Vallagarina

giovedì 6 Agosto, 2026

Mondo della musica in lutto per la morte a 94 anni del maestro Paolo Peloso, roveretano d’adozione

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Il direttore d'orchestra, che lavorò anche alla Scala di Milano, era stato premiato dal Comune nel 2019

Senza far rumore, immerso in quella delicatezza d’animo che lo ha contraddistinto durante tutta la sua carriera, il primo di agosto, è morto a 94 anni, Paolo Peloso, direttore d’orchestra di fama internazionale, marito della violinista roveretana Antonella Raffaelli e padre di Gian Paolo Peloso odierno direttore d’orchestra che, sulle orme del padre porta il suo nome nei teatri di tutto il mondo.

Se ne è andato un uomo che aveva scelto Rovereto come la propria casa in cui fondere i propri valori, la musica e la famiglia. Città alla quale era legato non solo per gli affetti, ma per la storia della musica che qui si era compiuta il 26 dicembre del 1769 quando un giovane Wolfgang Amadeus Mozart suonò l’organo nella Chiesa di San Marco trasformando quel momento nel primo concerto pubblico in Italia.

«Mozart – ricordava spesso Peloso – quando venne in Italia non si fermò a Bolzano, non si fermò a Trento, ma si fermò qui in quella che al tempo era l’Atene del Trentino». Proprio il Comune di Rovereto e l’associazione Mozart nel 2019, in un gremito teatro Zandonai, all’interno della Settimana Mozartiana, premiarono il maestro. L’allora sindaco Francesco Valduga gli consegnò un ramo di quercia cesellato dalle mani artigiane di Mastro 7 (Settimino Tamanini), mentre la professoressa Marvi Zanoni (Associazione Mozart) gli consegnò la Stella d’oro al valor mozartiano «per la prestigiosa carriera artistica caratterizzata da alta professionalità, profonda cultura e alta sensibilità».

«Quando dissi all’amico Gianandrea Gavazzeni (direttore d’orchestra e compositore italiano) – ricordava Peloso – che mi ero trasferito a vivere a Rovereto dopo gli anni passati insieme a San Francisco (fine degli anni ‘70), lui mi rispose complimentandosi per essere andato a vivere “nella civilissima Rovereto”». Sono molteplici le opere musicali dirette da Peloso. Spiccano tra le tante l’Aida nel 1979 alle Terme di Caracalla per il Teatro dell’opera di Roma, o ancora per le varie opere e belletti diretti per la Scala di Milano, il balletto in 3 atti «Giulietta e Romeo» svoltosi all’interno del Castello Sforzesco nel 1971 con una Giulietta d’eccezione: Carla Fracci. Nel periodo milanese ben noti furono i balletti di Tchaikovsky che lo affermarono, se ancora ce ne fosse bisogno, sulla scena internazionale. Originario di Ovada (Piemonte – Provincia di Alessandria) fin da giovane fu legatissimo alla musica e alla sua composizione orchestrale lavorando alacremente e intensamente per una ricercata armonia. In quella periferia piemontese, a Ovada, il giovane Peloso, non ancora ventenne, era già direttore del civico complesso bandistico della città. Subito, nel suo percorso di studi (diploma al Conservatorio Paganini di Genova nel 1952 per poi perfezionarsi per la direzione orchestrale all’Accademia Chigiana di Siena sotto la guida del maestro Alceo Galliera ndr) Peloso diede prova di ingegno brillante e di una squisita sensibilità musicale.

Riuscì a imporsi nel panorama musicale d’orchestra grazie ad una ferrea disciplina nello studio che riusciva ad unire ad un carattere cordiale e soprattutto modesto, segno di un’infinita generosità d’animo. Il lungo percorso artistico del maestro Peloso si può far iniziare dal Teatro dell’Opera di Genova, dirigendo anche il prestigioso Concorso Internazionale di Violino Premio Paganini. Il periodo milanese durò circa 3 anni alla Scala dirigendo balletti e opere liriche. Lavorò anche per le orchestre della Rai di Roma, Torino e Milano ed ha calcato i palchi sinfonici e lirici più importanti in Italia e nel mondo. Tra le orchestre dirette anche l’Haydn di Bolzano e Trento.

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