L'intervista
venerdì 6 Marzo, 2026
L’Iran cerca la via d’uscita ma Usa e Israele frenano. Schiavo: «Teheran non può reggere una guerra lunga»
di Simone Casciano
Il direttore della Scuola di Studi Internazionali analizza il conflitto: «Gli attacchi ai vicini servono a fare pressione su Washington per chiudere subito, ma gli obiettivi di Trump e Netanyahu non coincidono»
Ogni giorno che passa la risposta iraniana all’attacco di Usa e Israele sembra coinvolgere nuovi paesi, l’ultimo, in ordine di tempo, l’Azerbaijan, dopo una lunga lista che include, tra gli altri, anche Cipro, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Ma quella che potrebbe sembrare una serie di attacchi senza uno scopo preciso, per il professore e direttore della Scuola di Studi Internazionali dell’Università di Trento Stefano Schiavo è un disegno preciso volto a generare pressione sugli Stati Uniti. È anche l’indizio che suggerisce come l’Iran voglia chiudere il conflitto, non avendo la forza di impegnarsi a lungo termine.
Professore come spiega questi attacchi a diversi Stati da parte dell’Iran? Sta cerca...
Leggi in libertà
L'intervista
Lorenzetti e l'infortunio di Michieletto che non si dimentica: «Non è stato un incidente qualunque, dentro ci sono errori di tutti, anche miei»
di Jacopo Mustaffi
Il tecnico di Perugia torna alla Bts Arena da avversario e parla dei carichi di lavoro e dei calendari: «Lo sport deve essere governato da chi ama e ha cura delle persone che lo fanno»
l'intervista
Cristiano De André a Rovereto: «Serve un risveglio sociale nel solco di papà. Non era un piccolo Cristo come qualcuno vuole far credere»
di Francesco Barana
Il cantautore racconta il papà: «La sua figura è talmente alta che non è facile conviverci. La sua eredità? Qualcuno ha perso la trebisonda»
L'intervista
Giovani e proteste, Serughetti: «Le mobilitazioni nate dalle chat. La sinistra ha paura di stare in piazza, serve il coraggio di farsi accusare»
di Simone Casciano
La docente di Filosofia politica: «Le mobilitazioni hanno scoperchiato ingiustizie e disuguaglianze. Partiti e sindacati sono rimasti distanti per timore di essere associati alle violenze»