ha aiutato, ma è tanto dura lo stesso. Quello che possiamo fare è testimoniare a muoverci per fare in modo che le cose cambino e per tenere vivo il ricordo dei nostri figli e di come li abbiamo persi».
Per questo Luca Lorenzo, come Lorenzo Piffer, si dà da fare per chiedere maggiore sensibilizzazione: «Si deve essere più severi con chi sbaglia sulle strade e ci vuole anche maggiore sensibilizzazione. Se sbagli la patenti non la vedi più. Ci vuole una legge così. Invece tante chiacchiere quando succede la tragedia e poi tutto finisce nel dimenticatoio».