Terra madre

sabato 4 Luglio, 2026

«Marmolada: il respiro della Regina», l’installazione per ascoltare una settimana di vita del ghiacciaio. E anche la crisi climatica

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L'opera immersiva al Museo geologico delle Dolomiti di Predazzo raccoglie 5 mila ore di suoni. Casarotto (Muse): «Uno strumento di narrazione»

Oltre 5.000 ore di registrazioni sonore raccolte nell’estate 2025 sul Ghiacciaio della Marmolada. È da questo patrimonio di suoni che nasce «Marmolada: il respiro della Regina», la nuova installazione immersiva del Museo geologico delle Dolomiti di Predazzo che racconta la crisi climatica attraverso l’ascolto. Visitabile fino al 13 giugno 2027, l’opera è il proseguo del progetto multidisciplinare «Un Suono in Estinzione», che intreccia ricerca scientifica, tecnologia e arte per riflettere sulle trasformazioni in atto negli ambienti di alta quota.

L’inaugurazione, avvenuta due giorni fa in occasione della presentazione della programmazione 2026 del Museo geologico di Predazzo, ha visto la partecipazione del direttore Muse (Museo delle scienze di Trento) Massimo Bernardi, del responsabile della sede fiemmese Riccardo Tomasoni e dello staff del museo, della vicesindaca e assessora alla cultura di Predazzo Leonilde Sommavilla, dei partner e delle realtà del territorio che collaborano con il museo. Il taglio del nastro è avvenuto a quattro anni esatti dal collasso del ghiacciaio in quel primo pomeriggio del 3 luglio 2022. Il crollo di una parte del ghiacciaio travolse e uccise undici persone, altre otto rimasero ferite. Al momento dell’evento il ghiacciaio si trovava in una condizione di «equilibrio critico»: l’aumento della temperatura all’interno del ghiaccio ha agito in sinergia con la presenza delle fratture.

«Una settimana di vita»

Il progetto, curato dal sound artist Sergio Maggioni con la consulenza scientifica del glaciologo del Muse Christian Casarotto, si è sviluppato attraverso quattro spedizioni, tra luglio e settembre 2025, durante le quali sono state raccolte oltre 5.000 ore di registrazioni grazie a un sistema di monitoraggio attivo 24 ore su 24. Cinque registratori sono stati posizionati a diverse quote della Marmolada: dai 2.050 metri di Passo Fedaia fino ai crepacci e alle fessure tra ghiaccio e roccia, tra i 2.700 e i 3.000 metri.

L’installazione «Marmolada: il respiro della Regina» condensa in pochi minuti una settimana di vita del ghiacciaio, registrata la scorsa estate durante un’intensa ondata di calore. Il pubblico è invitato a immergersi nei suoni della montagna. Le registrazioni restituiscono il movimento del ghiaccio, lo scorrere dell’acqua di fusione, il vento, la roccia, la fauna d’alta quota (geofonia e biofonia) ma anche le numerose tracce della presenza umana (antropofonia): impianti di risalita, traffico, elicotteri, macchinari ed escursionisti. Un paesaggio sonoro complesso che racconta una montagna profondamente trasformata.

L’esperienza immersiva

Il fulcro dell’esperienza è una barra interattiva luminosa. Dodici punti tattili permettono a visitatrici e visitatori di interagire con l’opera: appoggiando la mano si modifica il paesaggio sonoro, aggiungendo un’impronta acustica di origine antropica. Un sistema audio multicanale composto da sette diffusori avvolge lo spazio, mentre alcuni dispositivi video evidenziano i dati della fusione glaciale, trasformando la visita in un’esperienza immersiva e partecipativa.

«Le registrazioni non hanno finalità glaciologiche e non sostituiscono le misure scientifiche necessarie a definire il bilancio di massa e lo stato di salute del ghiacciaio — spiega il glaciologo Casarotto — Diventano invece uno strumento di narrazione, capace di restituire la complessità delle trasformazioni dell’alta montagna attraverso le sue fonie. In questa prospettiva, il suono diventa testimonianza sensibile del cambiamento climatico, rivelando processi spesso invisibili. Un’esperienza di ascolto che invita a percepire il ghiacciaio come un organismo dinamico, la cui voce è oggi sempre più rara e fragile».

«Il peso dell’attività umana»

Per l’artista e ricercatore Sergio Maggioni (Neunau), autore del progetto, la Marmolada ha raccontato una storia diversa da quella emersa nelle precedenti campagne di registrazione sull’Adamello. «Siamo saliti per registrare il ghiacciaio e i fenomeni naturali che lo caratterizzano. Ci siamo accorti però che, insieme ai suoni del ghiaccio, stavamo registrando una presenza antropica costante e molto evidente: elicotteri, automobili, funivie, impianti e macchinari. Rispetto al lavoro svolto sull’Adamello, qui il peso dell’attività umana è decisamente più marcato ed è proprio questo elemento a diventare parte integrante della narrazione dell’installazione».

L’installazione rappresenta il nuovo capitolo del progetto «Un Suono in Estinzione», nato nel 2020 da un’idea del ricercatore e sound artist Sergio Maggioni. Il progetto integra monitoraggio acustico, ricerca scientifica e produzione artistica con l’obiettivo di tradurre dati ambientali in strumenti di divulgazione capaci di raccontare il cambiamento climatico attraverso il linguaggio universale del suono. Dopo tre anni di monitoraggio continuo sul ghiacciaio dell’Adamello, la ricerca si è spostata sulla Marmolada, ampliando lo sguardo dal ghiacciaio all’intero ecosistema montano.

Gli appuntamenti collegati

L’esposizione sarà accompagnata da alcuni momenti di approfondimento dedicati al rapporto tra ambiente, arte e cambiamento climatico: mercoledì 22 luglio, ore 17, nell’ambito del ciclo di incontri «Rocks and Art», il sound artist Sergio Maggioni dialogherà con Carlo Maiolini, mediatore culturale del Muse, raccontando come il suono possa diventare uno strumento di osservazione e interpretazione del paesaggio dolomitico; «Geolabs-Marmolada: una montagna di suoni», un laboratorio dedicato a famiglie per esplorare il paesaggio sonoro della Marmolada e scoprire come i suoni raccontino la vita della montagna (appuntamenti alle 10.45: 10, 18 e 28 luglio; 11 agosto; 12 settembre. Appuntamenti alle 17: 5 luglio; 2 e 19 agosto; 6 settembre).