venerdì 23 Febbraio, 2024

Le famiglie trentine nel 2022 hanno speso 55 milioni per colf e badanti

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Secondo i dati di Domina, in Regione lavoratori domestici e datori di lavoro in calo del 10%

I conti più salati si faranno tra qualche anno. La dinamica demografica fiacca imboccata porterà ad una crescita degli ultra ottantenni in del 62% in provincia di Trento da qui al 2050. Una condizione che si tradurrà in maggior richiesta di colf e badanti. E di conseguenza nell’aumento della spesa dedicata dalle famiglie alla cura degli anziani. Già oggi non è bassa. In tutta la regione arriva a 117 milioni di euro, stima il 5° rapporto annuale dell’Osservatorio Domina, l’associazione dei datori di lavoro di cura, realizzato con la Fondazione Moressa. Il dato è in calo rispetto al 2021, quando il conto si aggirava intorno ai 123 milioni di euro (-5%), perché calano gli addetti al lavoro. In Trentino, dove il numero di colf e badanti è leggermente inferiore rispetto all’Alto Adige, la spesa complessiva della popolazione a fine 2022 ammontava a circa 55 milioni di euro.
Quattromila badanti
In Trentino-Alto Adige i lavoratori domestici regolari sono 12.307, in calo del 10,9%. Della stessa percentuale calano i datori, cioè le famiglie: 11.745 in regione. In provincia di Trento hanno un contratto regolare come colf o badanti 5.842 persone. I colf sono 3,3 ogni 1.000 abitanti (1.771). Molto più diffuse le badanti, presenti nel rapporto di 10,2 ogni 100 anziani (con più di 79 anni): facendo un rapido calcolo, quelle registrate all’Inps sono 4.071. In calo, visto che erano 4.300 prima del Covid. L’anagrafica di Domina dice che il 54,4% dei lavoratori domestici proviene dall’est Europa, seguito dal 27,7% di italiani, con la netta prevalenza del genere femminile (92,1%). L’età media del lavoratore domestico è di 52,1 anni.
Spesa in calo
Se scende il numero di persone impiegate nel lavoro domestico, di riflesso cala anche la spesa complessiva della famiglie. Ma non con lo stesso impeto. Cala di circa un 5%. Probabilmente per effetto degli aumenti legati agli adeguamenti dei contratti all’inflazione. Fatto sta che da 130 milioni di euro di spese delle famiglie segnalate dall’Osservatorio Domina nel 2022 si è passati a 117 milioni. Da un’altra prospettiva, si stima che il valore aggiunto prodotto da colf e badanti in regione sia di circa 300 milioni di euro. In provincia di Trento, le famiglie pagano invece circa 55 milioni di euro per la cura di anziani, per collaboratori domestici o baby sitter. Significa che mediamente una famiglia che assume per colf o badanti spende all’anno 10 mila euro (9948 euro). Verosimilmente i datori di badanti conviventi pagano molto di più. Domina segnala che circa il 48,5% degli operatori opera in convivenza; il 66% nel 2022 ha lavorato meno di 50 settimane.
25mila anziani in più
Nel 2050, secondo l’Osservatorio Domina, gli ultraottantenni in regione saranno aumentati rispetto al 2023 del +93%. Significa che ci saranno 147 mila anziani. In Trentino, secondo il modello di proiezione demografica di Ispat, gli ultraottantenni saranno 65.028 nel 2050, il 62% in più rispetto al 2023. Probabile dunque che la spesa complessiva per l’assistenza di anziani fragili vada a crescere ulteriormente. Oggi in provincia, per assistere anziani fragili le famiglie, tra residenze sanitarie assistenziali (Rsa) e badanti (quelle regolarmente registrate all’Inps), spendono circa 180 milioni all’anno (vedi «Il T» del 17 agosto, ndr), con l’invecchiamento della popolazione è probabile che la cifra salga ulteriormente. Gli assegni di cura a sostegno all’assistenza tamponano le spese. Ma in Italia (e in Trentino), rispetto ad altri Paesi europei, l’incidenza dei lavoratori domestici sul totale dei lavori di cura, è molto più alta. Caratteristica che rende la popolazione (che coincide con la parte datoriale principalmente) più vulnerabile alle variazioni dell’offerta di lavoro.